Nazionali

Spagna, non avrai altro Dio all’infuori di Pau

Sono tante le superstar NBA che hanno preso parte a questo Eurobasket e le aspettative erano molto alte su ognuna di esse. Era previsto, anzi, che diverse squadre sarebbero girate interamente intorno a loro. Per esempio la Germania, che avrebbe dovuto impostare tutto il suo gioco attorno agli isolamenti in post di Nowitzki. Niente da fare: Dirk ha sentito il peso degli anni, ha speso troppe energie cercando di prendere posizione ed è stato poco incluso nei meccanismi della squadra di Fleming. Oppure la Francia, con Tony Parker a fare il bello e il cattivo tempo e Boris Diaw a fungere da playmaker neanche troppo occulto. Niente da fare di nuovo: Parker ha confermato la cattiva condizione fisica già mostrata nel corso dei Playoffs e Diaw non è stato più di tanto cercato spalle a canestro, situazione in cui brilla per visione di gioco.

E quindi, qual è la nazionale che dipende dalla sua superstar NBA fin dalla palla a due? A sorpresa, è la Spagna. A sorpresa, possiamo ben dirlo, perché fa perfino impressione vedere giocatori come Sergio Rodriguez, Sergio Llull, Rudy Fernandez e Felipe Reyes, quegli stessi giocatori che hanno trascinato il Real Madrid a vincere tutto in stagione, mettersi in disparte, quasi timidamente, ad aspettare che Pau crei qualcosa per se stesso o per loro. Sia chiaro, non vogliamo sminuire in alcun modo i meriti dei compagni di squadra di Gasol. La Spagna in finale non ci sarebbe arrivata senza la difesa asfissiante di Llull su Parker o senza l’energia positiva di Claver nei momenti in cui Gasol siede in panchina, senza il talento offensivo di Mirotic o senza la celestiale visione di gioco del Chacho Rodriguez.

È innegabile, però, che la Spagna versione 2015 inizi e finisca con Pau Gasol. Ed è forse inevitabile, considerando le buone condizioni fisiche del catalano, reduce da una stagione NBA in cui è riuscito ad incidere e a non incappare negli infortuni che ne avevano condizionato il rendimento nei suoi ultimi anni in gialloviola. Manca ancora una partita, ma Pau ha già abbondantemente conquistato ─ e forse già prima della sfida contro la Francia ─ il premio di MVP della competizione. Il lungo dei Bulls sta viaggiando a 25.6 punti di media, con 8.4 rimbalzi e 2.8 assist, il 57.8% da due e il 64.3% da tre (9/14). E, per non farsi mancare nulla, anche 2.3 stoppate. A testimonianza del fatto che non sarà un difensore efficace in situazioni dinamiche, ma nei pressi del ferro è uno dei migliori intimidatori della competizione.

La semifinale contro la Francia non ha fatto alcuna differenza: per la terza volta in questo Europeo, Pau ha raggiunto quota 30 punti segnati. E non si è fermato, arrivando a schiacciare nel canestro al termine del supplementare i punti numero 39 e 40 della sua partita. Career-high per lui nelle competizioni FIBA. Un dato che di per sé dovrebbe risultare già impressionante, considerando che la Spagna intera ha segnato 80 punti in 45 minuti. Ma che non spiega, se non in minima parte, lo spettacolo a cui hanno assistito gli spettatori dell’incontro. Pau è stato l’anima della Spagna, nonostante il confronto diretto con Gobert ─ uno dei migliori lunghi difensivi anche dall’altra parte dell’oceano ─ potesse apparire complesso alla vigilia. Il lungo spagnolo ha sfidato il suo rivale possesso dopo possesso, raggiungendo con continuità il canestro o la lunetta.

Non solo: ha facilitato il gioco dei compagni, portando occasionalmente lo stesso Gobert fuori dall’area e agevolando così soprattutto le penetrazioni di Sergio Rodriguez ─ marcato da un Tony Parker evidentemente sulle gambe ─ nel momento decisivo della gara. L’impressione, al di là dell’esito della finale che si giocherà domenica e delle cifre maturate da Gasol in questa semifinale (40 punti, 12/21 dal campo, 16/18 dalla lunetta, 11 rimbalzi, 3 stoppate, 11 falli subiti e 52 di valutazione), è che abbiamo assistito ad una serata che rimarrà nella leggenda di Eurobasket. E ad un giocatore che, per l’ennesima volta in carriera, ci ha dimostrato di essere totalmente al di fuori dell’ordinario.

Pau Gasol ha avuto tanti detrattori negli ultimi anni, non è riuscito sempre ad essere brillante dal punto di vista fisico, ma in questo Eurobasket ha emesso un verdetto definitivo in faccia anche a chi ne dubitava: è uno dei migliori giocatori europei (e non) che si siano mai visti. Un lungo che ─ per caratteristiche ─ difficilmente ritroveremo in futuro. Pericoloso fronte a canestro, dotato di eccellente visione di gioco, ma soprattutto un’arma incontrastabile in post basso. Il suo arsenale fa impazzire gli avversari dall’inizio della sua carriera e, nonostante i 35 anni sulla carta d’identità, la situazione non sembra al momento in procinto di mutare. La Spagna, in questi Europei, ha un rimpianto: non avere Marc, anche considerando la predilezione di Scariolo per i due lunghi contemporaneamente in campo. Ma Pau sta compiendo anche questa impresa: far dimenticare che, da qualche anno a questa parte, in NBA non è il Gasol di maggior impatto. La Spagna intera, caricata sulle sue spalle, è riuscita a cancellare le difficoltà del girone, volando fino all’atto conclusivo. E spera che la finale sia il palcoscenico di un altro show di Pau.

MD Gasol
La prima pagina di oggi del Mundo Deportivo