Intervista a Flavio Tranquillo: “Il basket italiano per rialzarsi non deve piangersi addosso”

Sabato 18 Maggio 2013 si è svolta a Pavia la quarta edizione del “BambinFestival”, manifestazione interamente dedicata ai bambini, nell’ambito della quale è stato chiamato a parlare anche Flavio Tranquillo, che è stato il principale protagonista della conferenza “Sport e Legalità” in quanto autore del libro “I dieci passi: piccolo breviario sulla legalità”. Abbiamo raggiunto il famoso telecronista al termine dell’incontro per porgli qualche domanda sui Playoff NBA, ma anche sul suo primo libro, scritto a quattro mani con il magistrato Mario Conte, e questo è ciò che ne è uscito.

I San Antonio Spurs si stanno giocando l’ennesima finale di Conference, ma il tempo scorre inesorabile e a breve dovranno rinunciare al trio che li ha resi grandi, quello formato da Tony Parker, Manu Ginobili e Tim Duncan. Cosa c’è nel futuro dei texani e come riusciranno a superare un momento così determinante?
”Mi fa ridere perché ricordo che già 6-7 anni fa se ne parlava, adesso direi che per almeno un altro paio d’anni non se ne parla. Prima o poi, ovviamente, succederà, però ora sembrano un po’ le profezie dei Maya (ride). Prima o poi succederà e non sarà come era prima, però si stanno organizzando da talmente tanto tempo che, forse, in qualche maniera riusciranno a rendere meno traumatico il passaggio, anche se altri tre così non crescono sugli alberi.”

I Lakers sono appena usciti da una stagione molto deludente: tra cambi di panchina, la morte di Jerry Buss, il caso Howard e l’infortunio di Kobe sembrava che non ci fosse mai limite al peggio. Come ripartiranno i gialloviola nella prossima stagione? Cambieranno molto?
“Phil Jackson ieri al “Jay Leno show”, in risposta ad una domanda sui Lakers ha risposto: “Quanto è lunga la trasmissione?”… Ecco, se avessimo un paio di mesi potremmo cominciare ad impostare l’argomento (ride). In realtà credo che ripartiranno così come sono: non vedo come possano rinunciare ad Howard, non vedo stabilità, non vedo sicurezza, non vedo coerenza, però è diverso partire con un certo gruppo e avendo Howard (se lo tengono) con un contratto pluriennale piuttosto che con l’incertezza del “vado-non vado”. Se poi lo stesso Howard e Nash stessero bene, a pallacanestro si potrebbe comunque giocare. “

Hai citato Phil Jackson che recentemente è tornato di attualità: il “Maestro Zen” collaborerà con i Detroit Pistons, ma si parla di lui anche come futuro presidente dei Lakers. C’è davvero qualche possibilità di vederlo come patron dei gialloviola? Il suo ruolo ai Pistons sarà marginale o permetterà loro di fare la differenza?
“ Tornare a far parte dei Lakers mi sembra difficile ormai, visto che tutto lascia pensare che almeno all’inizio ripartano da dove erano. Coi Pistons penso che sia una questione, al massimo, di dare una consulenza sull’allenatore: non lo vedo più coinvolto e Detroit non mi sembra una situazione stimolante per andare oltre questo.”

Torniamo ora in Italia, dove ogni anno sempre più squadre sono costrette a rinunciare a disputare i campionati più importanti per problemi economici. Il basket italiano riuscirà a tornare ai grandi livelli del passato? Ciò potrebbe succedere con una politica incentrata principalmente sull’utilizzo di giovani italiani? Non potrebbe fare la differenza anche in ottica della Nazionale?
“Il discorso del campionato è un discorso di natura economica: se c’è un modello di business virtuoso si producono risorse che vengono investite di nuovo e poi vanno in ascesa, oppure, come nel caso del campionato italiano, il modello economico non c’è, quindi non è virtuoso, quindi produce esattamente il contrario.
Il discorso della Nazionale è diverso: investire sui giovani è un bellissimo concetto, però la Nazionale è la rappresentanza dei migliori 12, che poi stiamo parlando dei migliori 5, 6, 7 o 8, che fanno la differenza in un torneo di due settimane. Sono due discorsi legati sì, ma non così tanto: l’importante è non piangersi addosso parlando di “aria fritta” o di “fuffa”, ma parlare di questioni solide: se ci sono risorse si fà la pallacanestro bene, se si fa la pallacanestro bene è dimostrato che nascono i Bargnani, i Belinelli, i Gallinari, i Marzorati, i Caglieris, i Villalta e i Meneghin. Se si fa male, no. Punto.”

Visto l’incontro che si è appena concluso, cambiamo radicalmente argomento: difficilmente da un giornalista sportivo ci si aspetta un libro che non parli di sport. A questo proposito, come è nata l’idea di “10 passi”, un breviario sulla legalità scritto a quattro mani con un magistrato (Mario Conte n.d.r)?
“L’idea è nata dal caso, dal senso di colpa per essermi occupato troppo poco di questo in un periodo importante della mia vita, dall’aver incontrato persone che mi hanno aperto gli occhi e, tramite questo processo, dalla presa di coscienza del fatto che non si tratta di una battaglia tra buoni e cattivi, ma si tratta di una questione che influisce su tutto quello che facciamo noi, sulla nostra condizione personale, sociale, economica e quindi, siccome mi compete, sono chiamato per la mia quota-parte (un sessantamilionesimo) ad occuparmene.”

E’ stato difficile parlare di temi delicati come possono essere la legalità e la mafia con persone così giovani (4° e  5° elementare)? Che differenza c’è rispetto al parlarne con gente di 20/25 anni?
“ La risposta provocatoria è che non è solo più facile (e questo non è provocatorio, ma oggettivo), è che dobbiamo lavorare con questi, perchè i 20-25enni ormai o sono già da una parte, o sono dall’altra. In realtà, è un po’ provocatoria, ma non lo è totalmente. Voi cercate di essere dei 20enni diversi…(ride).”

 

Un ringraziamento a Gianmaria Este per aver reso possibile questa intervista.

Photo: stillballinblog.wordpress.com