Il basket spiegato dalla Serbia: 5 motivi per cui Teodosic & Co sono in finale

Che in finale il Team USA si renda protagonista di un massacro o meno, a questo punto poco mi importa: idealmente il mio Mondiale è finito ieri sera con piena soddisfazione, dato che ho potuto seguire da pochi passi una delle partite più belle che si siano viste in Europa negli ultimi anni. Francia e Serbia hanno dato vita ad una semifinale della FIBA World Cup assolutamente indimenticabile: in campo si è visto veramente tutto, dall’intensità all’altissimo livello tecnico, passando per attributi, determinazione e concentrazione. Andiamo a vedere i 5 motivi che hanno portato in finale la truppa di coach Djordjevic.

FRANCIA SCARICA IN DIFESA PER 20’ – I transalpini hanno costruito il clamoroso successo ai danni della Spagna sulla difesa. Fondamentale che è venuto a mancare per tutto il primo tempo contro la Serbia e che ha segnato fortemente la partita: la Francia, infatti, ha fatto fatica sul perimetro, dove non è quasi mai riuscita a tenere le penetrazioni avversarie, ed anche all’interno, dove troppo spesso è stata bucata con facilità.

MOVIMENTO DEL PALLONE – Fatta eccezione per rarissimi passaggi a vuoto, la Serbia si è resa protagonista di una circolazione di palla da far brillare gli occhi a tutti gli appassionati. Con Teodosic a comandare le operazioni, la nazionale di Djordjevic ha mostrato grande gioco corale, testimoniato anche dal fatto che ben sei giocatori hanno chiuso in doppia cifra, cosa tutt’altro che scontata in una partita dal valore così alto.

TEODOSIC IL MAGNIFICO – Quando gioca così, Milos è senza ombra di dubbio uno dei migliori playmaker europei esistenti sulla faccia della terra. Soprattutto nel primo tempo, ha spinto come un matto sull’acceleratore ed ha trovato giocate di una classe unica, travolgendo completamente la Francia: 18 punti, 3 assist ed un solo tiro sbagliato su otto tentati. Nella ripresa quando è stato marcato da Batum è andato più in difficoltà, ma ha comunque fatto un paio di cose importanti ed ha chiuso a quota 24 e con un plus/minus di +11. Sontuoso.

SOLIDITÀ MENTALE – Quando chiudi il terzo quarto avanti di 15 lunghezze e fin dai primi secondi dell’ultimo gli avversari iniziano a segnare qualunque cosa passi tra le loro mani, a difesa schierata e senza una vera logica, non è facile rimanere dentro la partita con la testa. Nonostante nei 10’ finali la Francia abbia tirato con un irreale 9/13 da oltre l’arco ed abbia  cavalcato l’onda di un Batum in piena trance agonistica (per lui 35 punti, 17 solo nell’ultima frazione), riuscendo a riaprire completamente la partita, la Serbia ha subito un calo fisico ma mai mentale, trovando la forza e gli attributi necessari per rispondere colpo su colpo, in particolare con un Bogdanovic indemoniato. Nell’ultimo minuto di gioco, la truppa di coach Djordjevic ha mostrato di essere molto solida, impedendo ai transalpini di completare la rimonta, grazie anche alla decisione di commettere fallo sul +3 a 17 secondi dal termine, decisione che ha assolutamente pagato ed ha chiuso l’incontro.

IL MANICO VINCENTE – A proposito di Djordjevic, è lui il principale artefice del successo della Serbia, a cui ha dato un gioco entusiasmante e con svariate opzioni, ma soprattutto un’anima. E ciò è stato possibile innanzitutto compattando il gruppo, ma anche grazie ai recuperi degli acciaccati Krstic e Teodosic, con quest’ultimo che sta giocando ad un livello strepitoso, come poche volte gli era capitato in carriera. Di sicuro Djordjevic non si accontenterà di fare da “sparring partner” al trionfo annunciato degli Stati Uniti, ma proverà ad inventarsi qualcosa per giocarsela il più possibile.