Semifinali di Eurolega: l’impresa del Maccabi e l’illegalità del Real Madrid

Spettacolo doveva essere e spettacolo è stato. Nella prima semifinale, il Maccabi vince al cardiopalma una partita incredibile, che solo il CSKA poteva perdere così malamente; nella seconda, invece, il Real Madrid banchetta col Barcellona, dimostrando quanto la “Nona” sia alla portata dei blancos. Tanti gli spunti che possiamo trarre da queste due partite, ma lungi da me farvi un recap dei match, anche perché potete trovare riassunti e pensieri direttamente sui nostri social, dove abbiamo seguito passo passo coi fans le due gare. Andiamo a vedere insieme, perciò, cosa ci hanno detto queste due Semifinali.

CSKA MOSCA vs MACCABI TEL AVIV 67-68

Fino alla fine del 3° quarto pensavo che fosse un partita chiusa, visto il dominio che il CSKA di Messina stava mettendo in pratica sotto i tabelloni: da sottolineare che Khryapa sale a quota 84 rimbalzi nelle Final 4, consolidandosi come primo rimbalzista in questa speciale classifica (2° è Smodis, a quota 73). Inoltre, i russi avevano il pieno controllo del match anche dal punto di vista offensivo, con un Sasha Kaun devastante nell’area avversaria e un Fridzon caldo dalla lunga distanza, oltre che dell’inerzia del match. Il colpo di scena arriva quando meno te lo aspetti, sul 67-63 per i russi, dopo l’arresto e tiro di Weems che sembrava aver chiuso definitivamente i giochi: sì, perché Blatt s’inventa la soluzione tattica che lo porterà in finale, cioè la sostituzione di Tyus, indubbiamente un fattore per il Maccabi, con Pnini, per disegnarli la rimessa offensiva e permettergli una tripla che riapra la partita. La rimessa è ben contrastata dai giocatori del CSKA, ma la palla arriva inesorabilmente tra le mani di David Blu, che spara la tripla, bellissima per parabola e dolcezza, del 67-66. Di colpo, il CSKA rivive i brividi della finale con l’Olympiacos di Istanbul 2012, e Khryapa commette un turnover tanto stupido quanto banale, permettendo a Rice di appoggiare il layup della vittoria. Quello che colpisce, oltre alla rimonta incredibile dei ragazzi di coach Blatt, è la pochezza del CSKA nei finali punto a punto, da qualche anno a questa parte: il soprannome di “Armata Rossa” forse deve essere rivisto in “Paura Rossa”, visti i continui finali paurosi che i russi ci regalano negli ultimi anni. Un dato, su tutti, mi ha colpito, ed è rappresentato dalle 10 apparizioni di Messina alle Final 4. Già, perché prima dello scorso anno, il coach catanese aveva centrato la Finalissima in tutte le 8 partecipazioni, vincendo 4 Euroleghe. Negli ultimi due anni, però, il coach ex Virtus Bologna ha toppato (un po’ clamorosamente) l’accesso alla finale. Questa sconfitta, inoltre, deve far riflettere sul ruolo di Milos Teodosic nello spogliatoio del CSKA, perché il play serbo rimane un eterno incompiuto; sulle qualità del giocatore non discuto, e mai lo farò, ma sulla tenuta mentale e sulla leadership c’è tanto da dire. A 27 anni è forse giunta l’ora di esporsi di più, senza aspettare che siano gli altri a prendersi i tiri importanti. La giornata no di Weems (2/13 dal campo) passa quasi in secondo piano con queste motivazioni, ma ha un suo grande peso nella sconfitta dei russi. Si parla già di addii: Messina lascerà probabilmente la panchina, mentre Teodosic e Krstic sembrano diretti all’Efes Istanbul.
Dall’altra parte, il Maccabi compie il 2° capolavoro dopo l’incredibile Gara-1 nella serie Playoffs contro Milano. Diciamo che gli israeliani ci stanno abituando a rimonte incredibili, da cardiopalma e incredulità. Blatt è, probabilmente, uno tra i 3 migliori coach d’Europa (insieme a Perasovic e Laso), capace di modificare in corsa una creatura che sa plasmare alla perfezione, destreggiandosi tra un centro che può giocare al massimo 20′ e un reparto guardie che spesso è carico di falli ancor prima di cominciare la partita. La press a tutto campo che attua, da sempre qualche frutto da cogliere, mentre le giocate offensive sono orgasmiche. Tyus è l’uomo del momento in casa Maccabi, poiché dopo aver dominato la serie Playoffs, si prende anche il lusso di cambiare la storia di una semifinale europea, grazie a una presenza sotto canestro importante (3 stoppate, una più bella dell’altra, specialmente quella nel finale su Weems). Infine Rice vive per finali punto a punto, giocando sempre al limite in quei frangenti, nonostante non goda di grandissima stima tra gli addetti ai lavori. In finale contro il Real Madrid servirà un’altra impresa, perché i blancos di coach Laso sembrano troppo forti per esseri veri; occhio, però, a sottovalutare questo Maccabi, perché gli attribuiti fan provincia tra i giallo-blu.

Mosca: Teodosic 12, Micov 4, Fridzon 6, Jackson 2, Pargo ne, Krstic 5, Weems 6, Zozulin ne, Vorontsevich 3, Kaun 14, Khryapa 9, Hines 6.
Tel Aviv: Rice 13, Smith 7, Hickman 10, Ingles 2, Tyus 10, Pnini, Zicic, Ohayon 7, Blu 15, Altit ne, Schortsanitis 4, Harari ne.

FC BARCELONA vs REAL MADRID 62-100

Basterebbe leggere il risultato finale per capire che tipo di partita possa essere stata: una mattanza! Una squadra così dominante in Eurolega non la si vedeva da anni, ma forse così bella non la si era mai vista da quando esistono le Final 4 (1988). 3 punte di diamante (Rodriguez, Mirotic, Fernandez), un collettivo stratosferico, un 6° uomo che all’occorrenza diventa leader (Llull), centri che si amalgamano bene tra loro (Bourousis ha sempre i suoi limiti sulla difesa del pick&roll avversario, ma offensivamente ha colpi che in Europa pochi hanno), tiratori micidiali (Carroll e lo stesso Sergio Rodriguez), giocatori con la cazzimma (Reyes, su tutti): tutto questo è il Real Madrid allenato da coach Pablo Laso, che demolisce il Barcellona più brutto che io abbia mai visto. 38 punti di differenza sono lo scarto maggiore in una semifinale di Euroleague da quando esiste la formula delle Final 4 (il precedente era di 34 punti, in Barcellona-Maccabi 101-67, del 1991), ma oltre ai numeri c’è una differenza di gioco abissale. 8 giocatori dei blancos mettono a segno almeno una tripla, mentre le percentuali di squadra da 2 punti sono assurde (60.5%) e le rubate quasi pareggiano i turnovers (7 a 8). E pensare che, dopo il 1° quarto, credevo che il Barça potesse ripetere l’exploit della scorsa settimana (vittoria nella Liga ACB).
Non avevo fatto i conti con due giocatori, che hanno spiccato tra il CAB (Collettivo Autonomo Blancos, poiché i giocatori del Real hanno quell’aggregazione e quello spirito fraterno che vedi nei gruppi organizzati di tifosi). Il primo è Nikola Mirotic che, a 23 anni, umilia costantemente il diretto avversario con giocate che ti fanno dire “ma questo perché è ancora in Europa e non va a spiegare le finte di corpo anche in NBA?”: imbarazzante, per facilità ed efficacia, la finta su Nachbar prima della tripla di fine 3° quarto, come illegale è l’assist che serve a Rodriguez nell’azione più bella del match. Il secondo è Sergio Rodriguez, che in questa semifinale svolge il ruolo del 6° uomo di lusso e cambia completamente la partita col suo ingresso in campo: una sentenza da 3 punti (4/5), uno spettacolo negli assist (6), capace di farti stropicciare gli occhi a ogni singola giocata. L’unica pecca che posso trovare a questo super Real Madrid è l’atteggiamento di Rudy Fernandez, perché con una classe e un talento così è davvero assurdo ridursi a fare scenette teatrali ad ogni fallo subito, cercando costantemente lo sguardo degli arbitri per portare a casa qualche fallo. Non è la prima volta che succede, e non sarà l’ultima, statene certi.
Per quanto riguarda il Barcellona, direi che la truppa di Pascual non avrebbe potuto disputare una partita peggiore nemmeno impegnandosi per riuscirsi. Completamente apatica in attacco, umiliata dagli extra-pass madrileni in difesa, priva del suo condottiero (quel Navarro limitato da un infortunio non ancora smaltito completamente) e incapace di trovare contromisure alle giocate degli avversari. La colpa, in primis, è da attribuire a Pascual, che si è fossilizzato troppo sulle sue idee e sugli uomini da schierare ogni volta: la non considerazione di Lampe e l’impiego obbligato di Pullen sono due sintomi chiari dell’incapacità di un coach di non saper modificare i piani in corso d’opera. Inoltre, la stagione rischia di essere fallimentare su tutti i fronti, coi rivali storici del Real che possono conquistare un Triplete importante e i blaugrana fermi a guardarli, con nessun titolo all’attivo. Unico a salvarsi nella nera serata catalana è stato Ante Tomic, vera spina nel fianco del Real grazie al mismatch costante coi centri del Real (Bourousis troppo lento per tenerlo, Slaughter troppo atletico e poco tecnico per leggerlo), anche se il 4/9 ai liberi, con mani così educate, grida ancora vendetta. In realtà, tutto il Barcellona spreca i viaggi in lunetta, chiudendo col 52% ai liberi (13/24), specialmente nei primi due quarti, quando il Real regalava molti falli. Si parla di rifondazione, col solito punto fisso del capitano Navarro, ma per il resto nessuno è intoccabile: personalmente cambierei allenatore, perché Pascual mi sembra al capolinea col club catalano, ma terrei Marcelinho, perché ha dimostrato di potersi migliorare ogni stagione, fino a diventare un leader importante e un gran bel play.

Barcellona: Pullen, Dorsey 5, Sada, Marcelinho 7, Abrines 2, Navarro 3, Papanikolaou 6, Oleson 8, Lorbek 8, Lampe ne, Nachbar 7, Tomic 16.
Madrid: Fernandez 12, Reyes 11, Diez, Mirotic 19, Rodriguez 21, Carroll 7, Darden 6, Llull 11, Bourousis 7, Slaughter 4, Mejri 2.