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Milano e la “missione rimonta” – Perché battere Trento non sarà facile

Simon Krunoslav (EA7 Emporio Armani Milano)
Simon Krunoslav (EA7 Emporio Armani Milano)

Un derby vinto è pur sempre un derby vinto, specialmente contro Cantù. Eppure, il match di domenica sera ha lasciato qualche perplessità nei tifosi milanesi, specialmente per quanto concerne Esteban Batista. Il centro è stato il fattore chiave nel successo dell’Olimpia e questo non fa altro che aumentare i rimpianti per un mercato di assoluto livello ma che, nello spot di 5, era nato male e sta finendo peggio, considerando che Milano non può schierare Batista in Eurocup e deve fare affidamento su Barac e sulla coppia Macvan-McLean all’occorrenza. Per carità, a Cantù mancava Fesenko e ciò va ben soppesato nel valutare la prestazione mostruosa (16 punti, 13 rimbalzi, 2 stoppate e ben 6 falli subiti) di un Batista che si è ritrovato a dover gestire facili mismatch contro la coppia Tessitori-Nwohuocha, eppure il centro milanese è stato praticamente inarrestabile nel break con cui Milano ha messo in cassaforte la vittoria a fine terzo quarto, nonostante poi gli ospiti abbiano avuto una fiammata che ha reso la partita perlomeno combattuta fino a 2′ dalla fine.

I problemi sono che Milano non potrà contare su Batista nell’impegno europeo di domani e che a Trento non mancherà il centro titolare, quel Julian Wright che ha già dimostrato di poter essere una grossa spina nel fianco per i milanesi. Inoltre, l’Olimpia deve ribaltare il passivo di 10 lunghezze sofferto all’andata, in cui concesse la cifra mostruosa di 25 rimbalzi offensivi e non trovò risposte da alcun giocatore, forse fatta salva l’eccezione rappresentata da Kalnietis (autore di una delle migliori partite in maglia biancorossa finora). Il recupero di Simon, nell’ottica di una “missione rimonta” è fondamentale, perché il croato è il vero go-to-guy di questa squadra: imprescindibile in fase di realizzazione, specialmente se la coppia Sanders-Gentile dovesse combinare ancora per soli 15 punti come all’andata, capace di essere un play aggiunto – cosa importante se Cinciarini dovesse vivere un’altra partita come quella d’andata, non proprio una delle migliori in un periodo di enorme crescita personale – e fondamentale nel ruolo di giocatore capace di spezzare il ritmo degli avversari e di dare inizio a un break con cui Milano possa costruire un vantaggio magari importante. Simon, però, non basta ed è chiaro come Milano sia chiamata a un salto di qualità anche rispetto al match giocato contro Cantù, specialmente in due situazioni: la prima è la tenuta mentale e la gestione del vantaggio, qualora vi dovesse essere, perché per rimontare 10 punti servono costanza e pazienza anziché un mega parziale magari nel primo tempo vanificato poi da uno sciogliersi nell’ultimo quarto come contro i canturini; la seconda riguarda Gentile, manco a dirlo capro espiatorio nella sconfitta del match d’andata, chiamato ora a mettere a tacere le critiche con una prestazione stile Semifinali di Serie A contro Sassari dello scorso anno.

Gentile che, a detta di molti, sembrerebbe rovinare gli equilibri di una squadra che senza di lui sembrava giocare meglio a pallacanestro, trovando un upgrade nelle responsabilità di ogni giocatore e una circolazione di palla molto più efficace. Gentile che, sempre a detta di quei molti, terrebbe troppo fermo il possesso offensivo bloccando di fatto le potenzialità offensive della squadra e di altri giocatori. Questa tendenza a trovare in Gentile il motivo delle prestazioni negative di Milano non mi sembra poi così produttiva, tanto più che il capitano ha bisogno di rientrare in condizione fisico-psichica ottimale dopo i vari infortuni patiti nel corso della stagione. Certo, il Gentile visto all’andata non è stato un fattore, ma da qui a dire che sia sempre e costantemente così ce ne passa, anche perché Sanders sembra vivere un piccolo periodo di inflessione dopo un inizio spumeggiante in maglia Olimpia e anche i 4 non stanno vivendo il loro miglior momento della stagione. Dovessi puntare un euro su quale sarà l’uomo chiave per i milanesi indicherei sicuramente Gentile, al netto delle difficoltà che Milano patirà inevitabilmente sotto le plance dove Trento potrà contare su facili mismatch. Altra chiave sarà il rendimento di un Barac sempre più apatico e sempre meno reattivo: un match come quello dell’andata, in cui il centro croato si è fatto mettere sotto anche da Lechthaler (con il massimo rispetto per il centro di Trento, beninteso), condannerebbe Milano quasi certamente, a meno che McLean non venga fatto giocare da 5 e disputi la sua miglior partita stagionale in quel ruolo. Barac è chiamato a una prova d’orgoglio, se non altro per dimostrare di non essere completamente un ex-giocatore, cosa che in molti pensano dalle parti di Milano.

Due parole, infine, sulla situazione di Trento. Se è vero che Poeta viaggia a 4.1 punti di media a partita in Eurocup, è altrettanto vero che nel match d’andata è stato il giocatore di rottura capace di spezzare gli equilibri e far volare Trento sulle ali dell’entusiasmo; Kalnietis e Cinciarini dovranno essere bravi a non concedere spazi al play trentino, anche se il rientro di Jenkins potrebbe essere fondamentale nell’attuare una marcatura asfissiante su chi si trovi in cabina di regia. Quanto all’infortunio alla caviglia destra patito da Sanders non potrei dire granché in merito, poiché i dubbi relativi al suo utilizzo verranno sciolti solamente a ridosso del match. La diatriba tra FIBA Europe e ECA, infine, potrebbe giocare un ruolo non certo positivo sulla realtà trentina, considerando che si parla di possibili deferimenti e di ricorso all’AntiTrust della UE per i fatti nati con la firma dell’accordo di licenza triennale per l’Eurocup; è solo una possibilità, ma considerando la celerità con cui si sono riuniti i board di FIBA Europe e di ECA, va tenuta in considerazione. Ça va sans dire.