Quanta NBA al Mondiale spagnolo! I motivi di questo fenomeno da record

Il gravissimo infortunio riportato da Paul George nel corso della preparazione ai Mondiali con il Team USA ha scatenato tutta una serie di polemiche sull’utilizzo dei giocatori della NBA in competizioni internazionali, in particolare delle maggiori stelle americane. Si sa, la lega è principalmente un business e quando qualcuno tra i giocatori più forti e seguiti va ko per infortunio, qualcosa sempre si perde sotto tutti i punti di vista. Tra l’altro l’incidente occorso a George ha spaventato non poco Kevin Durant che, adducendo a motivi di stanchezza fisica e mentale, ha deciso di lasciare il ritiro e di rinunciare alla FIBA World Cup. Di certo non è una bella cosa appiedare la propria Nazionale, di cui tra l’altro si è il leader indiscusso, a poco tempo dall’inizio della competizione, ma qualcuno avrebbe il coraggio di dirgli che ha fatto una cosa sbagliata? D’altronde è pur sempre un giocatore professionista che vive con la pallacanestro, quindi è giusto che pensi alla sua carriera: ha appena strappato un contratto da 300 milioni in 10 anni con la Nike, dite che se si fosse fatto male seriamente nelle ultime settimane, lo avrebbe ottenuto comunque a cifre fuori dal mondo? 

Nei mesi antecedenti al Mondiale si è parlato anche di tante altre assenze eccellenti, tra le quali spiccano quelle di Tony Parker, senza cui la Francia perde tantissimo in termini di leadership e regia, e di Manu Ginobili, che avrebbe tanto voluto esserci ma un infortunio glielo ha impedito. Il tema della NBA e delle competizioni internazionali è quindi stato molto caldo nel corso dell’estate, con diversi addetti ai lavori che si sono chiesti soprattutto come avrebbero reagito i giocatori al tremendo infortunio di George. Chi si aspettava una fuga di massa dal Mondiale, è rimasto deluso, perché questa edizione spagnola passerà alla storia per un record particolare: mai prima d’ora avevano deciso di partecipare 45 giocatori che attualmente militano nella NBA, a cui vanno aggiunti altri 5 che al momento sono free agent, ma che dovrebbero comunque trovare una franchigia per la prossima stagione. E non è tutto, perché il numero sale a 75, se si considerano quelli che nella loro carriera sono passati oltreoceano. Si potrebbero aggiungere anche i 17 i cui diritti appartengono alla NBA: tra questi spiccano i nomi del croato Dario Saric, scelto al primo giro dai Sixers nello scorso Draft, e del finlandese Petteri Koponen, che l’anno prossimo potrebbe finalmente approdare nella lega con la canotta dei Mavericks. Di certo le grandi prove fornite in questa prima fase della competizione stanno attirando attenzioni sempre più crescenti sul leader dei finnici, che è comunque seguito da tanti anni dai dirigenti di Dallas.

Ben 21 selezioni su 24 possono fare affidamento almeno su un giocatore della NBA presente o passato, mentre sono 22 su 30 le franchigie rappresentate in questo Mondiale: i Cavaliers ed i Rockets hanno spedito in Spagna ben 4 giocatori a testa; seguono Bulls, Jazz, Nets e Timberwolves con 3. Escludendo ovviamente il Team USA, la nazionale spagnola è quella che può fare affidamento sul maggior numero di stelle attuali della lega americana: oltre ai fratelli Gasol, tirati a lucido e con grandi motivazioni per provare a vincere una medaglia d’oro proprio davanti al loro pubblico, ci sono Ibaka, Rubio, Calderon e Claver. Non scherza nemmeno l’Australia, che con i suoi 4 NBAer (Baristow, Dellavedova, Motum ed Exum, a cui potremmo tranquillamente aggiungere anche il free agent Baynes e gli ex Andersen e Jawai) ha tutte le carte in regola per stupire e provare ad arrivare lontano. 

A questo punto una domanda sorge spontanea: come possiamo spiegarci questo record, proprio in un’estate con diverse polemiche? Le risposte sono molteplici. Ovviamente molto dipende dal fatto che ormai la NBA è sempre più aperta alla globalizzazione, tanto che nella scorsa stagione sono stati ben 92 i giocatori internazionali (un primato anche questo), provenienti da 30 paesi diversi, a far parte della lega cestistica più forte e famoso al mondo. E poi ovviamente la presenza o meno di tali cestisti a queste competizioni è legata anche a considerazioni personali. Ad esempio, le stelle come Pau Gasol non vogliono mai mancare, a patto che abbiano a disposizione una squadra competitiva per la vittoria finale. Tra l’altro quest’anno la Spagna gioca in casa, ed è quindi così spiegabile la presenza di tutti i suoi giocatori di spicco della NBA (Pau e Ibaka non c’erano all’Eurobasket, chiuso con un bronzo). Poi ci sono quelli come Boris Diaw, che amano così tanto la maglia della propria Nazionale da non aver mai saltato un Europeo (ne ha giocati 6), un Mondiale (3, compreso questo) e un’Olimpiade (1). Anzi, nel caso del lungo degli Spurs, stiamo parlando di uno che pur di giocare l’Europeo del 2007, ha pagato di tasca sua parte dei 500mila dollari necessari per assicurarlo. Ed infine ci sono quei giocatori che ancora non sono riusciti a mostrare tutto il loro talento nella NBA e considerano le competizioni internazionali un ottimo trampolino di lancio. Questo è il caso di Gorgui Dieng, che sta viaggiando a 22 punti, 11.7 rimbalzi, 1.7 assist, 1.7 recuperi e 1.7 stoppate di media ed ha trascinato il suo Senegal a due storiche vittorie in tre partite, che le permetteranno di qualificarsi agli ottavi di finale.