Intervista a Fabio Di Bella: “Cerchiamo di trasmettere i veri valori tramite il basket”

Mercoledì 17 Settembre una piccola delegazione di MY-Basket.it formata da Davide Quaranta e da Claudio Pavesi si è recata a Pavia per seguire l’amichevole tra l’Acqua Vitasnella Cantù e l’Openjobmetis Varese, partita organizzata in occasione del “Memorial Aldo Di Bella”. La partita, giocata al PalaRavizza con una ottima cornice di pubblico, si è conclusa con la vittoria di Cantù per 77-69 arrivata grazie a uno strepitoso Feldeine da 23 punti, nuovo acquisto in casa canturina ma già noto ai più per le sue prestazioni al Mondiale di Spagna con la Repubblica Dominicana.
La serata pavese non è servita solo per vedere all’opera alcuni favolosi giocatori, ma aveva anche il compito di raccogliere fondi da devolvere a Telethon. A margine di questo evento, organizzato da “Here You Can”, la scuola di basket fondata da Fabio Di Bella, ex giocatore di Biella, Bologna, Milano, Caserta e Montegranaro ma originario proprio di Pavia, siamo riusciti a incontrarlo e a farci spiegare cos’è “Here You Can” e a cosa mira questo progetto.

Quando e come è nata l’idea di fondare “Here You Can”?
E’ venuta tre anni fa quando con mio padre si parlava del futuro, nel senso che tutto quello che mi ha dato la pallacanestro io avrei voluto darlo ai quei giovani per far sì che, un giorno, potessero diventare dei giocatori di Serie A o comunque persone amanti dello sport a 360 gradi. Mio padre diceva sempre che la cosa più difficile era mettere le gambe alle idee, quindi ci siamo rimboccati le maniche e abbiamo messo le “gambe” a questa idea, iniziando con una quarantina di ragazzi e arrivando nel giro di 3 anni a 650. Di lavoro concreto, ne è stato fatto, e alla base di tutto c’è l’idea di diffondere la cultura cestistica nel territorio, insegnando dei valori come il rispetto, l’apprezzare la pallacanestro per quello che è e per quello che ti può dare.

Come trasmettete tutto questo? Cosa fate attivamente con i ragazzi?
Tutti i nostri istruttori alla mattina entrano nelle scuole elementari con un progetto totalmente pagato da “Here you can” per fare del basket a scuola e per cercare di fare appassionare fin da subito i bambini. Al pomeriggio, poi, diamo loro possibilità di partecipare a dei corsi gratuiti che apriamo in quei centri con la volontà di trasmettere tramite i nostri istruttori qualificati l’idea di stare insieme e di voler giocare a pallacanestro. Si può dire che ormai siamo diventati una grande famiglia, e lo si vede ad esempio dalla collaborazione che c’è tra tutti noi, in campo, ma anche, ad esempio, nell’organizzazione di eventi come questo.

Avete altri eventi in programma simili a questo?
Gli eventi ci sono: il 4 novembre ci sarà la “festa di compleanno” della Scuola. Sarà il terzo compleanno e sarà l’ennesima prova organizzativa che dovremo sostenere, ma l’appoggio degli atleti, dei genitori e dei nostri allenatori ci permette di realizzare questo ed altre cose.

Sul territorio come vi muovete? Siete sparsi in tutta Italia oppure è una cosa più circoscritta?
Quando parlo di territorio intendo, per il momento, solo quello pavese e quello di Milano sud. Siamo una realtà giovane, sono tre anni che esistiamo coinvolgendo ragazzini che mai hanno giocato a pallacanestro, quindi dal punto di vista tecnico siamo ancora “acerbi”. Non per questo non siamo attivi: la mia esperienza di giocatore di Serie A la sto cercando di portare all’interno della scuola e degli allenamenti per renderli un pochino più specifici e di un livello più alto, è chiaro che il limite non c’è, ma ci vuole tempo,continuità; diciamo che quello che stiamo facendo lo stiamo facendo bene.

Un giudizio sulla serata di oggi, visti i tanti ragazzi che han risposto e l’entusiasmo creatosi?
E’ stata una serata dal significato particolare, in più era parecchio tempo che a Pavia non vedevamo un pubblico e un coinvolgimento di famiglie del genere, visto che comunque stasera il pubblico non era composto da tifoserie organizzate che, tante volte, riempiono il palazzetto. Era un pubblico di pavesi, di giovani e di famiglie, quindi direi dieci e lode a tutti.

Intervista a cura di: Claudio Pavesi e Davide Quaranta