La Milano che non ti aspetti ma che vorresti sempre vedere. Esattamente questo il pensiero alla sirena finale che mi ha pervaso la mente: che l’Efes sia oggettivamente irreale per la quantità di talento e per la lunghezza del roster mi sembra sia alquanto evidente, il solo reparto lunghi con Dunston, Tyus, Saric e D.Brown ha una bidimensionalità spaventosa e se penso al fatto che Osman (classe ’95), Korkmaz (’97) e Batuk si spartiscano i minuti restanti dalle rotazioni di Granger, Diebler, Heurtel, mentre D.Brown può fare il 3 senza problemi allora alzo le mani e mi arrendo. Bene, è proprio facendo questa riflessione sugli avversari che una sconfitta del genere può solo portare pensieri positivi. L’Olimpia ha una precisa idea di gioco quando entra in campo, studiata a tavolino, probabile che lo staff abbia segnato sul “taccuino” che coach Ivkovic ritenga di avere dei lunghi (soprattutto Saric e Brown) capaci di tenere almeno un palleggio degli esterni e perciò via al cambio sistematico con dettami per gli esterni finiti nel mismatch a sfavore di “marcare davanti”; ecco, per tale situazione Milano se la gioca non forzando continuamente l’1vs1 del “piccolo contro il lungo” ma cercando comunque il proprio lungo in post basso, anche rischiando dei passaggi lob perché ciò costringe il difensore del lato debole a staccarsi in modo evidente dal diretto avversario: nel corso dei primi due quarti questo consente di lavorare anche su ribaltamenti “skip” per sfruttare la capacità, di Gentile prima e di Simon poi, di acquisire vantaggio dal movimento accentuato del loro difensore (quello che si stacca per aiutare dal lato debole) e quindi prendere posizione profonda in post basso. Questo tipo di situazioni hanno spesso concesso all’Olimpia di trovare soluzioni offensive congeniali alle caratteristiche di Macvan, Hummel e Gentile ma hanno anche consentito il recupero di molti rimbalzi offensivi che erano conseguenza dei mismatch, sopracitati, creati dai cambi difensivi dei padroni di casa. Dando uno sguardo alla difesa anche coach Repesa ha ritenuto che i suoi lunghi potessero soffrire in modo calcolato il cambio contro gli esterni della squadra turca ma, purtroppo per lui, Heurtel e Granger hanno impazzato in quelle situazioni innescando rotazioni difensive che puntualmente lasciavano un tiratore con 2 metri di spazio e le % sono state anche conseguenza di questo aspetto; meglio, invece, sotto le plance dove almeno per 3 quarti Dunston prima e Tyus poi non hanno fatto troppi danni grazie alla propensione al sacrificio fisico di Simon, Jenkins, Cerella e Gentile che contestavano i rimbalzi difensivi quando i loro compagni difendevano contro gli esterni avversari.

In sostanza, nella sconfitta si intravedono segnali positivi ed è ingiusto mettere nella stessa frase il concetto “sì ma il loro play (Heurtel) ha smistato 8 assitst ed il nostro (Cinciarini) 0” perché senza voler mancare di rispetto all’italiano che è alla sua seconda gara di Eurolega è un paragone poco intelligente così come lo è dire che questa Olimpia non sia una squadra che può vincere o puntare a fare bella figura perché è sempre più evidente come ci sia sempre un idea di gioco quando scende in campo ed il roster attuale permette tranquillamente di trasportare questa idea sul campo.