Intervista a Chiara Bisconti, assessora allo sport (e non solo) del comune di Milano

Assessora Bisconti, la nomina di Milano come sede delle Final 4 di Euroleague ha spiazzato tutti. Com’è nata l’idea di scegliere proprio il capoluogo lombardo, fermo restando che Londra era sede designata anche per il 2013/2014?
“Credo che Milano sia riuscita a vincere la concorrenza di altre importanti città europee per alcuni aspetti decisivi. Innanzitutto il fatto che siamo la città di Expo e questo porta valore aggiunto a ogni manifestazione sportiva di rilievo. Non è un caso, infatti, che Milano nei prossimi anni sarà la sede di altri eventi continentali di primissimo piano: i mondiali femminili di pallavolo nel 2014, insieme appunto alla Final 4 di basket. L’anno successivo, nel 2015, la Heineken Cup di rugby, un appuntamento che trasformerà Milano nella capitale continentale della palla ovale, e anche in questo caso si tratta di una ‘prima’ assoluta. E infine, nel 2016, la Champions League, di cui attendiamo solo l’annuncio ufficiale…  Credo quindi che la visibilità della città nei prossimi anni sia stata importante. E poi c’è da considerare la popolarità della pallacanestro nel nostro paese, che resta molto alta. E in particolare la passione che ha Milano per questo sport. Per la prima volta Milano ospita l’appuntamento più importante e prestigioso del basket continentale. È un grande successo per la nostra città e siamo orgogliosi di essere riusciti nell’impresa. Milano ama la pallacanestro, soprattutto la pratica. Ogni giorno decine di ragazze e ragazzi scendono in strada e vanno a giocare nei playground pubblici, che a Milano sono davvero tanti, un centinaio, in ogni zona. Luoghi aperti a tutti, gratuiti, dove lo sport diventa punto di riferimento per la vita del quartiere. Ecco, il nostro sforzo è proprio questo: coniugare il basket di altissimo livello favorendo contemporaneamente l’attività di base a tutti i livelli”.

L’idea è stata sua, o è stata una trovata del presidente e CEO di Euroleague Basketball Company, Jordi Bertomeu? In corso d’opera ha avuto il pieno assenso del movimento cestistico italiano, oppure ha riscontrato dubbi e obiezioni? Ha avuto contatti con qualche imprenditore per garantire sponsorizzazioni e visibilità alla manifestazione? Londra è sicuramente una città con più visibilità e popolarità di quanto lo possa essere Milano.
“Collaboriamo in maniera solida e costruttiva con NBA, abbiamo aperto un percorso virtuoso e per molti versi unico con loro. Migliaia di appassionati hanno assistito alla sfida tra Boston Celtics e Olimpia EA7 al Forum di Assago; in centinaia hanno assistito ai tiri e ai palleggi di Kobe Bryant e Kevin Durant nei campetti del Parco Sempione e di via Dezza, uno spettacolo unico e sensazionale. Ma non è l’unico attore privato con cui condividiamo progetti comuni, anzi. Recentemente Sky Italia ci ha aiutato nella riqualificazione di un campetto all’interno del parco Oriana Fallaci, in pieno centro. Oggi è uno splendido playground di street basket. In un momento di grave difficoltà delle risorse pubbliche come quello che stiamo attraversando, la collaborazione tra pubblico e privato è fondamentale. Il compito dell’amministrazione è creare le migliori condizioni possibili per l’intervento di soggetti ‘altri’ facendo sintesi tra esigenze della collettività e legittimo interesse del privato., mantenendo la barra dritta, sempre, al servizio della collettività”

Il basket italiano sta acquisendo popolarità, uscendo dalla classificazione di “sport di nicchia”. Lei pensa che la scelta di Milano possa dare ulteriore visibilità al movimento? Le Final 4 a Milano potranno essere anche un’occasione di dimostrare che,  in un periodo di crisi come questo, il made in Italy rimane un eccellenza?
“Sicuramente sì. E torno a ripetere che non sarà l’unico grande evento che avremo a Milano nei prossimi anni. L’Italia, e Milano, possiedono ancora grandissime capacità e professionalità importanti. Anche nello sport. Scontiamo anni di ritardo nell’impiantistica e una gestione delle risorse spesso schizofrenica ma abbiamo anche decine di società sportive che lavorano con attenzione e passione. Anche un evento come la Final 4 può essere un volano di rilancio per la città ma anche per il resto del territorio”

Capitolo organizzazione. Lei e suoi collaboratori avete già pensato a come organizzare una manifestazione che mancava da 12 anni in Italia?
Milano ha un’ottima capacità alberghiera, sperimentata nelle fiere internazionali come quella del Mobile che attira qui centinaia di migliaia di visitatori da tutto il mondo. Nelle prossime settimane perfezioneremo tutta la parte organizzativa soprattutto perché vogliamo che sia un evento diffuso in tutta la città. In quei giorni il basket dovrà essere nelle piazze, nei parchi. Milano, in quei giorni, sarà davvero la città della pallacanestro. Vi terremo aggiornati…”

Tornando al basket, simpatizza per qualche squadra o qualche giocatore in particolare?
“Non posso che tifare Olimpia, ma non è un obbligo, parteggio nettamente per la squadra di Milano e stiamo facendo di tutto perché possa finalmente tornare ad avere la sua casa al Palalido. Ho conosciuto personalmente Gallinari e devo dire che mi ha colpito molto. Sarò banale ma se devo indicare un giocatore dico lui, a cui auguro una lunga carriera da campione quale è”.

Si dice sempre che nel basket non circoleranno mai gli stessi capitali e investimenti che ci sono nel mondo del calcio. Lei si è fatta un’idea sul perché?
“Il calcio è sicuramente un’industria cruciale e importante del nostro paese che fatalmente attira una grande fetta di investimenti. Ma vedo crescere tanti altri sport. Penso che il tempo delle ‘sovranità assolute’ sia finito. Oggi i giovani non giocano solo a calcio ma sempre di più praticano altri sport. Il basket, sicuramente, e ho già detto quanto sia popolare in città. Ma anche lo skate, il parkour e tante altre discipline. Penso sia soprattutto una questione culturale e in questo caso i cambiamenti sono più lenti. Ma inesorabili”.