Teodosic, finalmente tu! Adesso la Serbia fa paura a tutti

In queste settimane dell’edizione 2014 della FIBA World Cup ci siamo emozionati ed abbiamo sognato con Filippine, Senegal e Finlandia, abbiamo discusso cento e più volte sulle possibilità della Spagna di competere e battere il Team USA in una ipotetica, quanto probabile finale, ma la storia più avvincente e inattesa di questa competizione la sta scrivendo la Serbia.

Dopo averla vista giocare a Granada, sarei stati pronto a scommettere che il suo cammino si sarebbe fermato già agli ottavi di finale contro la Grecia: questo perché nella prima fase non ha mai dato l’impressione di essere una squadra vera, solida tatticamente e soprattutto mentalmente, alternando momenti di ottimo basket ad altri di blackout a dir poco preoccupanti. Ed invece a Madrid la Serbia si è presentata con un volto completamente differente e con un gruppo che come per magia pare aver trovato la chimica perfetta: e così l’imbattuta Grecia è dovuta uscire di scena con un 90-72 senza appello, cadendo sotto i colpi della riscoperta macchina serba.

Chi pensava che gli slavi avessero già dato il meglio e che avrebbero avuto vita durissima contro il Brasile, accreditata in qualità di terza miglior squadra del Mondiale, è stato ancora una volta clamorosamente smentita. La Serbia non solo si è ripetuta, ma si è avvicinata ulteriormente al paradiso cestistico: dopo un primo tempo equilibrato (37-32), nel secondo ha impartito una durissima lezione di pallacanestro ai brasiliani, che hanno assistito impotenti alle invenzioni di Teodosic, alla solidità di Raduljica e Bjelica ed al folle talento di Bogdanovic, inchinandosi per 84-56. La truppa di Djordjevic, sempre più il miglior allenatore ammirato all’interno di questa competizione, ha letteralmente dominato gli avversari, mostrando concentrazione, applicazione tattica, movimento della palla, tagli a canestro, difesa dura. Insomma, tutti gli ingredienti necessari per arrivare lontano in un Mondiale.

Due paroline a parte le merita Milos Teodosic, il tanto bistrattato leader di questa Nazionale: è innegabile che negli ultimi anni sia spesso e volentieri venuto meno nei momenti decisivi della stagione, ma lo è altrettanto il fatto che stiamo parlando di un giocatore dal talento più unico che raro, in grado di scavare da solo la sottile differenza che c’è tra la vittoria e la sconfitta. Nelle ultime due partite abbiamo ammirato un Teodosic “vintage”, ovvero quel fenomeno che avrebbe dovuto fare suo il mondo della pallacanestro, e che invece si è perso sempre sul più bello. Stasera ha annichilito il Brasile giocando solo 28 minuti: ha messo a referto 23 punti con 5/9 dal campo e 10/10 dalla lunetta, ha smazzato 4 assist, è sempre stato mentalmente nella partita e non si è risparmiato in difesa sull’impalpabile Huertas. Questo è sicuramente il Mondiale che lo rilancia tra i grandi, ma non è ancora finita.

Adesso la Serbia è diventata la classica squadra di cui nessuno si fida e nessuno vorrebbe incontrare, perché sembra che stia attraversando uno di quei momenti di onnipotenza cestistica che, aggiunta al fatto di non avere alcuna pressione di dover vincere per forza, la rende un cliente scomodissimo con cui trattare. A questo punto si aspettano tutti la grande sfida con la Spagna, che a Granada si impose sugli slavi per 73-89, tra le polemiche di Djordjevic per un metro arbitrale troppo “casalingo”, che tra l’altro si è visto in diverse circostanze all’interno di questo Mondiale. Lo stesso ex allenatore di Milano e Treviso preferirebbe affrontare la selezione iberica, perché “per essere i migliori bisogna battere i migliori”: insomma, la Serbia ha ormai preso piena consapevolezza dei suoi mezzi e non si pone limite, sempre sapendo però che dovrà giocare sempre la partita perfetta per poter arrivare in finale.