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Verso le Final Four di Europe Cup: un’analisi sul primo anno della competizione FIBA

Il futuro del basket europeo è nebuloso: la diatriba tra FIBA e Euroleague sul futuro delle coppe europee è ormai un affare internazionale che ha coinvolto squadre e federazioni di tutta Europa. E, se nel futuro prossimo la FIBA non si accontenterà più di organizzare la terza coppa, vale la pena di dare un’occhiata ai pregi e ai difetti della competizione che questa federazione ha lanciato a partire dalla stagione 2015/2016. Non si tratta, precisiamo, di una novità assoluta: la FIBA organizzava già l’EuroChallenge, competizione che si è disputata con cadenza annuale tra il 2003 e il 2015 e che ha avuto, tra le vincitrici, anche le formazioni italiane di Virtus Bologna (2009) e Reggio Emilia (2014).

PREGI

LO STREAMING YOUTUBE ─ Partiamo dal pregio più evidente della FIBA Europe Cup: tutte le partite sono state trasmesse live sul canale YouTube della federazione internazionale e sono state quindi rese disponibili anche in differita permettendo una copertura ed una diffusione delle gare a livello globale. Se per molte società il costo della produzione televisiva classica è considerato un peso economico rilevante, per alcune delle squadre partecipanti alla competizione non è stato così. La FIBA ha infatti concesso, come già avviene in diverse leghe nazionali, la produzione delle partite tramite la tecnologia di Keemotion permettendo, di conseguenza, un consistente risparmio. Questo sistema segue automaticamente e senza alcun ausilio umano (operatori, registi, ecc…) il flusso del gioco e aggiorna in automatico punteggio e tempo. Una soluzione soddisfacente per una trasmissione in live streaming, anche considerando l’apprezzabilissima qualità delle immagini.

L’ORGANIZZAZIONE ─ Nonostante il gran numero di squadre coinvolte (56) e l’eterogeneità delle loro provenienze (32 paesi diversi), la competizione si è svolta senza intoppi. Anzi, la FIBA ha dimostrato grande disponibilità in occasione di eventi straordinari: ha accettato, ad esempio, la richiesta degli Antwerp Giants di posticipare gara 1 con Varese a seguito degli attentati di Bruxelles. A livello organizzativo, risulta convincente anche la scelta (per la verità già adottata negli anni della EuroChallenge) di assegnare le Final Four ad una delle squadre partecipanti. Il motivo è semplice (e ne parleremo tra poco): la cornice di pubblico che ha accompagnato le partite di FIBA Europe Cup non è mai stata degna di nota. Permettendo ad una delle formazioni di giocare in casa l’atto finale, ci si dovrebbe quantomeno garantire una notevole partecipazione. Da menzionare anche la suddivisione delle squadre partecipanti alla prima fase in due Conference, per evitare trasferte troppo lunghe o particolarmente onerose.

LA COMUNICAZIONE ─ Per chi ha seguito questa coppa, la diretta live su YouTube non è stato l’unico punto a favore. La FIBA Europe Cup si è presentata con un sito internet completo, ricco di informazioni e facilmente consultabile, anche per quanto riguarda il formato della competizione e la composizione dei gironi. Ogni partita presenta, al fianco del tabellino, un articolo che racconta le fasi salienti della gara, indica il miglior giocatore della partita e riporta le dichiarazioni di qualche componente delle due squadre. Anche la pagina Facebook è stata ben curata, non solo attraverso i rimandi agli articoli sulle partite, ma anche con video delle migliori giocate e l’elezione del miglior giocatore di ogni settimana.

I PREMI ─ Se l’intenzione è quella di insidiare il dominio delle due principali competizione europee, non si può prescindere dallo stanziamento di premi commisurati e convincenti. Fin dal lancio della Europe Cup, l’ammontare dei premi è sempre stato considerato un punto di forza di questa coppa. Si partiva dalla prima fase, con 10mila euro alle squadre che riuscivano a passare il girone. Poi, con un meccanismo a salire, venivano assegnati 15mila euro alle squadre che si qualificavano agli ottavi e ulteriori 25mila a quelle che accedevano ai quarti di finale. Per quanto riguarda le Final Four, il premio per la sola partecipazione (e quindi per la quarta classificata) è di 50mila euro. La terza riceve 75mila euro, la finalista 100mila e la vincente addirittura 250mila. In sostanza, la squadra vincitrice porterà a casa da questa competizione un totale di 300mila euro in premi.

DIFETTI

IL NUMERO DI SQUADRE ─ All’EuroChallenge partecipavano 32 formazioni, ma questa volta la FIBA ─ per evidenti ragioni politiche, ovvero per cercare di coinvolgere il maggior numero possibile di nazioni in vista della guerra con Euroleague ─ ha voluto fare le cose in grande: 56 squadre da 32 paesi diversi. Considerando inoltre che la FIBA Europe Cup raccoglieva (invitando le federazioni nazionali a segnalare le formazioni interessate) squadre non qualificate a Eurolega e Eurocup, va da sé che il livello generale sia stato abbastanza basso. Anche perché i princìpi di selezione delle squadre non hanno seguito un ideale ranking dei campionati europei: presente, ad esempio, una sola squadra tedesca a fronte di tre ungheresi, tre slovene, due austriache e due slovacche. È stato permesso anche alla federazione irlandese di creare una squadra ad hoc per la FIBA Europe Cup, mettendo assieme giocatori dalle diverse formazioni della Premier League. L’Hibernia è stata la peggior squadra della coppa, con un record di 0-6 (gli estoni del Kalev/Cramo sono l’unica altra formazione a non aver vinto nemmeno una partita) e una differenza canestri di -243.

LA COMPOSIZIONE DEI GIRONI ─ Per quanto riguarda il primo girone, poco da dire: le squadre sono state divise in due Conference (su base geografica) e in quattro fasce, stabilite in base ai risultati delle ultime stagioni nelle competizioni europee e nei campionati nazionali. Un meccanismo abbastanza accurato, considerando che sei delle otto squadre che hanno appena partecipato ai quarti di finale erano inserite in prima o in seconda fascia (Varese era in terza e il Maccabi Rishon addirittura in quarta). Come dicevamo prima, anche il fattore Conference non è da trascurare per un discorso legato ai costi delle trasferte. Tuttavia, un sistema da 14 gironi con addirittura quattro migliori terze qualificate alla seconda fase ha creato qualche problema nel determinare i gironi successivi. Due gruppi (O e S) avevano due prime e due seconde, quattro gruppi (P, Q, T e U) due prime, una seconda e una terza e gli ultimi due (R e V) addirittura una prima e tre seconde. Un formato imprevedibile e, se vogliamo, sproporzionato, che non è parso particolarmente convincente.

LA PARTECIPAZIONE DEL PUBBLICO ─ È difficile dire se sia dipeso dal livello non eccezionale oppure dal fatto che fosse una competizione relativamente nuova e quindi priva di fascino storico, ma è innegabile che i Palazzetti d’Europa non si siano riempiti in occasione delle partite di FIBA Europe Cup. Persino una piazza come Varese, che anche in anni non troppo felici tende in campionato ad avere un gran numero di presenze, ha dovuto aspettare la decisiva gara 3 dei quarti per sfondare il muro dei 2000 spettatori; prima dei quarti di finale, aveva avuto come massimo stagionale in FIBA Europe Cup 1180 spettatori. Discorso simile per Fraport, quasi sempre sotto i 1000 nei gironi e arrivata a quota 2400 solo in occasione dei Playoff. Anche da questo punto di vista, oltre che per la maggior compatibilità del Le Colisée di Chalon con gli standard FIBA, si può comprendere la scelta di organizzare lì le Final Four: l’Elan si avvicinava ai 4000 spettatori già nel secondo girone e ha raggiunto il picco (4500) per gara 3 degli ottavi contro Ostenda.

In chiusura, il primo anno di FIBA Europe Cup ha fatto intravvedere diversi spiragli positivi per quanto riguarda un eventuale futuro targato FIBA. Limando alcuni difetti, si potrebbe ottenere una competizione ben congegnata e ben organizzata con premi allettanti. Certo, il futuro del basket continentale è al momento avvolto nella nebbia. E c’è un nodo non secondario che impedisce di stabilire con certezza oggi se le competizioni FIBA sono destinate o meno ad essere un successo: la federazione internazionale si troverà ad organizzare una coppa considerabile come la seconda più importante dopo l’Eurolega oppure l’Eurocup manterrà la sua attuale posizione di prestigio? La FIBA, quest’anno, ha dimostrato di poter organizzare una buona competizione, ma se il livello delle squadre coinvolte non dovesse salire, comunque potrebbe non bastare. Anche perché il sistema FIBA ipotizzato per la prossima stagione dovrebbe includere 80 squadre complessive (24 già qualificate alla regular season di FIBA Champions League, 32 che parteciperanno al Q-Round di Champions League e 24 ulteriori che, assieme alle 24 eliminate dai preliminari di Champions, andranno a comporre la prima fase di FIBA Europe Cup) e, se i carichi pesanti dovessero decidere di rimanere in Eurolega o in Eurocup, il rischio è che si incappi nuovamente in competizioni con un eccessivo numero di squadre molto deboli, fattore che comprometterebbe in parte il fascino e l’importanza percepita di queste coppe.