Esclusiva – Intervista a Pierfrancesco Oliva, talento della Virtus Siena trasferitosi negli USA

Chi è Pierfrancesco Oliva? Pierfrancesco è un ragazzo classe 1996 che da molti viene considerato il miglior giocatori della sua annata e uno dei migliori talenti del basket italiano. Dopo aver mosso i suoi primi passi sui parquet di Taranto, nella sua Puglia, Oliva si trasferisce a Siena a soli 13 anni per giocare nel prestigioso vivaio della Virtus Siena dove è diventato subito un elemento fondamentale vincendo anche il titolo nazionale Under-17 nel 2011. Pierfrancesco ha poi giocato con l’Under-18 confermando le sue ottime qualità anche nel prestigioso Nike International Junior Tournament in cui ha vinto la gara delle schiacciate. Questa ala di 202 centimetri ha grande esperienza anche in campo internazionale, ha infatti giocato l’Europeo Under-16 con la maglia azzurra arrivando fino alla semifinale in cui si è dovuto fermare per un infortunio. Durante la passata stagione ha fatto il suo debutto in DNB a soli 16 anni dimostrando di non avere nulla da invidiare anche a giocatori ben più esperti di lui. Questi ottimi risultati e la sua grande duttilità in campo gli hanno garantito una borsa di studio a Bergen Catholic High School, liceo di New York in cui gioca e frequenta le lezioni dallo scorso gennaio. Lo abbiamo contattato per parlare del passato, del presente e persino del futuro, perché di Pierfrancesco si può dire qualsiasi cosa ma di certo non si può negare che abbia le idee chiare riguardo la sua carriera cestistica.

Oliva Virtus

Cominciamo parlando di Siena. Hai vinto campionati nazionali, hai debuttato in DNB a 16 anni, hai giocato tornei internazionali come il Nike Junior International Tournament e hai già molta esperienza con la Nazionale. Quanto pensi sia importante per un giocatore giovane come te giocare tanti minuti e avere la possibilità di crescere su palcoscenici importanti fin da subito?
Penso che aver avuto la possibilità di giocare manifestazioni importanti sia a livello nazionale che internazionale mi sia servito molto, soprattutto per capire a che livello fossi. Il campionato senior l’anno passato mi è servito per crescere, non necessariamente giocando le partite, anche solo durante gli allenamenti e ascoltando i consigli dei giocatori più esperti di me che ho spesso sfruttato nei campionati giovanili.

Colleghiamoci agli Stati Uniti. Quello negli USA non è il tuo primo “trasloco” per via del basket, a 13 anni ti sei spostato dalla tua Taranto a Siena. Cosa vuol dire per un ragazzo così giovane lasciare gli amici e l’ambiente in cui si è nati e cresciuti per un mondo così difficile come quello dello sport?
Per me il basket è semplicemente una ragione di vita, è ciò che ho sempre desiderato e poter venire a giocare negli USA non è stato un sacrificio ma piuttosto un “impegno” che ho intenzione di portare a termine nel migliore dei modi. Ovvio, gli amici, la famiglia, tutti mi mancano ma ogni volta ripenso da dove sono partito e capisco che devo solo ringraziare Dio se sono qui.

Spiegaci un po’ come funziona la borsa di studio che hai vinto. Il tuo soggiorno minimo in America è previsto per soli 6 mesi, giusto? Anche se dovessi restare per il periodo minimo, ti sembra di rivivere la stessa situazione che hai vissuto quando hai lasciato Taranto? Altrimenti, in cosa differisce?
Per la precisione la borsa di studio riguarda due anni di high school ma io posso decidere di tornare dopo 6 mesi, anche se non penso di scegliere quest’ultima opzione. Devo dire che qui mi sono già ambientato mentre a Siena è stato tutto un po’ più complicato anche se probabilmente ciò deriva anche dal fatto che ora non ho più 13 anni. A livello di basket rivivo la stessa situazione: dalla piccola realtà di Taranto alla grande di Siena. Ora il confronto è a dir poco lo stesso.

Per arrivare a Bergen Catholic High School hai vinto una borsa di studio per cui vengono considerati decine e decine di giocatori. Cosa si prova a essere considerato uno dei migliori giocatori della tua annata a livello internazionale? E’ maggiore la felicità per questo traguardo o la pressione per il fatto di dover mantenere questo livello di eccellenza per tutta la tua carriera?
In questo caso sono solo orgoglioso. Non succede quasi mai che una scuola privata in America offra una borsa di studio a un europeo, almeno a livello di high school, perché non c’è bisogno di dire che qui non si parla di soldi fino alla NBA. La pressione non la sento. Sentire che si parla bene di me dopo una buona partita mi rende solo felice, se si parla male dopo che ho giocato male accetto le critiche e cerco di capire come fare a non ripetere una brutta prestazione.

Sei in America dall’inizio di gennaio, quali sono le principali differenze che hai constatato tra Italia e America a livello di gioco e di allenamento?
Penso che qui sia più divertente poiché ci sono tre partite a settimana e ovviamente, giocando di più, ci si annoia di meno. Gli allenamenti sono duri: tanti fondamentali e tanta difesa ma la cosa che più mi colpisce è che non importa se si hanno due partite in tre giorni, anche durante l’allenamento pre partita si lavora come se non ci fosse un domani. Penso sia la preparazione giusta perché andando avanti sarà sempre più faticoso ma al tempo stesso utile.

Hai preso in considerazione di restare negli Stati Uniti per provare, in futuro, l’avventura della NCAA? Indipendentemente dalla tua risposta e dalla tua volontà c’è stato qualche college americano che ti ha fatto sapere di essere interessato a te offrendoti una borsa di studio?
Già quando ero in Italia ero stato contattato da alcuni college, non alcuni dei più importanti a dir la verità, come Portland o Princeton. nell’ultimo periodo sono stato contattato da Davidson, Villanova, Virginia, e St. John’s dai quali sono stato invitato per una visita ufficiale. Il mio obiettivo è quello di rimanere in America il più possibile ed ovviamente la NCAA è il prossimo passo che voglio compiere.

Bergen è una delle migliori scuole del distretto che comprende New Jersey e New York e di conseguenza giocherai contro alcuni dei licei più forti d’America come St. Anthony. Cosa ti aspetti da questa avventura come giocatore e come studente/persona?
Bergen è una delle migliori scuole che ci siano ed ovunque andiamo a giocare vedo che c’è molto rispetto ed anche un pizzico di invidia da parte delle altre squadre. Di squadre buone qui ce ne sono davvero molte. Come studente/persona mi aspetto che tutto vada per il meglio e che abbia la possibilità di giocare e di studiare nel miglior college possibile.

Domanda ignorante. Bergen Catholic High School è un liceo esclusivamente maschile. Ammettilo, ciò ti ha un po’ deluso ed è stata l’unica che ti ha fatto davvero fatto dubitare se accettare o no la borsa di studio.
(Ride). All’inizio mi risultava abbastanza “strano” perché in Italia non è comune questo concetto di scuola esclusivamente maschile o femminile ma ti assicuro che trovare compagnia femminile qui è più facile di quanto si possa immaginare.

Chiudiamo in maniera un po’ più seria con un paragone. Una delle mie prime interviste la feci a Matteo Imbrò quando quest’ultimo giocava proprio alla Virtus Siena e da poco aveva fatto il suo esordio in prima squadra dopo essersi trasferito, giovanissimo, dal sud (Sicilia) a Siena. Un po’ come te. Ora, anche se ancora giovanissimo, Matteo è campione europeo Under 20 ed è il capitano di una squadra importantissima come la Virtus Bologna. Pensi di poterti rivedere nella sua storia cestistica, poter ripercorrere i suoi passi e raggiungere i suoi stessi successi?
Innanzitutto vorrei fare un grande in bocca al lupo a Matteo visto che ho da poco saputo del suo infortunio ma sono sicuro che uno come lui potrà solo tornare più forte di prima. In ogni caso non voglio ripercorrere i passi di nessuno, continuerò sulla mia strada e vedremo come andrà a finire. Mi aspetto solo il meglio.

Oliva Schiaccia

A questo punto l’intervista è conclusa. Ringrazio personalmente e a nome di tutta la redazione di My-Basket.it Pierfrancesco per la sua grandissima disponibilità e cortesia. Ovviamente gli facciamo un grande in bocca al lupo per la sua futura carriera sperando che i suoi sogni possano realizzarsi, dentro e fuori dal campo.

Foto: in copertina Oliva con la maglia della Nazionale (pagina Facebook “Federazione Italiana Pallacanestro – Le Nazionali di basket“) / Oliva in maglia Virtus Siena in azione contro la Stella Azzurra Roma (pagina Facebook “Stella Azzurra Roma“) / Oliva in volo durante la gara delle schiacciate del Nike International Junior Tournament (pagina Facebook “Stella Azzurra Roma“).