Road to Vilnius #1 – Varese torna in Europa, come ci arriva?

A distanza di poco più di due mesi la Cimberio torna a giocarsi partite che contano, quelle partite che è arrivata a poter disputare grazie all’incredibile stagione dello scorso anno. È però normale che i protagonisti non possano essere gli stessi e allora, a un weekend di distanza dal Qualifying Round di Eurolega a Vilnius e a dieci giorni dalla Supercoppa italiana di Siena, è quanto mai indispensabile chiedersi come ci arriva Varese. E lo è a maggior ragione se si considera di che tipo di impegno si parla in riferimento al turno di qualificazione di Eurolega, anche solo a livello morale: parliamo della possibilità, per una società storica come quella varesina, di tornare ad altissimi livelli. Per troppi anni infatti Varese ha dovuto vivere nel passato, ricordando il magico decennio degli anni ’70 con le sue 5 Coppe dei Campioni vinte –ben 10 finali consecutive, record ineguagliato. Una esperienza in Eurocup già riporterebbe i prealpini indietro di circa una decina di anni, ai tempi di Magnano, ma la prospettiva dell’Europa che conta è qualcosa di più. Proprio per questo, però, serve muoversi con realismo e capire come arriva la Cimberio a questo appuntamento fondamentale.

Riprendiamo dunque il filo del discorso. Si era lasciata Varese, a inizio estate, a dibattersi fra “Vitucci sì” e “Vitucci no” e “smantellamento sì” e “smantellamento no”. Ora ben sappiamo che la squadra sarà guidata da coach Frates, uomo di lunga esperienza e ottima conoscenza del gioco, ma nome che, d’altro canto, non si può dire abbia destato l’entusiasmo della piazza. Per lui, al ritorno da capo allenatore su una panchina di alto livello nazionale, un compito davvero complicato: non far rimpiangere quella compagine che ha compiuto un’impresa pressoché irripetibile, come il primo posto in regular season e una semifinale playoff persa a gara-7 contro i campioni d’Italia. Dovrà giocarsi le sue carte con una squadra sicuramente molto modificata, ma che ha mantenuto ciò che obiettivamente poteva restare: al netto di un preventivabile e atteso addio di Dunston e Green (verso lidi sontuosi, come Olympiacos e Khimki, quest’ultima anch’essa, come Varese, testa di serie nel torneo in Lituania e quindi affrontabile solo in un’ipotetica finale), Varese ha tenuto legati a sé capitan Ere –dato, da coach Vitucci, in partenza-, la bandiera dell’ultima stagione, Dusan Sakota, e i giovani, tra cui gli importantissimi italiani De Nicolao e Polonara, oltre allo svedese Rush. Su quest’ossatura si è costruita la Cimberio 2013/2014, a partire dalla sostituzione del famoso asse “play-pivot” che aveva incantato il PalaWhirlpool. Si è optato per una sicurezza come Keydren Clark, dal 2010 al seguito di Mazzon a Venezia, play con spiccata propensione offensiva, ma sicuramente inferiore a Green quanto a visione di gioco e leadership, e per un esordiente nel nostro campionato come Frank Hassell, centro imponente esportato dal campionato israeliano come il predecessore Dunston. Il vero colpo sembra però essere Aubrey Coleman, a completare il quintetto in posizione di guardia. Si parla del secondo marcatore nel campionato 2011/2012 con Biella, di un attaccante dal tasso atletico indiscusso e affiancabile a Clark, che ne completerebbe le mancanze al tiro dalla lunga. Completa il roster, oltre al neo-ingaggio Nicola Mei, alla sua prima esperienza in serie A, il centro Marko Scekic, visto nelle ultime stagioni in maglia canturina. Da lui si possono attendere minuti di qualità e doti tecniche sicuramente superiori a quelle dell’eroico Janar Talts, ma sicuramente la forma fisica ideale è ancora da raggiungere.
Un team, insomma, equilibrato e di buon livello, forse inferiore per individualità a molte dirette rivali italiane (si vedano Avellino, Sassari, Reggio Emilia, Venezia), ma potenzialmente ben amalgamabile.

Data un’occhiata al roster, diamoci a due considerazioni. La prima di carattere molto concreto. Varese viene da un precampionato non esattamente esaltante, stridente con l’entusiasmo dei tifosi, che, accorsi in massa dopo il successo della scorsa stagione, hanno fatto registrare un record di quasi 3200 abbonamenti. A questa improvvisa “febbre biancorossa”, hanno fatto eco sconfitte contro molte avversarie di serie A, tra cui Venezia, Siena, Sassari e Cremona. Sconfitte però occorse a una Varese spesso afflitta da infortuni e assenze (quelle di Coleman, Ere e De Nicolao in testa) e che quindi non ha ancora potuto esprimersi al meglio. Servirà un po’ di tempo, ma qui interviene la seconda considerazione: al contrario della maggior parte delle squadre del nostro campionato, Varese è attesa da due impegni importantissimi ai primi di ottobre. Per quanto riguarda i preliminari di Eurolega in particolare, le possibilità di riuscita sono scarse: se infatti il primo turno contro i tedeschi dell’Oldenburg può essere abbordabile, i probabili avversari del secondo turno, i padroni di casa del Lietuvos, sembrano decisamente troppo ostici.
Sarà comunque un ottimo banco di prova a livello di gioco e intensità, cui la squadra di Frates dovrà arrivare in discrete condizioni. Dall’altro lato c’è invece un impegno forse meno prestigioso, ma fondamentale in ottica morale: la Supercoppa, rivincita della finale di Coppa Italia e della gara-7 perse lo scorso anno contro Siena. Lì la mente di tutti andrà agli “indimenticabili”, a coloro che, sebbene i rancori con cui ci si è lasciati (ricordiamo il caso Cerella, oltre alla telenovela Vitucci), hanno fatto sognare una piazza che dopo più di un decennio si è risvegliata. Frates e i suoi hanno quindi, in questo breve ma intenso inizio di autunno, una grande responsabilità, che va oltre ogni risultato sul campo: tenersi stretto un pubblico che, come in ogni realtà piccola ma esigente, può dare molto –a volte anche troppo: ne riparleremo a Casale Monferrato- ma può anche punire severamente. Il gruppo comunque c’è e le prospettive ci sono anch’esse: Varese può sicuramente aspirare a giocarsi una chance nel basket che conta in Italia e fuori.