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Siamo veramente sicuri di essere stati “bravi comunque”?

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Siamo quelli che si sono stancati di sentire i classici “bravi comunque”, “a testa alta” e simili in occasioni come quella di ieri sera dopo la sconfitta, seppur all’overtime, contro la Lituania. Siamo quelli che vogliono evitare la retorica e cercare di arrivare dritti al punto della questione, ossia il fallimento della nazionale di basket Italiana del post-Olimpiade 2004.

E’ inutile girarci attorno: dall’impresa compiuta dai vari Pozzecco, Basile, Galanda e dal loro coach Recalcati, l’Italbasket ha messo in fila una serie di risultati negativi — intesi come piazzamenti nei tornei importanti, non come record vittorie/sconfitte — a dir poco inquietante. Più nel dettaglio:

disastro

In poche parole, negli ultimi 10 anni la nostra nazionale ha come miglior risultato in una competizione internazionale, in attesa ancora degli ultimi incontri di questo Europeo, l’ottavo posto ottenuto due anni fa durante la “campagna spagnola”. Un po’ pochino, non pare? Eppure, come detto in precedenza, si sente ancora parlare di “uscite a testa alta” e di sconfitte condite da elogi quasi inspiegabili. Tutto ciò, alla luce di questi piazzamenti, non dovrebbe più accadere: l’indignazione, il disappunto, addirittura la rabbia dovrebbero prendere il sopravvento e portarci a chiedere di più da una nazionale che ha senza dubbio i mezzi tecnici per poter raggiungere risultati ben migliori di quelli degli ultimi 10 anni. A tal proposito, nell’intervista post partita ai microfoni di SkySport, Danilo Gallinari ha espresso in poche, ma incisive, parole quello che dovrebbe essere il pensiero di tutta la nazionale, dei tifosi e anche dei dirigenti della federazione: “Mi son rotto le palle di perdere”.

È per questo motivo che dopo 10 anni di insuccessi, tutti speravamo che questa fosse la volta buona perché l’Italbasket, finalmente al completo, potesse tornare ad ottenere i risultati di un tempo, ma ci sbagliavamo. Non avevamo fatto i conti con quelli che erano e che sono ancora i limiti tecnici di questa squadra: la difesa, la gestione dei momenti decisivi delle partite, l’attacco “fermo” e le rotazioni. Ancora una volta infatti, abbiamo sofferto difensivamente il pick and roll di quasi tutte le squadre incontrate dal girone  ai quarti, soprattutto se con playmaker rapidi. Ancora una volta Belinelli — ed anche Gentile in alcuni frangenti — ha dimostrato di non aver paura di niente, ma di non essere in grado di prendere le scelte migliori quando costretto a portare il pallone nei momenti decisivi di partita. Ancora una volta abbiamo giocato per larghi tratti utilizzando il pick and roll centrale per creare situazioni di isolamento partendo da fermi. Ancora una volta, il coach, Simone Pianigiani, non è stato in grado di gestire in maniera efficace la rotazione dei giocatori, arrivando addirittura a lasciare gli stessi cinque in campo per tutti gli ultimi 17 minuti di gioco durante il quarto di finale contro la Lituania.

Insomma, qualcosa — o qualcuno — può e deve cambiare all’interno di questa nazionale, perché sembra piuttosto anomalo che nonostante i tre giocatori NBA, l’Italia non riesca ad avere “quella marcia in più” che altre squadre, vedi la Francia, hanno con la loro presenza in campo. I vari “bravi comunque” o “a testa alta” ormai non bastano e non valgono più, è giunta l’ora che questa nazionale cominci a concretizzare l’enorme quantità di talento di cui è dotata e deve farlo rifondando quella che è l’anima tecnica della squadra, alla luce dell’evidente fallimento degli ultimi 10 anni.

1 commento

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  • Dal 2004 ad oggi, la differenza è che prima avevamo meno talento ma un asse play-pivot tra i migliori in Europa.

    Nel 2004 il Bullo, Pozzecco, Marconato e Chiacig erano nel pieno della maturità fisica, tecnica ed atletica….Avevano un’esperienza ed un’autostima -a livello di scudetti vinti, partite di Eurolega vinte da protagonisti,-enorme.

    Paragonandoli con il Cincia, Hackett, Bargnani e Cusin, cosa possiamo dire? Bargnani sono tre stagioni che fa campionatoi anonimi in NBA (UNA SOLA VOLTA AI PLAYOFF IN QUASI 10 ANNI) Cusin è ottimo a livello divfensivo ma in attacco?….e non è un protagonista nelle squadre in cui ha giocato.

    Cinciarini a 30 anni arriva finalmente in una squadra di Eurolega…..ma prima? Qualche Eurocup qua e la, ed un’Eurolega deludente a Cantu. Hackett non è un play (cosi come il Mago non è un centro).

    Siamo atipici, e da atipici vogliamo vincere…..la vedo difficile….Avremmo potuto vincere con la Lituania che nonostante percentuali al tiro mostruose ci ha dato la palla della vittoria a 10 secondi dalla fine dei regolamentari. Però poi con le altre, o si hanno percentuali da 3 enormi per le altre partite di seguito fino alla finale, oppure 80 su 100 si perde. Nel 2004 erano tutti degli ottimi difensori (a parte il Poz che si è sbattuto).

    Se vogliamo vincere, formiamo dei play e dei centri veri, facciamoli giocare da protagonisti ad alti livelli, e poi le cose andrammo meglio…Basta trasformare ali grandi in centri….Bargnani e Melli difensivamente sono dei centri tattici….non puoi giocare con Bargnani da centro titolare….E non parlo di Cervi che il treno oramai lo ha perso…..prendiamo Mussini e un centro di 18-20 anni e formiamoli, facciamoli giocare ad alto livello, a costo di farli emigrare.