Basket Europeo Nazionali

Quella grande occasione chiamata “Eurobasket 2015”

Il disfattismo, si sa, è parte integrante della cultura italiana almeno tanto quanto lo è il voler salire sul carro dei vincitori dopo aver sparato a zero, per tutta la durata di un evento sportivo, su giocatori, staff tecnico, magazzinieri e perfino Santi. Eppure, a volte ci dimentichiamo che essere italiani, in certi campi, è un privilegio, un’occasione più unica che rara di dimostrare un orgoglio nazionale sempre più sopito nei cuori e nelle menti di un popolo che, in ambito sportivo, ha visto capolavori di ineguagliabile bellezza.

Noi siamo quelli delle notti di Madrid e di Pablito Rossi, in un Mundialito in cui il Brasile sfidava la repressione schierando “Il Dottore” in uno dei centrocampi più forti della storia del calcio. Noi siamo quelli della Berlino 2006, della quarta stella, della favola di Fabio Grosso e del tacco di Cannavaro a innescare il contropiede che portò al goal del 2-0 contro la Germania, paese ospitante di quell’edizione. Noi siamo quelli della Valanga Azzurra degli anni ’70, in cui lo sci alpino italiano raggiunse risultati strepitosi, innescando quel mito di una Nazionale fortissima proprio nello slalom gigante di Berchtesgaden (località tristemente nota per aver ospitato il “Nido dell’Aquila”, rifugio di Adolf Hitler) in cui 5 italiani, tra cui il fenomeno Gustav Thöni, si piazzarono nelle prime 5 posizioni. Noi siamo quelli della “Generazione di Fenomeni”, in un volley che ci ha regalato traguardi mai più raggiunti da alcun’altra Nazionale al mondo, nonostante quell’oro olimpico sfuggito in più occasioni. Noi siamo quelli della scherma che fa scuola in tutto il mondo, ultimamente soprattutto a livello femminile. Noi siamo questi, perché prima di parlare di pallacanestro c’è bisogno di ricordare che, come Nazione, l’orgoglio sportivo è l’essenza che ci unisce quando le cose vanno completamente di merda.

Ebbene, noi dobbiamo essere questi anche agli imminenti Europei di pallacanestro, perché questo sport sta finalmente ritrovando la visibilità e il supporto che aveva fino a qualche decennio fa; è un dovere, anzitutto morale, ma vorrei fosse anche giuridico, perché che fottuto senso ha il tifare contro la propria Nazionale o a favore di altre in una competizione che dovrebbe unirci quando, per tutto il resto dell’anno, saremo in contrasto praticamente sul 90% delle situazioni sportive, divisi in fazioni che manco Guelfi e Ghibellini dei tempi danteschi? Già, perché tutti ben sappiamo come passeremo la stagione, trovandoci in disaccordo continuo sull’eterno dualismo “Kobe vs LeBron”, oppure sul fatto che Milano spenda sempre troppo e non vinca mai, o per altri futili motivi, poiché lo sport è anche passione viscerale ed è normale cercar di far valere la propria idea sempre e comunque, senza però mai scadere nella mancanza di rispetto verso le opinioni altrui. Noi dobbiamo essere questi, cioè quelli che si trovano al bar a bere Peroni, Moretti o Menabrea, mettendo da parte perfino il contrasto su quale sia la miglior birra italiana e smettendola di trovare sempre un lato negativo nell’immane ben di Dio di squadra che abbiamo. Perché sarà anche vero che nei ruoli di play e pivot siamo un livello sotto le altre grandi d’Europa, ma è pur vero che un’aggregazione così ampia di talento non l’abbiamo forse mai avuta, nemmeno nelle Nazionali che ci hanno regalato le gioie degli ori europei o di quella che ci ha fatto sognare all’Olimpiade greca del 2004.

Smettiamola di essere disuniti e di trovare sempre il più classico dei peli nell’uovo, perché alla lunga non abbiamo mica fatto più di 50 anni di lotte e ben 3 guerre d’indipendenza per poi non essere nazionalisti proprio nelle manifestazioni sportive; siamo questi, quegli inguaribili romantici che non si spaventano nemmeno davanti al quintetto Parker – De Colo – Batum – Diaw – Gobert, che non tremano nemmeno a vedere gli Azzurri inseriti nell’unico Gruppo degno di nota, insieme a Serbia (argento mondiale in carica), Spagna (bronzo europeo in carica), Turchia, Germania (con WunderDirk ritornato per chiudere in bellezza e provare a diventare per la 4° volta miglior marcatore della competizione) e Islanda. Noi siamo quelli “tra parquet e realtà”, parafrasando un Ligabue d’annata e trovando proprio nella forza del gruppo l’arma in più che porteremo a questi Europei per sopperire a qualche mancanza strutturale. Noi siamo questi e l’Europeo è la grande occasione per unire tutta l’Italia sotto un tricolore che da tanto, troppo tempo non sventola più sul podio di una competizione di pallacanestro. Noi siamo questi, tutto il resto è futilità fin quando ci sarà da saltare in piedi sul divano per un “and-one” di Gentile, per un movimento del Mago dopo aver messo palla a terra, per una giocata del Gallo, per un assist di Hackett o per una bomba del Beli. Noi siamo questi, ma siamo soprattutto la classe “operaia” (mi si passi il termine) di questa Nazionale: perché di talento ne abbiamo sempre avuto tanto, ma senza la cazzimma e il “lavoro sporco” dei vari Cinciarini, Cusin, Aradori, Polonara, Melli e Della Valle non si va da nessuna parte.

Photo Credit: Pagina Facebook Ufficiale FIP (https://www.facebook.com/FIPufficiale/timeline)

@StevenLaBomba