Storie da Mondiale: l’exploit di Haddadi, il leader iraniano diventato mancino per incidente

Ovemai ce ne fosse bisogno, i primi tre giorni di Granada hanno confermato che l’Iran e l’Egitto sono le squadre cuscinetto del gruppo A. Se i vice-campioni dell’ultimo Afrobasket hanno davvero ben poco da offrire a questa competizione per i loro evidentissimi limiti tecnici, fisici e tattici, gli asiatici invece non hanno completamente sfigurato fino ad ora. Soprattutto nell’ultima partita contro la Serbia hanno mostrato di avere una buona organizzazione di gioco e qualche individualità di assoluto rispetto.

Tra tutti ovviamente spicca Hamed Haddadi, notoriamente uno dei migliori giocatori che la pallacanestro asiatica abbia mai sfornato fino ad ora. Dopo la discreta prova all’esordio contro l’inarrivabile Spagna (16 punti e 15 rimbalzi, ma anche 7 palle perse) e quella un po’ deludente con il Brasile (solo 4 punti con 2/7 dal campo e 6 turnovers), il leader iraniano ha rubato la scena a tutti nel confronto con la truppa di coach Djordjevic ed è riuscito ad accendere l’interesse attorno ad una partita che sembrava destinata ad essere a senso unico: nel primo tempo ha compiuto una vera e propria impresa, mandando in crisi la difesa avversaria con il suo solido gioco interno e tenendo da solo l’Iran incredibilmente in partita (38-42 all’intervallo). Basti pensare che in 17 minuti di gioco ha conquistato l’intero Palacio Municipal de Deportes, letteralmente impazzito ad ogni suo canestro: in quest’arco di tempo ha segnato la bellezza di 22 punti con 8/8 da campo, ma gli arbitri gli hanno messo i bastoni tra le ruote, fischiandogli un quarto fallo quantomai dubbio ad una manciata di minuti dalla fine del primo tempo. 

La sua temporanea uscita di scena e l’ira di Djordjevic per il pessimo gioco, soprattutto difensivo, espresso dalla sua squadra, hanno fatto sì che la Serbia rientrasse nella ripresa con un parzialone di 0-15 in soli 4’, che ha tagliato le gambe agli iraniani. Ai quali va dato comunque il merito di non aver mai mollato, nemmeno quando si sono ritrovati sotto di 20 lunghezze, e di aver disputato una seconda parte di gara più che onorevole, chiudendo con una sconfitta per 70-83. In tutto ciò Haddadi ha arricchito ulteriormente il suo tabellino, finendo con 29 punti, 7 rimbalzi e 4 recuperi ed uscendo con la meritata standing ovation ed i cori “MVP! MVP!” che il pubblico gli ha riservato. “Hamed ci ha massacrato nel primo tempo, non siamo riusciti a trovare rimedi al suo dominio – ha confidato coach Djordjevic al termine dell’incontro – E’ stato bravissimo a tenere la sua squadra a contatto, ma nella ripresa abbiamo difeso decisamente meglio ed almeno siamo riusciti a mandare fuori giri Kamrani, il regista avversario”. Le parole del c.t. serbo testimoniano il rispetto che si è guadagnato stasera Haddadi, il quale però è apparso un po’ amareggiato nel post-partita: “Volevamo fortemente questo successo. Sono amareggiato per quei 4 falli nel primo tempo, mi hanno impedito di giocare forte in difesa, non potendo intimidire e tentare di stoppare gli avversari per timore di fare il quinto”. 

Vedendolo dominare contro un giocatore del calibro di Raduljica e, più in generale, contro una delle squadre più accreditate di questo Mondiale, fa sorgere in maniera spontanea un quesito: a 29 anni (anche se sembra averne molti di più) perché non gioca più ad alti livelli? L’anno scorso, infatti, Haddadi è tornato in Iran, eppure un centro con la sua stazza ed il suo gioco interno potrebbe fare le fortune di molte squadre europee. Non dimentichiamoci che stiamo pur sempre parlando del primo iraniano approdato nella NBA, dove ha giocato tante stagioni ed è anche stato molto amato dai tifosi dei Grizzlies per la sua abnegazione, pur non avendo mai avuto un ruolo di rilievo all’interno delle rotazioni della squadra. Nel corso della sua carriera, c’è stato chi invece avrebbe voluto metterlo a roster per le sue qualità tecniche e fisiche e per renderlo una pedina importante: ma Haddadi ha più volte rifiutato il trasferimento in Europa, prima al Partizan e poi clamorosamente al Barcellona. Questo perché, dopo aver vinto tutto il possibile in Asia, il suo obiettivo era quello di farsi un nome al livello massimo del gioco, con la speranza di poter un giorno competere per il titolo NBA. Ma nell’estate del 2013 non è più riuscito a trovare una casa nella lega americana, ed ha così deciso di fare ritorno in patria, forse perché appagato dalla sua carriera. 

I suoi risultati con la Nazionale iraniana sono sotto gli occhi di tutti, ha vinto tutto quello che si poteva in Asia ed ha anche trascinato la squadra ad una storica qualificazione alle Olimpiadi di Pechino 2008, dove si è esaltato con 16.6 punti, 11.2 rimbalzi e 2.6 stoppate di media a partita. Ma quello che quasi nessuno sa è che, all’inizio della sua carriera, Haddadi è incappato in un episodio singolare, quanto assolutamente spiacevole: nel 2004, quando giocava ancora in patria con il Paykan Tehran, in una partita ha completamente perso la testa per essere stato spedito in anticipo negli spogliatoi con 5 falli a carico ed ha distrutto una finestra con il pugno. Questo gesto ha avuto conseguenze gravissime: il vetro infranto gli ha tagliato le vene ed è stato costretto a stare fermo per tutto il resto della stagione. Ma non è tutto, perché la mano destra ha faticato molto a rimettersi in sesto e ciò ovviamente ha avuto ripercussioni sul suo gioco: Haddadi ha dovuto imparare ad usare l’altra mano, quella mancina che nell’ultimo decennio ha appassionato addetti ai lavori e fan delle competizioni internazionali, grazie al suo tocco morbido e delicato vicino a canestro.