Interviste Serie A

BEKO Serie A – Il personaggio: Vincezo Esposito (con intervista esclusiva)

Pistoia vince ancora e cancella i fantasmi della sconfitta contro Milano nella scorsa giornata. Ora i toscani sono al comando della classifica proprio con l’Olimpia e non sono intenzionati a fermarsi: ogni gara sarà un banco di prova per vedere fin dove si può arrivare. Kirk è stato dominante, ma ancor più incisivo risulta essere il lavoro fatto da Vincenzo Esposito nel gestire un gruppo in continua evoluzione. Dopo la parentesi molto positiva nel finire della scorsa stagione a Caserta (salvezza sul campo mancata di un soffio, quando sembrava anche sperare una cosa impossibile), il coach campano è alla prima esperienza da inizio stagione in serie A. Per complimentarci con lui abbiamo pensato bene di fargli una telefonata.

Quando passi una vita all’apice difficilmente riesci a concepire la parola “mediocrità”. Ecco, Vincenzo Esposito proprio non riesce ad essere uno dei tanti. Esuberante e vincente in campo (a sedici anni come a quaranta), carismatico e sempre vincente in panchina. La sua metamorfosi ha un che di fiabesco, come la zucca di Cenerentola che diventa una carrozza. Per tutti Esposito è “El Diablo”, è uno dei più forti giocatori che siano mai nati nella nostra pazza penisola. Per tutti Esposito è “Enzino”, lo scugnizzo casertano che, assieme al compagno Gentile, ha ridisegnato il modo di vivere la pallacanestro. Per tutti Esposito è colui che ha fatto importare in Italia una delle più belle magliette mai viste nello sport (ricordate la canotta dei Raptors anni Novanta?). Ora però Vincenzo Esposito è per tutti l’allenatore della Giorgio Tesi Group Pistoia, la squadra che comanda, assieme a Milano, il massimo campionato di pallacanestro italiano.

Ad inizio stagione nessuno avrebbe immaginato una partenza così. Le regine Sassari e Milano hanno fatto da padrone i rumori estivi, con le outsiders Reggio Emilia e Venezia pronte a subentrare in caso di errori delle prime della classe. Però si sa, il nostro campionato a settembre è sempre il più scontato d’Europa, salvo poi risultare a giugno impronosticabile. Per questo, seppur sia ancora novembre, guardiamo il cammino di Pistoia sempre con meno scetticismo. E le prove, ancor prima che dalle parole, sono date dal campo: durante i quaranta minuti contro Cantù non sono mancati improvvisi ribaltoni, ma la sensazione da fuori è stata quella di una squadra in assoluto controllo del match: “Stiamo un po’ scherzando col fuoco, non capita tutte le volte di sprecare un vantaggio, finire sotto e poi riaprire la partita. Più che una prova di maturità è una prova di fortuna, dobbiamo cercare di limitare tutti questi up and down ed avere un po’ più di continuità, soprattutto difensiva, durante il corso della partita.” Vola basso Vincenzo Esposito. Sono ormai lontani i tempi spensierati del giocatore fenomenale e se di maturità di squadra non se ne può parlare, di maturità personale invece sì. Ora le responsabilità sono diverse, forse c’è la coscienza che non possa più risolvere direttamente le partite, ma che debba cercare di mantenere coeso un gruppo anche nei momenti di difficoltà. Una prova dell’Esposito allenatore ci è stata data proprio domenica, quando Cantù al terzo minuto del quarto quarto strappa il primo vantaggio della partita: Enzino si rimbocca le maniche della camicia e chiama un perentorio time out. La squadra ne esce con una tripla, gioca ancora un paio di azioni con il punteggio in bilico, ma poi prende il largo per l’allungo finale. “Ho cercato di tenere la squadra tranquilla, di reagire difensivamente e di non cercare di ribaltare il risultato con situazioni complicate in attacco, anche perché c’era abbastanza tempo. Una volta ripreso il punteggio siamo riusciti a giocare discretamente anche in difesa.”

Infatti gli avversari forzano parecchio e Pistoia può ripartire con più serenità. Il vantaggio fino a quel momento era stato maturato grazie anche e sopratutto all’ottimo lavoro di Alex Kirk, due e tredici americano classe ’91, con alle spalle cinque partite lo scorso anno assieme a LeBron James in quel di Cleveland. Un fattore determinante, un lungo affidabile nella gestione sia del pick’n’roll sia del pick’n’pop: in area mostra ottime qualità sui fondamentali schiena a canestro, mentre fuori dall’arco ha fatto vedere di aver la mano educata. Un profitto individuale di 22 punti (3/3 da tre punti), derivato però dal gran lavoro di squadra, dallo “spacing” (la nuova parola chiave del basket moderno, insomma le vecchie spaziature) perfetto che gli ha permesso tanti isolamenti nel pitturato. È qui che si vede la mano del coach. “Credo che noi abbiamo costruito la squadra attorno ad un lungo in grado non di dominare, ma di essere sempre importante in area e pericoloso dal perimetro. Sulle spaziature è ovvio, sono la parte principale del nuovo basket, dove si gioca tanto pick’n’roll. A maggior ragione se hai un centro abbastanza bidimensionale.” Basket moderno, ma pur sempre basket. Anche se sembra passato un secolo dai tempi de “El Diablo”, quando i tatticismi erano all’ordine del giorno: è facile adattarsi per un ex giocatore cresciuto in quel contesto al nuovo basket? “Aver fatto venticinque anni il professionista e sempre ad alti livelli (a parte i passaggi in serie minori a fine carriera) ed essere stato allenato da grandi allenatori è qualcosa che ti porti dentro e ti aiuta a lavorare sul campo. Tutto aiuta, ma quando alleni devi mettere da parte il fatto di essere stato giocatore e devi lavorare soprattutto con la squadra che hai per le mani.”

Un passato che però fatichi a scordare, come successe allo stesso nel 2013, quando da allenatore di una Imola prossima alla retrocessione, ripristinò canotta e calzoncini per tentare il miracolo salvezza. Tentativo reso vano da un infortunio dopo appena sei partite. Eppure, almeno personalmente, per quanto veda ormai per assodato il fatto che Esposito sia un coach, non posso fare a meno di perdermi nel suo glorioso passato. Ecco dunque che nella mente riaffiorano i ricordi (postumi, sono troppo giovane per averne di vivi) della Caserta di Gentile e dello stesso Esposito, di uno dei periodi più romantici del basket italiano. Era il 1992 quando la Juve batté finalmente Milano e portò lo scudetto a sud di Roma per la prima volta. Era Romanticismo puro, forse perché consapevoli di aver compiuto un evento unico e difficilmente ripetibile.
“Sì, credo sia irripetibile. Oggi ci sono troppi vincoli, non ci sono soldi, c’è la Bosmann, non ci sono più i settori giovanili. Ripetere Caserta credo sia una cosa irripetibile.” Neppure da Reggio Emilia, la squadra tricolore per eccellenza. “Senza nulla togliere a Reggio, il settanta per cento della squadra proveniva dal nostro settore giovanile. Si forse una squadra che ad oggi investe sugli italiani potrà ben figurare e forse anche vincere, ma ripetere l’esperienza casertana credo sia veramente inverosimile.”

Spazio dunque alle nuove frontiere, spazio a Reggio Emilia, ma soprattutto spazio a Pistoia, per un cammino cominciato alla grande e che si spera possa proseguire ancor meglio. Esposito è ormai un allenatore a tutti gli effetti, ha carisma e conoscenza, ha passione e sopporta soprattutto le pressioni per un ruolo da leader anche fuori dal campo. Sono tutti dettagli che, aggiunti alle qualità dei giocatori, potrebbero rivelarsi fondamentali per ritagliarsi un ruolo più consistente di semplice comparsa. Per ora guardano tutti dall’alto, ma dalla prossima settimana comincia una nuova battaglia, da vivere giornata per giornata e senza badare ai pronostici.