Gli attributi di Heurtel ed il fattore Diaw: Heat o Spagna, vince sempre lui

La pallacanestro è uno sport meraviglioso, in grado di regalare sensazioni ed emozioni uniche, di farti stare con il fiato sospeso dal primo all’ultimo minuto anche se non è la tua squadra o la tua nazionale a scendere in campo. Nel caso in cui vogliate delle conferme di ciò che vi sto scrivendo, vi consiglio caldamente di guardare la partita tra Francia e Spagna, valida per i quarti di finale della FIBA World Cup 2014.

Potremmo parlare di classica sfida tra Davide e Golia: i padroni di casa hanno a disposizione un vero e proprio super team, capace nell’immaginario collettivo di contendere la medaglia d’oro agli Stati Uniti, mentre i transalpini sono fortemente indeboliti dalle assenze di Parker, Noah, Mahinmi, Ajinca e Seraphin e non hanno mai brillato nel loro cammino. Ma competizioni come queste sono imperdibili proprio perché nulla è scontato e nell’arco di 40 minuti tutto può accadere. Ed infatti ieri sera al palazzo di Madrid, che contava circa 15mila tifosi spagnoli, è successo quello che magari qualcuno aveva anche pensato, viste le ultime prove non brillanti della selezione di Orenga, ma non aveva avuto il coraggio di dire ad alta voce.

Abituato a Gasol e compagni che imprimono il loro gioco fin dalla palla a due e scavano subito il solco contro chiunque, vedere la Francia iniziare con un break secco di 8-0 è già stata una sorpresa enorme. La Spagna è rientrata ed ha impattato sul 15-15 alla fine del primo quarto, ma a reagire non è stata la squadra spettacolare e concreta della prima fase, bensì i singoli che hanno estratto dal cilindro un paio di giocate importanti. Ed infatti nella seconda frazione la storia della partita non è cambiata, con la Francia a controllare il ritmo, a far girare molto bene la palla per grandi tratti e ad imprimere grande intensità in difesa, soprattutto in post, dove sono stati limitati al minimo i rifornimenti per i lunghi. Non riuscendo né a correre né tantomeno a dare la palla dentro, la Spagna si è scoperta con poche idee, nonostante i tanti playmaker nel roster, e così è andata all’intervallo sotto per 35-28 tra lo sgomento generale.

Al ritorno in campo qualcosa sembrava cambiato, più che altro a livello motivazionale: i 15mila di Madrid si sono svegliati dal letargo ed hanno capito di dover alzare i decibel per aiutare la squadra ad uscire dall’empasse, mentre la Francia ha avuto un passaggio a vuoto dal punto di vista offensivo, tenendo troppo ferma la palla e commettendo diversi turnover sanguinosi. Gasol e compagni sono quindi riusciti a cancellare lo scarto ed a portarsi avanti (42-43), ma nonostante il loro sforzo e la bolgia di contorno a sostenerli, non sono riusciti a far cedere una Francia eroica. Ed a quel punto ho iniziato veramente a credere all’impresa: quello che è accaduto nell’ultimo quarto è difficile da raccontare, più che altro perché si sono erti a salvatori della patria i protagonisti meno attesi. Gobert ha fatto suo tutto quello che volava nei pressi dell’area colorata e si è speso in una difesa commovente su Gasol; Heurtel ha disputato il miglior quarto della vita, non facendo nemmeno lontanamente rimpiangere Tony Parker per 10 minuti e piazzando i 5 punti consecutivi che hanno mandato al tappeto la Spagna con un minuto d’anticipo. Ammetto che la play/guardia del Caja Laboral non mi è mai piaciuta particolarmente, soprattutto all’interno del Mondiale: troppo confusionario e incostante, poco incisivo al tiro, eppure nel finale di partita ha tirato fuori degli attributi grossi quanto tutto il palazzo e si è preso la responsabilità di prendersi due tiri pesantissimi. Li ha messi, la Francia ha vinto e quindi mi levo il cappello dinanzi a lui. 

E poi c’è lui, Boris Diaw, il leader indiscusso di questa Nazionale in assenza di Parker, ed il fenomeno che serve sempre per portare a casa partite come queste. Nel caso in cui dovesse aver visto la partita, coach Popovich si sarà certamente commosso davanti alle immagini di uno dei suoi pupilli, che ha giocato una pallacanestro spaziale: visione di gioco e facilità di passaggio irreali, mano fermissima quando c’è da mettere dentro un canestro pesante, difesa da far vedere al minibasket. Possiamo racchiudere così la partita di Diaw, e soprattutto il suo ultimo quarto, in cui ha segnato un paio di canestri di importanza capitale ed ha fatto almeno altrettante giocate per mandare a segno un compagno.

Volendo fare un confronto, il Boris che ha guidato la Francia in uno dei più clamorosi upset visti negli ultimi anni nelle competizioni internazionali è praticamente lo stesso che ha fatto ammattire gli Heat nelle ultime Finals: quando è in campo le sue squadre riescono ad elevare al massimo il loro livello di gioco, soprattutto in termini di movimento del pallone, che esce dalle sue mani con una rapidità ed una precisione impressionante, in direzione del compagno libero. Ma non è una questione di tecnica, quanto anche di intelligenza cestistica: ed in questo campo Diaw non ha veramente eguali, è uno che comprende ed interpreta il gioco come pochi al mondo e prende praticamente sempre la decisione giusta. Insomma, dalla NBA alla FIBA nell’ultimo anno vince sempre lui: a qualcuno potrà non piacere, altri potranno criticarlo per la forma fisica non comune a quella dei super atleti della lega americana, ma la realtà dei fatti è che ci troviamo di fronte ad un giocatore dal talento unico ed in grado di far vincere le partite.