Senegal, che bella storia! Spagna, inizi a sentire la pressione?

Proprio come la sua controparte americana, la Spagna, pur non brillando in certi frangenti, ha svolto senza problemi quello che era il suo compito all’interno del gruppo A: mandare un segnale demolendo le avversarie, che hanno rimediato tutte uno scarto superiore alla doppia cifra (la Serbia è l’unica ad averne presi meno di 24). Alla vigilia dell’ottavo di finale tra Spagna e Senegal, anche i più grandi sognatori di questo sport sapevano che l’esito sarebbe stato scontato. Ed infatti i padroni di casa, nella prima apparizione in quel di Madrid, si sono imposti per 89-56.

Ma, al contrario di quello che potrebbe far credere il risultato finale, per la truppa di coach Orenga non è stata propriamente una passeggiata: soprattutto nel primo tempo, ha sofferto la fisicità e la grande voglia dei senegalesi, che sono rimasti a contatto per oltre 15’, anche grazie ad una Spagna non proprio nella sua versione, che ha tirato malissimo da oltre l’arco (1/11) ed è arrivata a sbagliare anche 5 liberi consecutivi. Gli africani, però, hanno perso la bussola in attacco proprio quando mancava ormai poco all’intervallo, offrendo il fianco ad un parziale di 8-2 che è valso il 41-28 in favore degli iberici all’intervallo.

Nella ripresa, invece, di partita vera ce n’è stata ben poca: la Spagna ha stretto le maglie in difesa, mentre in attacco ha ritrovato un po’ di brillantezza ed ha riniziato anche a fare canestro da fuori (6/12). Alla fine il miglior marcatore è stato il solito Pau Gasol, autore di 17 punti con 8/8 da due in soli 24’ di gioco, ma per la verità non è stato in assoluto il più determinante tra le fila dei suoi. Ad esempio il fratello Marc ha svolto per tutto l’incontro un lavoro perfetto in marcatura su Gorgui Dieng, il giocatore più talentuoso e pericoloso del Senegal, nonché uno di quelli che più si era fatto apprezzare nella prima fase. Stavolta, però, il lungo dei Timberwolves si è infranto contro il muro alzato da uno dei migliori difensori della NBA, chiudendo con soli 6 punti ed un poco invidiabile 1/9 dal campo.

Paradossalmente le difficoltà del suo leader danno ancora più valore al buonissimo primo tempo disputato dal Senegal, che con il suo gioco fisico ha massacrato a rimbalzo offensivo i padroni di casa, ha difeso con una certa organizzazione e con grande aggressività ed ha anche trovato qualche buona soluzione offensiva, in particolare con Faye e Badji (12 punti a testa), due giocatori davvero molto interessanti. Nonostante il passivo finale piuttosto pesante, il Senegal è uscito a testa alta dal Mondiale: d’altronde stiamo pur sempre parlando di una squadra di un piccolo paese africano, alla sua quarta apparizione in assoluto in tale competizione e che fa parte della categoria “siamo felici di essere qui”.

Mai come in questo caso la definizione è azzeccata: nessuno si aspettava che Dieng e compagni potessero vincere una partita, figuriamoci due (Porto Rico e Croazia, quest’ultima non proprio una nazionale di secondo piano) con conseguente approdo agli ottavi di finale. Insomma, il Senegal ha scritto una bella pagina della sua storia cestistica, mostrando di sapere giocare e di non essere solo patria di grandi atleti. E quindi tutti i componenti della spedizione africana non possono che tornare a casa con il sorriso, a partire da coach Sarr: “Siamo una nazionale che ha tanto da imparare – ha dichiarato nella conferenza post-partita – per noi il Mondiale è stato molto importante proprio in questo senso. Ritengo che i miei giocatori abbiano svolto un ottimo lavoro, vincendo due partite e conquistandosi l’onore di essere a Madrid. Spero che questa spedizione possa avere un impatto importante sulla pallacanestro africana, penso che la squadra abbia fatto davvero tanto”.

Se il Senegal ha realizzato un sogno arrivando a giocarsi un ottavo di finale in una competizione internazionale, allo stesso tempo la Spagna sente che per fare la storia può solo vincere la medaglia d’oro, battendo in finale il Team USA. Fermarsi prima della finale per i padroni di casa sarebbe una catastrofe, un fallimento di proporzioni epiche, mentre una sconfitta all’ultimo atto contro gli americani sarebbe una delusione per la gente, che si aspetta di chiudere la competizione in cima al mondo. A proposito del tifo, una piccola nota a margine: a Granada ero rimasto impressionato dal calore e dalla passione dei 9mila presenti, mentre a Madrid ho trovato un’atmosfera non fredda, ma più da salotto che da palazzo dello sport, come se le persone fossero venute a vedere uno spettacolo più che ad incitare la propria nazionale di pallacanestro.

Detto ciò, personalmente nelle ultime due uscite della Spagna, pur essendo culminate con due nette imposizioni, ho intravisto un po’ di nervosismo, dettato forse dal fatto che con il passare dei giorni sono sempre maggiori le aspettative di medaglia d’oro nutrite dal pubblico. Sia contro la Serbia che contro il Senegal, i ragazzi di coach Orenga sono stati un po’ incostanti, alternando momenti di grande basket ad altri invece dove hanno concesso qualcosina di troppo in difesa e sono stati poco lucidi e concreti in attacco. In più, hanno attaccato spesso bottone con gli arbitri e con gli avversari, anche quando ormai gli incontri erano già decisi e non ce n’era assolutamente bisogno: ne sono una dimostrazione i due tecnici presi ieri sera in pieno garbage time. Magari è un modo per tenere alta la tensione, fatto sta che in un’ipotetica finale con gli USA, ma anche in una semifinale con la Grecia, la Spagna dovrà essere il più possibile vicina alla perfezione e di certo non si potrà concedere un tempo in cui andare in grossa difficoltà a rimbalzo o tirare a salve da oltre l’arco.