Granada, day 5 – Diario di viaggio mondiale: pazza Serbia, che bella la Spagna!

Dal nostro inviato a Granada, Gabriele Galluccio

Dopo le 24 ore di pausa, che sono servite per rifocillarsi e per ricaricare un po’ le batterie, anche a Granada è arrivato il momento di riprendere la stancante ma splendida routine del Mondiale. Chi come me ama in maniera viscerale questo sport non farà fatica a comprendere le mie sensazioni alla vigilia del quarto giorno di competizione, il quinto granadino: c’è la tristezza di un’esperienza cestistica e di vita che sta per giungere alla conclusione, ma al tempo stesso l’adrenalina e l’emozione per essere arrivati alla fase decisiva del girone, in cui ogni minimo dettaglio può fare la differenza. 

Basket World Cup: Iran vs EgyptPer la verità la prima partita di giornata è stata abbastanza “soft”: la vittoria dell’Iran sull’Egitto, tra l’altro con uno scarto abbastanza consistente (73-88), era ampiamente in programma, almeno nel mio. Ma in ogni caso va dato atto agli egiziani di aver lottato con orgoglio e di essere rimasti in partita per un tempo, prima di soccombere sotto i colpi dei più forti ed organizzati giocatori iraniani. Se ormai Haddadi è diventato uno dei giocatori più cercati ed osannati del Palacio Municipal de Deportes, grandi applausi li ha strappati anche Nikkhah Bahrami, al suo secondo ventello consecutivo: nel caso in cui non lo aveste mai sentito nominare, vi basti sapere che è un ottimo tiratore, ma al tempo stesso sa fare un po’ di tutto sul campo di gioco. Non a caso è stato il primo iraniano nella storia a giocare tra i professionisti in Francia, dove ha trascorso un paio di stagioni, salvo poi tornare in patria. Europa che potrebbe presto accogliere Haddadi. Manco a farlo apposta, solo un paio di giorni fa mi interrogavo sul perché un centro che non ha ancora compiuto 30 anni, con una taglia fisica del genere, supportata da un ottimo gioco vicino al canestro e da doti di leadership di tutto rispetto, sia già finito a svernare in patria, quando potrebbe giocare in qualsiasi squadra europea di alto livello. E lui questo lo sa bene, perché già in passato ha avuto delle offerte importanti, a cui però ha sempre preferito la NBA da comparsa. Ma presto le cose potrebbero cambiare, perché il Real Madrid sta seriamente pensando a lui per rinforzare un team già stellare. Se la cosa dovesse andare in porto, sarebbe un evento storico: il giocatore asiatico più forte di sempre sbarcherebbe finalmente in Europa e ritroverebbe come compagni i vari Llull, Fernandez, Rodriguez e Reyes, affrontati da avversari nella partita d’esordio di questi Mondiali. 

Basket World Cup: Brazil vs SerbiaBen più interessante sia dal punto di vista tecnico che di classifica, il match tra Serbia e Brasile. Se dovessi cercare di riassumervelo in una parola, sceglierei senza ombra di dubbio… “strano”. Questo perché fondamentalmente è stata una sfida caratterizzata più che mai dagli umori mutevoli dei serbi, capaci di cambiare più volte il modo di giocare nell’arco di soli 40 minuti. Che questa selezione abbia il talento per arrivare lontano è fuori discussione, così come lo è il fatto che all’interno dello spogliatoio ci sia qualcosa che proprio non funziona, nonostante i molteplici sforzi di Djordjevic di trovare un’unione di intenti ed una quadratura. Dopo la scoppola subita dalla Spagna, il Brasile è tornato ad essere la squadra solida e dura in difesa ammirata nelle prime due uscite, e di conseguenza il primo tempo è stato una sorta di massacro per la Serbia, che comunque ci ha messo tanto del suo con una difesa abbastanza passiva. Tatticamente, nei 20’ iniziali coach Magnano si è giocato a sorpresa per tanti minuti la carta Giovannoni, rinunciando a schierarsi contemporaneamente con 2 dei 3 lunghi NBA e abbassando quindi il quintetto: Djordjevic si è adattato e ne ha pagato lo scotto su entrambi i lati del campo, arrivando all’intervallo sotto di 16. Nel terzo quarto, però, è accaduto l’impensabile: la Serbia ha ritrovato improvvisamente la voglia di giocare a pallacanestro, ha alzato l’intensità difensiva ed in attacco si è affidata ad un Teodosic finalmente protagonista. Il Brasile è stato stordito da questo repentino cambio di atteggiamento da parte degli avversari, i quali non solo hanno annullato tutto lo svantaggio, ma hanno chiuso la frazione addirittura in vantaggio, grazie ai 32 punti segnati in soli 17 possessi. Insomma, i serbi hanno giocato 10’ di perfezione cestistica, ma proprio quando sembravano essere in controllo, la luce si è spenta di nuovo. A quel punto il Brasile, bravissimo a rimanere comunque con la testa nella partita, ha estratto dal cilindro un Marquinhos strepitoso, autore in solitaria di un break di 8-0 che ha di nuovo ribaltato l’inerzia dell’incontro ai verdeoro, bravissimi poi a portare a casa senza grossi affanni la vittoria che vale un secondo posto d’oro nel girone. 

Basket World Cup: Spain vs FranceEd ecco che arriviamo alla sfida più attesa del giorno, la rivincita tra Spagna e Francia, con i padroni di casa vogliosi di infliggere una dura lezione ai transalpini, che nell’ultimo Eurobasket li hanno eliminati in semifinale e sono poi andati a vincere l’oro. Allora il mattatore dell’incontro fu Tony Parker con la bellezza di 32 punti: stavolta il fenomeno degli Spurs non c’è, mentre gli iberici hanno un Pau Gasol ed un Serge Ibaka in più, due giocatori che tendono a fare tutta la differenza del mondo. Ma al di là dei singoli, questa è una Spagna che danza sul campo con tempi di gioco e movimento del pallone ai limiti della perfezione, che difende con grande ordine ed energia, che ha fisico, gambe, testa, talento e anche cuore che male non fa quando si punta a vincere una competizione di tale livello. E anche stavolta Rubio e compagni non hanno fatto eccezione, lavorando ai fianchi e stremando la Francia per circa 30 minuti, per poi infliggergli il colpo di grazia senza alcuna pietà. Diamo merito ai galletti di aver provato in tutti modi a rendere la partita quantomeno punto a punto fino alla fine, ma neanche per loro, soprattutto con Diaw e Batum in serata negativa (6/21 complessivo al tiro), c’è stato scampo davanti al terrificante, ma allo stesso tempo maestoso ciclone spagnolo. La truppa di coach Orenga ha dato praticamente almeno 20 punti a tutti, ma ciò che più mi ha impressionato è il modo in cui l’ha fatto: sempre gran gioco di squadra e mai un momento di difficoltà, cosa che persino il Team USA ha avuto nella sfida con la Turchia. E’ proprio alla luce dell’imbarazzante dominio in quello che doveva essere il girone più forte e ostico da affrontare, che mi viene da pensare che questa Spagna non abbia molti motivi per temere la selezione americana. Semmai è proprio quest’ultima che deve seriamente preoccuparsi, perché la fisicità, la classe cristallina e l’organizzazione degli iberici potrebbe tranquillamente valere la medaglia d’oro. E non dimentichiamoci che giocano sempre in casa…