“Abbiamo vinto la coppa!”: l’intervista alla ragazza sassarese la cui giustifica ha fatto il giro d’Italia

“Abbiamo vinto la coppa!”: è la motivazione che Giulia ha presentato in classe dopo aver saltato scuola il giorno dopo lo storico trionfo della sua Dinamo Sassari, squadra per cui tifa fin da bambina. Il suo libretto di giustifiche in un pomeriggio ha girato le bacheche di Facebook di tanti appassionati della palla a spicchi, molti dei quali avranno sicuramente invidiato la motivazione di Giulia: chi non avrebbe voluto saltare la scuola o il lavoro per festeggiare tutta la notte in piazza la vittoria in Coppa Italia della propria squadra del cuore? Stavolta gli dei del basket hanno premiato la Dinamo ed il popolo sardo, che si meritava una gioia in questi tempi duri. Abbiamo contattato Giulia, che è stata molto gentile e ci ha parlato della sua passione per il basket e soprattutto per la Dinamo.

Partiamo proprio dalla foto che ieri ha fatto il giro d’Italia: che cosa ti hanno detto professori e compagni quando hanno visto la tua motivazione particolare sul libretto?
«Mentre il professore faceva l’appello, io preparavo la mia giustificazione e in quel momento ho detto alla mia vicina di banco “io lo scrivo, vogliono sapere il motivo della mia assenza, ed il motivo è questo”. Solo lei ed un altro mio compagno con cui ho legato molto sanno cosa ho scritto sul cartellino, e quando hanno visto la faccia un po’ storta del mio professore mentre firmava (che non si è lasciato andare ad ulteriori commenti) e hanno visto che l’avevo scritto davvero, son scoppiati a ridere aggiungendo “tu sei matta”».

Come e quando è nata la tua passione per la Dinamo? C’è qualcuno in particolare che te l’ha trasmessa? Segui solo Sassari o un po’ il basket in generale?
«I miei genitori lavoravano nella palestra in cui venivano ad allenarsi i giocatori della Dinamo, io avevo solo 3/4 anni (si parla del ’96/’97), ma ricordo la simpatia di molti di loro come Dario Ziranu, che giocava spesso con me quando finiva di allenarsi e aspettava i compagni. Ci facevamo il solletico, io gli rompevo un sacco le scatole, e mi regalò due sue magliette col numero 4 che mi stavano enormi. Tutt’ora d’estate le indosso per dormire. C’era George Banks che mi vedeva costantemente inciampare sulle scarpe slacciate, allora lui me le allacciava. Poi mio padre amava il basket e mi portava sempre agli allenamenti e alle partite sin da piccola. Io mi divertivo, mi piaceva il basket (ho provato col minibasket ma facevo pena) e adoravo vederli giocare. Così col passare degli anni è sempre più cresciuto il mio tifo per la squadra e ho continuato a seguirla sino ad ora. Cerco di seguire un po’ tutto il basket. Seguo principalmente la Serie A Beko perché ho modo di seguirla più da vicino, soprattutto dal momento in cui è coinvolta anche la mia squadra del cuore».

Dove hai seguito la cavalcata della Dinamo in Coppa Italia? Immagino che domenica sera sei scesa in piazza con tutti gli altri tifosi: che atmosfera si respira in città?
«Ho seguito sia la semifinale che la finale in Club House, il punto principale di ritrovo per noi tifosi. Domenica, durante la partita, la tensione si tagliava a fette, ma eravamo già così contenti di essere arrivati in finale per la prima volta, guardavamo la partita con una grinta e un orgoglio enormi. Abbiamo esultato con gioia, cantato per loro i nostri cori, vissuto momenti di ansia quando vedevamo Siena che iniziava a rimontare e ammirazione per i nostri giocatori che realizzavano canestri fantastici, dimostravano ogni minuto della partita di voler giocare con l’anima. E’ stato qualcosa di indescrivibile veder ritornare in campo la nostra VERA DINAMO, ciò che realmente sanno fare i ragazzi quando uniscono il loro grande talento in un gioco di squadra formidabile. Il momento in cui è suonata la sirena per la fine della partita non me lo scorderò mai. Lacrime di gioia, abbracci e salti di felicità. Vederli salire su quel palchetto con la coppa è stata la cosa più emozionante. Tutti fuori con bandiere e sciarpe, tifosi che avevano visto la partita a casa sono corsi a festeggiare, giri in moto e in macchina sventolando la nostra bandiera e urlando “ce l’abbiamo fatta!!”. Per un giorno abbiamo scordato le bollette da pagare, l’alluvione, i problemi. Che atmosfera si respirava in città? Un’atmosfera biancoblù. E Giovanni Cherchi festeggiava e cantava con noi, il suo applauso si sentiva da quaggiù».

Ti aspettavi questo successo in Coppa Italia? Sognare lo scudetto adesso è lecito?
«Quando la mia squadra scende in campo, qualsiasi partita si debba giocare, qualsiasi trofeo o titolo si voglia raggiungere, io ci credo. Fino al 9 febbraio 2014 non avevamo mai vinto niente, ma in questi ultimi anni abbiamo maturato la capacità di vincere, di fare grandi cose. La paura di non farcela c’era, sia perché siamo sempre rimasti con i piedi per terra, sia perché ai quarti ci aspettava Milano e noi stavamo passando un periodo difficile. Ma battere l’Olimpia ci ha dato una carica maggiore, abbiamo visto che facendo squadra e lavorando col cuore potevamo raggiungere degli obiettivi. Ci abbiamo creduto fino alla fine, come sempre. E ce l’abbiamo fatta.
Con la Dinamo è sempre lecito sognare. Noi ogni anno iniziamo la stagione convinti di ciò che siamo in grado di fare sul parquet. Noi siamo abituati a sostenere la squadra sempre, pur non avendo mai vinto prima della Coppa. Non ci fermiamo a guardare i titoli, il denaro. Guardiamo la fatica e l’impegno dei nostri giocatori, il loro amore per la squadra, per questo sport e per noi tifosi. E questo ci basta per crederci sempre. Non riusciamo a raggiungere l’obiettivo? Ok, si soffre, ci dispiace, ma ci proviamo sempre fino alla fine, la stagione seguente si lavora di più e si riprova, sempre».