Granada, day 6 – Diario di viaggio: cuore iraniano. Rubio, perdonami…

Dal nostro inviato a Granada, Gabriele Galluccio

Avete presente il clima da ultimi giorni di scuola, in cui non si vuol mai far niente, se non perdere il tempo fino a quando non arriverà l’ora di dare ufficialmente il via all’estate? Io perfettamente, dato che sono passati solo due anni da quando ho finito il mio percorso liceale. Ebbene, era proprio questo il clima che si respirava ieri mattina al Palacio Municipal de Deportes, dove molti erano chini con la testa sullo schermo del pc a farsi gli affari propri, mentre altri ne approfittavano per farsi quattro chiacchiere per l’ultima volta con colleghi che non continueranno l’avventura al Mondiale. Ma soprattutto tutti erano visibilmente stanchi per i ritmi folli di questa prima fase, che ha visto andare in scena la bellezza di 15 partite in soli 5 giorni, di cui giusto un paio appassionanti e realmente combattute. Quindi figuratevi quanto interesse ci potesse essere per le ultime tre partite, dato che la situazione era praticamente già definita: ipoteticamente l’Iran avrebbe potuto ancora qualificarsi, nel caso in cui avesse vinto contro la Francia, rifilandole almeno 8 lunghezze di svantaggio, ma la cosa era ritenuta alquanto difficile, per non dire impossibile.

Basket World Cup: Brazil vs EgyptLe prime a salutare l’arena di Granada sono state Brasile ed Egitto. Come sempre, gli incontri con la selezione africana non sono consigliati ai deboli di cuore, dato che sono di una piattezza emozionale infinita. Detta in termini semplici, sono una noia mortale, perché già si sa come vanno a finire. E stavolta i verdeoro non ci sono neanche andati tanto piano, soprattutto nel primo tempo, chiuso avanti 67-23. Nel secondo la truppa di coach Magnano si è resa conto di stare stritolando gli avversari, spesso incapaci di arrivare al tiro prima ancora che di segnare, ed ha allentato decisamente la presa. Tanto che l’Egitto è riuscita addirittura a vincere la terza frazione (24-25), ma ciò non gli ha impedito di tornarsene a casa con la bellezza di 63 punti di scarto sul groppone.

A distanza di circa mezz’ora, ha preso il via la sfida tra Iran e Francia, sulla carta l’unica che poteva ancora cambiare le carte sulla tavola riservata al gruppo A. Nei primi 10 minuti si sono verificate una serie di anomalie, che provo a riassumervi così: un indemoniato Nikkhah Bahrami ha segnato tutti i 9 punti iniziali della sua squadra, Kamrani ne ha aggiunti 7, di cui 4 verso la fine; nel mezzo Haddadi ha iniziato a farsi sentire e la Francia è andata completamente in bambola contro l’aggressività, l’energia e la zona degli asiatici. Al suono della sirena, l’Iran è arrivata al mini-break avanti 23-13: ciò significa che dopo 10′ era qualificata per gli ottavi a discapito dei galletti. Nel secondo quarto, però, la musica è decisamente cambiata: d’altronde era folle pensare che Haddadi e compagni potessero reggere la pazzesca intensità iniziale, mentre la Francia ha accantonato il senso di superiorità con cui era partita, si è messa a lavorare duro in difesa, ha trovato continuità in attacco ed ha piazzato un break di 2-15 che ha completamente ribaltato la partita, permettendole di andare all’intervallo addirittura avanti per 33-37. Nel terzo quarto Diaw e compagni hanno assestato il colpo del ko, mentre nell’ultimo le seconde linee hanno iniziato a gestire il vantaggio, arrivato a 14 lunghezze a 4’30” dal termine.

Basket World Cup: France vs IranPartita finita? Ma neanche per sogno, perché c’era ancora da ammirare il cuore immenso degli asiatici e l’orgoglio di un campione come Haddadi. Quest’ultimo, sempre con la preziosa collaborazione di super Bahrami, ha fatto la voce grossa sotto canestro e dato via ad un parziale di 9-0, concluso proprio da una sua poderosa schiacciata, che ha mano a mano conquistato l’intero pubblico di Granada e riportato l’Iran a -5 con ancora 2′ da giocare. A quel punto si è scatenata una bolgia pazzesca, che neanche alle partite della Spagna si era vista, nonostante per questo incontro il numero di spettatori fosse nettamente minore. Poi però un canestro di Lauvergne e la conseguente tripla sbagliata da Haddadi hanno annullato le speranze degli asiatici di completare una clamorosa rimonta: poco male, l’Iran è uscita con il pubblico tutto in piedi a tributarle un prolungato e assolutamente meritato applauso, dopo aver regalato le emozioni più vere e forti della prima fase a Granada. E forse questo vale più di una vittoria.

L’ultima partita del Mondiale al Palacio Municipal de Deportes ovviamente non poteva che essere della Spagna, impegnata in una sfida con la Serbia dal valore poco più alto di quello di un’amichevole. E allora cosa c’è da dire su questa partita? Giusto un paio di cosucce. Per quanto riguarda Teodosic e compagni, l’atteggiamento è stato molto positivo, perché non hanno mai tirato i remi in barca ed hanno continuato sempre a giocare al massimo, evitando così di rimediare passivi molto più pesanti. Allo stesso tempo, contro il reparto lunghi 5 stelle extralusso della Spagna, è emerso con ancora più evidenza che, fatta eccezione per Raduljica, c’è il nulla o quasi sotto canestro (vedasi l’involuzione di Krstic. Su Katic e Stimac meglio sorvolare…).

Basket World Cup: Spain vs SerbiaPer quanto riguarda i padroni di casa, invece, confermo tutte le impressioni che ho raccolto fino ad ora: sanno giocare benissimo insieme, sono completi in ogni reparto ed hanno un’ottima organizzazione tattica, tant’è che difendono duro e attaccano con rapidità ed intelligenza. Tra i tanti che spiccano, stavolta mi voglio soffermare su un giocatore in particolare, a cui sento di dovere delle scuse, anche se a lui fregherà poco. Sto parlando di Ricky Rubio, playmaker che ho sempre considerato inadatto per guidare una squadra di alto profilo e con ambizioni importanti. Di certo le stagioni a Minnesota e le uscite precedenti con la Nazionale hanno avvalorato questa mia tesi, ma qui a Granada Rubio me l’ha smontata giorno dopo giorno: al tiro sta faticando parecchio, dimostrando ancora una volta di essere il suo più grande limite, ma con lui in cabina di regia, la squadra sta girando in maniera perfetta. Secondo me ciò è spiegabile dal fatto che Ricky sia un giocatore di grande energia, oltre che di estro e visione di gioco, che quindi riesce ad imprimere i ritmi più congeniali alla sua squadra. Ieri sera mi sono definitivamente convertito: Rubio ha giocato la sua miglior partita granadina (12 punti, 6 assist, 4 rimbalzi e 7 recuperi), confermando di intendersi a meraviglia sia con i fratelli Gasol che con i vari Navarro e Fernandez, e regalando anche diversi numeri d’alta scuola, come il tunnel ai danni di Raduljica, non proprio l’ultimo arrivato, ed il conseguente assist per la tripla di Calderon. Ovviamente adesso non è che Rubio sia diventato il mio playmaker preferito, anche perché non bastano cinque partite per cancellare anni di forti dubbi sul suo conto, ma di certo d’ora in avanti inizierò a guardarlo sotto una luce diversa.

Al suono dell’ultima sirena della prima fase di Granada, i volontari si sono subito rimboccati le maniche ed hanno iniziato a smontare la location che è stata la mia casa nell’ultima settimana. Sinceramente mi dispiace lasciare Granada, perché è una città affascinante, in cui mi sono trovato davvero bene. La gente è molto cordiale, i servizi sono anni luce avanti rispetto all’Italia, si mangia bene spendendo poco, la viabilità è perfetta (non c’è un minimo di traffico, nonostante stiano facendo dei grandi lavori per la metropolitana, altra cosa impensabile da noi): insomma, una mezza idea di rimanere qui mi era quasi venuta… Ma, se tutto va come deve andare, oggi dovrò lasciarla per partire alla volta della capitale spagnola. Una volta ritiratomi in ostello, il nervosismo ha iniziato ad assalirmi, a causa di un’organizzazione della FIBA non impeccabile, dato che al termine dell’ultima partita ancora non sapevo se avrei avuto l’accredito stampa anche per la fase finale.

L’attesa spasmodica. L’aggiornamento continuo della casella di posta. QUELLA mail che arriva all’una passata. E’ fatta. Il viaggio continua. Vado a Madrid.