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Uno, nessuno e centomila – Le ultime bombe del Re

Photo Credit: Euroleague.net
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Juan Carlos Navarro non è la raffigurazione cestistica di quel Vitangelo Moscarda, ereditiere così ordinario protagonista del capolavoro scritto da uno dei drammaturghi e poeti più significativi della storia italiana; Luigi Pirandello, nello scrivere “Uno, nessuno e centomila” aveva probabilmente l’intenzione di offrire un monologo introspettivo del protagonista che suscitasse interesse e curiosità del lettore anche attraverso un diretto sottoporgli problemi e interrogativi, mentre questo articolo ha un obiettivo completamente diverso.

La vittoria arrivata ieri contro il CSKA ha regalato anche una delle storie cestistiche più belle dell’ultima Euroleague, grazie ai 5 punti realizzati da Justin Doellman in una manciata di secondi e all’ennesimo errore commesso da Milos Teodosic quando c’è da vincere la partita (guardare per credere); ma ciò che mi ha colpito è stata l’assenza di Juan Carlos Navarro nei momenti importanti del match, specialmente negli ultimi 2′ dei regolamentari e nell’overtime. In questo senso “La Bomba” può essere accomunato al Moscarda, ovviamente non senza ricorrere a qualche forzatura che potrebbe far storcere il naso a più di un lettore. Questione di naso, potremmo dire, perché il romanzo di Pirandello trova il suo turning point laddove, facendogli notare l’irregolarità del suo naso, la moglie del Moscarda scatena nel marito un’involontaria crisi esistenziale che lo porta a cambiare completamente vita e a svestire i panni dell’usuraio per cercare di capire chi sia davvero l’uomo che si nasconde dentro di lui. Che c’entra Navarro? Forse nulla ma, grazie all’aiuto di una prima forzatura, potremmo paragonare questa stagione al turning point pirandelliano, poiché il catalano sta vivendo una delle annate più negative a livello personale e il Barça non sembra certo essere una delle candidate alla vittoria finale, annaspando faticosamente in un Gruppo F che, dopo la vittoria contro i moscoviti, vede i blaugrana al 4° posto (con un record di 5 vinte e altrettante perse).

8.6 punti di media, che salgono a 9.2 nelle Top 16, tirando con il 41.2% da due punti e il 33.3% da tre: certo, le partite in doppia cifra per punti realizzati sono comunque 10, delle quali tutte partendo in quintetto, ma la consapevolezza di poter dominare una competizione come l’Euroleague non è più quella di una volta. Nel dirlo, peraltro, mi piange il cuore, poiché se aveva ragione Senna nel dire che non aveva idoli ma semplicemente rispettava il duro lavoro e la passione, è altrettanto vero che nella vita sportiva un idolo va scelto quasi per necessità di un innamoramento allo sport che sboccia proprio guardando le giocate di un talento o di un altro. Quattro le partite europee stagionali in cui Navarro non ha segnato alcun canestro, cinque quelle in cui non ha mandato a bersaglio nemmeno una tripla; molte, poi, quelle in cui anche le triple in uscita dai blocchi o i floater hanno faticato ad entrare. Fase calante? Senza dubbio. Canto del cigno? Probabilmente. Senza dubbio, però, Navarro non ama essere un perdente (nessuno sportivo, ovviamente, ama esserlo, ma per Juan Carlos è proprio un’ossessione), nonostante il suo carattere schivo e “riservato” possa dare la fuorviante immagine di un giocatore introverso e con poca garra: rientrò a Barcelona dalla NBA solamente per fare la storia del club catalano, perciò pensate a come possa vivere una stagione europea in cui, finora, i ragazzi di coach Pascual di scoppole ne hanno prese e sono sul limbo di un’eliminazione che avrebbe del clamoroso se si pensa a come era iniziata la stagione.

Il problema è che, ad essere fenomeno ti abitui troppo bene e quando il fisico inizia ad abbandonarti (innumerevoli gli infortuni negli ultimi 3 anni) devi ripensare a come poter dominare ancora pur adattandoti a qualità fisiche che non sono più quelle di quando, a 27 anni, decidesti di andare in NBA a prendere poco più di 500mila dollari l’anno ed entrare nella Top 10 dei giocatori meno pagati. Peccato che quel 2007 di acqua sotto i ponti ne è passata tantissima e le soddisfazioni europee del Rey non siano state poi così tante; a quasi 36 anni, tuttavia, Navarro dovrebbe ripensare al suo modo di giocare per evitare di “sparacchiare” e allungarsi magari di qualche anno una carriera già leggendaria così? NO. MAI. Navarro è Navarro e lo è proprio per il suo modo di giocare, per quella parabola ad arco che ha illuminato tutti i parquet d’Europa; e come tale deve rimanere, perché non avrebbe senso un riadattamento, magari come play aggiunto e meno tiratore, utile ad aumentare quella che, ai miei occhi, sarebbe solo un’agonia. Navarro è la tripla: che sia ignorante o stilisticamente perfetta, Navarro è la bomba. E Dio solo sa quanto cazzo ci ha fatto innamorare, quella bomba.