Olimpia Milano vs Maccabi Tel Aviv: analisi della serie

Un classico europeo, potremmo quasi dire, poiché Olimpia e Maccabi si sono sfidate nelle due storiche finali di Losanna 1987 e Gand 1988, entrambe vinte dai milanesi allenati da Peterson (nel 1987) e Casalini (nel 1988); inoltre, il Maccabi Tel Aviv ha sfidato per ben 5 volte una squadra italiana in finale di Coppa Campioni (2 volte Milano, 1 volta Varese, Cantù e Virtus Bologna), vincendo solo in 2 occasioni: nel 1977 contro la Mobilgirgi Varese e nel 1981 contro la Virtus Bologna. Insomma, i precedenti tra EA7 e Maccabi possono far ben sperare i tifosi milanesi, soprattutto considerando la stagione che stanno vivendo le due squadre. Infatti, se l’Olimpia è prima in Serie A, con 6 punti di vantaggio sulla prima inseguitrice (Siena), il Maccabi è primo in Super League israeliana con 48 punti, 1 in più della seconda (l’Hapoel Gerusalemme) quando mancano 3 giornate alla fine della stagione regolare, ma non ha dimostrato il solito dominio degli ultimi 19 anni (dal 1994 al 2008 il Maccabi ha vinto consecutivamente la Liga israeliana). La stagione europea, poi, finora rafforza le consapevolezze di Milano, specialmente se guardiamo il cammino nelle Top 16: l’EA7 chiude al 2° posto nel Gruppo E, con un record di 10-4, dietro al Barcellona, ma davanti a squadre come Olympiacos, Panathinaikos, Fenerbahce, regalando prestazioni incredibili, specialmente con i campioni in carica dell’Olympiacos; il Maccabi, invece, si piazza al 3° posto del Gruppo F, dietro a CSKA e Real, con un record di 8-6, avendo perso 6 delle ultime 10 gare europee (mentre Milano ne ha perse solo 2, contro Barcellona alla 6° giornata d’andata e contro Malaga, nell’ultima giornata, ininfluente ai fini della classifica). Vista così, sembrerebbe una “passeggiata” per i ragazzi di coach Banchi, e forse la stampa italiana comincia a pensarla fin troppo così: mai errore potrebbe essere più fatale della sottovalutazione degli israeliani. Forse il Maccabi non sarà la corazzata di metà anni 2000, quando la presenza alle Final 4 era quasi una certezza, ma non è nemmeno una squadretta con cui Milano può scherzare. Vediamo insieme per quali motivi.

PUNTI DI FORZA

1) GIOCO DI SQUADRA. Considerando le Top 16, il Maccabi è 3° negli assist totali (251, 17.9 a partita), dietro solamente a CSKA e Lokomotiv Kuban, a pari merito col Barcellona. Il dato è impressionante se si considera che il primo giocatore dei giallo-blu nella classifica assist di tutte le Top 16 è Tyrese Rice, che si piazza al 20° posto con 45 assist totali in 14 partite (3.21 di media). Milano, invece, è ultima negli assist smazzati in tutte le Top 16 (171, 12.2 a partita), e questa statistica la dice lunga sul modo di giocare delle due squadre. Se coach Banchi predilige play atipici (le famose combo-guard), per far esprimere al massimo la punta di diamante offensiva (sarà un caso che, Bobby Brown lo scorso anno, e Keith Langford in questa stagione, sono risultati i migliori marcatori di Euroleague?), prediligendo le individualità dei suoi giocatori, Blatt appronta un sistema di gioco basato sul coinvolgimento di tutto il quintetto in ogni azione, sebbene qualche personale iniziativa non possa certo mancare.

2) TIRO DA 2 PUNTI. Nel corso delle Top 16, la squadra di coach Blatt ha tirato col 55% di squadra da 2 punti, dietro al Barcellona (57.5%) e al Fenerbahce (55.5%); questo dato evidenzia come il gioco sotto canestro sia una costante del Maccabi, che può contare su un reparto lunghi, a mio parere, di primissimo livello. Tyus, James e Schortsanitis compongono un trio micidiale sotto canestro: il centro americano James, specialmente, mi aveva colpito tantissimo nella stagione regolare, segnando 11.3 punti di media (col 69.4% da 2 punti) e rifilando 1.9 stoppate a partita, il tutto in nemmeno 20′ sul parquet di media. L’EA7, invece, è al 12° posto nel tiro da 2 punti durante le Top 16 (col 49%, peggior percentuale tra tutte le squadre qualificate ai Quarti di Finale); questa potrebbe essere una chiave di lettura importante per capire dove difendere maggiormente contro il Maccabi, ma ciò che mi preoccupa è l’incostanza dei lunghi milanesi. Mentre Samuels sta vivendo il miglior periodo da quando è in maglia Olimpia, Lawal alterna prestazioni da urlo con apparizioni incolore, e in una serie al meglio delle 5 partite, l’incostanza non può farla da padrone.

3) TIRO DA 3 PUNTI. In tutte le Top 16, il Maccabi Tel Aviv ha tirato col 40.6% di squadra da 3 punti, piazzandosi al 2° posto della speciale classifica del tiro pesante, dietro solamente al CSKA (che tira con l’irreale 46.3% di squadra). Singolarmente eccelle Guy Pnini, che in stagione tira complessivamente col 46.7% da 3 punti (7° miglior tiratore da 3 punti della competizione), ma ottimi segnali arrivano anche da Joe Ingles, che viaggia al 43.8% dalla lunga distanza (15° nella classifica del tiro pesante). Complessivamente, il Maccabi piazza 5 giocatori nei primi 50 per percentuali da 3 punti in tutta la competizione (Pnini, Ingles, Rice, Smith e Blu), mentre l’EA7 ne può contare solo due (Jerrells, al 42% in stagione, e Langford, al 37.1%). Tuttavia, a rassicurare tutti ci pensa il rendimento nelle Top 16 dell’Olimpia: Milano, infatti, è 3° nel tiro pesante (40.3% di squadra), migliorando il 30.3% della stagione regolare (percentuale che le aveva fatto guadagnare il 23° posto su 24 squadre nella classifica del tiro da 3). Questo “salto di qualità” è riconducibile a due fattori: 1) l’arrivo di Hackett ha permesso a Jerrells di poter fare ciò che gli riesce meglio, e cioè bombardare dalla distanza (33/69 dalla lunga distanza nelle Top 16); 2) Langford ha iniziato a specializzarsi nella tripla in step back, ormai arma importante nel repertorio offensivo della guardia texana.

PUNTI DEBOLI

1) RIMBALZI. Nelle Top 16, il Maccabi è stata la squadra che ha catturato il minor numero di rimbalzi totali (419) per una media di 29.9 a partita; gli israeliani sono ultimi anche per rimbalzi offensivi conquistati (circa 7.7 a partita). Questo può essere spiegato principalmente per due motivi: innanzitutto l’infortunio di Shawn James (che ha saltato ben 11 gare su 14) è pesato come un macigno nell’economia dei rimbalzi di squadra, perché il centro americano garantisce 3-4 rimbalzi a partita; inoltre, Big Sofo (o Baby Shaq, che dir si voglia) può garantire un minutaggio veramente basso in una competizione così selettiva come l’Euroleague. Certo, il centro greco rimane un fattore importantissimo, ma se James non avrà recuperato la forma migliore, il Maccabi rischierà di trovarsi con 2 centri di ruolo, di cui uno potrebbe giocare nemmeno 10′ per problemi di falli, se accoppiato a Samules, che potrebbe metterlo in crisi coi suoi movimenti sotto e spalle a canestro.

2) REPARTO ESTERNI. Innegabile che il reparto esterni del Maccabi non sia paragonabile nemmeno lontanamente a quello milanese: tutto vero, se non fosse che all’Olimpia mancherà il capitano Alessandro Gentile, un giocatore ormai fondamentale nelle rotazioni di coach Banchi, visto l’infortunio da cui Langford si è appena ripreso. Altro punto interrogativo, sarà proprio la condizione fisica del 23 biancorosso, anche se contro Malaga abbiamo visto spunti interessanti e giocate, come al solito, illegali. Mi sembra chiaro come, in questa serie, sia importantissima la produzione di Moss (che, nelle Top 16, viaggiava a soli 5.7 punti di media a partita), e l’impatto di Hackett. Infatti, Hackett dovrebbe giocare come faceva a Siena, con le solite penetrazioni illegali e il suo gioco in post, anche perché fisicamente non vedo nessuno del Maccabi in grado di contenerlo. Se, poi, il rebus CJ Wallace fornisse un apporto decente e costante in questa serie, allora Milano avrebbe sicuramente qualche arma in più per giocarsela.

3) TIRI LIBERI. Nelle Top 16 il Maccabi è stata la squadra a tirar peggio i liberi tra tutte e 16 (66.9% di squadra dalla lunetta), nonostante sia stata la 5° per tiri liberi conquistati (248 tentativi dalla lunetta, mentre Milano figura al 1° posto in questa speciale graduatoria, con 307 liberi tentati). Si potrebbe pensare che la percentuale di squadra sia falsata dalle prestazioni di Schortsanitis, poiché è risaputo come Big Sofo non eccella dalla lunetta. In realtà, il problema è più generalizzato di quanto sembri, anche perché nelle Top 16 il centro greco viaggiava al 59% dalla lunetta; preoccupanti sono state le prestazioni di Hickman (69.3% dalla lunetta nelle Top 16), mentre Smith sta vivendo forse una delle sue migliori stagioni ai liberi (84.4% di media in tutta la competizione). Questa potrebbe essere una chiave nei finali di partita punto a punto, in cui Milano potrebbe ricorrere al fallo sistematico su alcuni giocatori del Maccabi.

In conclusione, credo che l’Olimpia abbia il 60% di possibilità per qualificarsi alle Final 4 di maggio, ma non deve cedere il fattore campo, perché in una possibile gara-5, seppur da disputare tra le mura amiche del Forum, l’esperienza del Maccabi a livello europeo potrebbe fare molta differenza. Indubbiamente, Milano deve essere consapevole della propria forza e dei numeri che, a mio parere, l’hanno consacrata tra le migliori 4 di questa Eurolega in considerazione del rapporto rendimento/aspettative iniziali; tuttavia, non deve presentarsi a gara-1 credendo di partire col favore dei pronostici, anche se stampa e media tendono ad accreditarla fin troppo, come se questi Quarti di Finale fossero una pura formalità. Blatt è un allenatore versatile e vincente, abituato a giocarsi finali europee e semifinali olimpiche, mentre Banchi ha, secondo me, piccole pecche nel gestire proprio i finali di partite che contano. Per il movimento italiano, per un basket nostrano bistrattato e considerato ancora (A TORTO!) sport minore, un’italiana nel round finale della massima competizione continentale dopo il 2011 (con la presenza della Montepaschi Siena) rappresenterebbe un grandissimo successo. E poi diciamocela tutta, dopo 26 sarebbe il caso di tornare a fare la voce grossa anche in Europa, perché tutt el mond a l’è paes, a semm d’accòrd, ma Milan, l’è on gran Milan!