FIBA World Cup – Intramontabile Giovannoni: l’intervista con il mio idolo brasiliano

Granada – Non so se è una cosa che capita solo a me, ma spesso e volentieri quando guardo una partita di pallacanestro punto sempre a trovare un giocatore, magari non tra i più forti e famosi tra quelli in campo, da prendere in simpatia e da sostenere. Questo particolare meccanismo si è innescato in me fin dal primo giorno trascorso al Palacio Municipal de Deportes di Granada: non appena nella partita d’esordio tra Brasile e Francia, Giulherme Giovannoni ha fatto il suo ingresso in campo, anche se per pochi minuti, ho trovato il mio idolo per questa spedizione spagnola. Che poi sarebbe più corretto dire che l’ho ritrovato dato che, pur essendo di Avellino, ho sempre apprezzato “Gui” negli anni alla Virtus Bologna per il suo essere leader, condottiero spirituale, oltre che tecnico, in ogni occasione. Ovviamente a 34 anni ed in una Nazionale che conta tanti giocatori di alto livello, Giovannoni non ha più un alto minutaggio garantito, ma questo non vuol significare che non sia più un giocatore importante per il suo Paese. Volete una prova? Vi basterà guardare la partita di stasera tra Brasile e Serbia, nel caso in cui ve la foste persa. Nel secondo quarto coach Magnano ha deciso di rinunciare alle due torri a scelta tra Nene, Varejao e Splitter e di schierare Giovannoni da quattro: la mossa ha pagato alla grande, perché Gui ha segnato due bei canestri su rimbalzo offensivo e poi nel giro di 30 secondi ha sia smazzato un bell’assist in penetrazione per la tripla di Garcia che segnato egli stesso da oltre l’arco per il +18, massimo vantaggio brasiliano nella partita. Inutile dirvi che ad ogni sua giocata mi sono un po’ lasciato andare in tribuna stampa, nonostante alle mie spalle avessi dei colleghi serbi che mi lanciavano certe occhiate non proprio felicissime. Ma che volete, sono fatto così, la pallacanestro è fatta di emozioni e quando trovo un giocatore come Giovannoni in grado di trasmettermele, non riesco a trattenermi. Al termine dell’incontro, il #12 brasiliano è stato molto gentile e si è fermato a parlare con me nella mix zone.

Hai avuto un ottimo impatto sulla partita, soprattutto quando nel secondo quarto coach Magnano ha deciso di abbassare il quintetto. Secondo te qual è stata la chiave del vostro successo e come valuti la tua prestazione?
“Sono contento di essere entrato e di aver potuto aiutare concretamente la squadra a vincere l’incontro. D’altronde questo è il mio compito in Nazionale, quando posso giocare e fare il mio lavoro sono contento, ma lo sono anche quando rimango seduto e vinciamo comunque. A mio avviso, la chiave è stata la nostra difesa nel secondo e nell’ultimo quarto, mentre nel terzo loro hanno fatto una grande prestazione sotto tutti i punti di vista. Non siamo riusciti a contrastare il loro movimento di palla e ci siamo fatti rimontare, ma siamo rimasti con la testa dentro la partita e nell’ultima frazione abbiamo anche svolto un ottimo lavoro in attacco, passandoci il pallone nella maniera giusta”.

Marquinhos nei 10 minuti finali è stato decisivo con 11 punti. Possiamo dire che il suo exploit di questa sera è la dimostrazione che nella vostra squadra ci sono tanti giocatori che possono essere protagonisti?
“Credo proprio di sì, stesso coach Magnano ci dice sempre questa cosa, ovvero di non dipendere da un solo giocatore, ma di fare sempre lavoro di squadra. Noi lo stiamo facendo bene e dobbiamo fare i complimenti a Marquinhos, che si è reso autore di una grande prestazione, dandoci una grossa mano per vincere la partita. Sono contento per lui e per il team”.

Con questa vittoria siete praticamente sicuri del secondo posto nel girone. E’ un risultato che vi aspettavate alla vigilia del Mondiale?
“Sapevamo che sarebbe stato un girone durissimo. Doversi confrontare con squadre del calibro di Serbia, Spagna e Francia non è affatto facile, quindi l’obiettivo era fare di tutto per passare. Abbiamo preferito lavorare giorno per giorno e questo finora ha pagato. Il secondo posto è un risultato importante, però adesso è la fase finale quella dove le partite contano davvero”.

Una medaglia manca alla Nazionale brasiliana da ben 36 anni: secondo te avete le qualità giuste per poter puntare almeno al bronzo?
“Dobbiamo sicuramente puntare in alto, pur tenendo sempre bene a mente le difficoltà che si devono superare per arrivare a conquistare una medaglia. E’ giusto sognare in grande ed essere consapevoli che possiamo farcela, però dobbiamo continuare a lavorare giorno per giorno e non commettere l’errore di pensare troppo avanti, altrimenti si rischia di cadere prima”.