Intervista a Rudy Gay: “Per Team USA posso essere un leader. Ho trasformato il mio gioco per vincere”

Dal nostro inviato a Bilbao, Claudio Pavesi

Appena prima della partenza di Team USA verso Barcellona ho avuto l’occasione di parlare con Rudy Gay, ala di Team USA e dei Sacramento Kings, riguardo questo Mondiale. Rudy Gay è certamente uno dei giocatori più interessanti di Team USA con cui discutere dato che si è aggregato alla squadra solo all’ultimo momento per sostituire Kevin Durant e ha accettato di cambiare il suo stile di gioco trasformandosi in ala grande per il bene della squadra. Ecco cosa mi ha detto.

Rudy, in questa competizione stai partendo dalla panchina, un ruolo che nella tua carriera non hai mai avuto. Come ti sei adattato a questa situazione?

Sarò onesto, inizialmente non è stato facile adattarsi a un ruolo diverso rispetto a quello a cui sono abituato ma è qualcosa che ho fatto con piacere perché so che mi renderà un giocatore migliore, ogni giorno infatti imparo molto, sia da Coach Krzyzewski che dai miei compagni. Ogni giorno è una prova, un test nuovo per me, ma so che il mio compito è quello di entrare in campo e creare buone giocate offensive, così come quello di portare un po’ di energia. Sono concentrato sui miei compiti e voglio portarli a termine nel modo migliore possibile.

Sei stato l’ultimo ad arrivare in squadra per sostituire Durant. E’ stato difficile ambientarsi in fretta sia sul parquet che in spogliatoio?

All’inizio non è stato facile perché sono dovuto entrare in una squadra che teoricamente era costruita su altri giocatori, Coach K infatti ha le sue idee di basket e il suo gruppo in mente ma è un grande allenatore per cui ci ho messo davvero poco per ambientarmi. Gli altri giocatori sono stati insieme per più tempo quindi ci vuole un po’ perché anche io entri perfettamente nei ritmi della squadra ma alcuni di questi ragazzi già li conoscevo, inoltre quest’anno ho giocato metà stagione con Cousins quindi l’ambientamento in spogliatoio è stata la parte più facile. Per quanto riguarda il lavoro in campo posso dirti che ogni giorno facciamo dei miglioramenti, ci troviamo con più facilità e la difesa diventa sempre più solida.

Hai già giocato e vinto questa competizione nel 2010. Anche per questo hai deciso di rispondere così in fretta alla chiamata di Coach K?

Certo, se non avessi vinto nel 2010 non sarei stato così entusiasta di giocare il Mondiale anche quest’anno. E’ una competizione molto importante ed è sempre bello rappresentare la propria nazione quindi non ci ho messo molto ad accettare l’invito di Coach K.

Questa squadra è molto giovane e tu non sei solo uno dei giocatori con più anni di esperienza in NBA ma, come detto, sei uno dei pochi ad aver già giocato questa competizione. Per questo motivo ti senti un po’ un leader in questo gruppo?

Può essere, perché no. So di essere un veterano in questo gruppo e, come hai detto tu, ho già vinto questa competizione ma al momento preferisco concentrarmi su ciò che devo fare in campo e migliorarmi come giocatore. La leadership è una conseguenza.

Sei probabilmente il giocatore che più ha cambiato il proprio stile di gioco per aiutare la squadra: stai giocando molto più a centro area e spalle a canestro, inoltre stai tirando meno e con percentuali più alte. Parlaci di questa tua transizione.

Ho solo cercato di aiutare la squadra e di migliorare il mio gioco. So di avere un ruolo diverso rispetto a quello che ho in NBA e il mio gioco deve cambiare di conseguenza. E’ vero, sto giocando maggiormente in post ma sto anche cercando di coinvolgere maggiormente i miei compagni e di muovermi diversamente sul perimetro così da rendere più completo il mio gioco.

Che ne pensi delle regole FIBA? Ti sei adattato in fretta?

Sono adattamenti che bisogna fare per forza di cose se vogliamo continuare a essere una squadra dominante, siamo giocatori professionisti ed è il nostro compito adattarci. Cambierà qualche regola ma è pur sempre basket, questo è l’importante.

In questa FIBA World Cup 2014 abbiamo visto anche il ritorno sui campi di Derrick Rose ed è sembrato in un’ottima forma fisica. Tu lo vedi tutti i giorni, puoi dirci se ti sembra tornato lo stesso giocatore che era prima dell’infortunio?

Lo vedo davvero bene dal punto di vista fisico. Dopo la ricaduta dell’anno scorso ha imparato a controllarsi e infatti in questo Mondiale non sta facendo eccessivi sforzi, non vuole spingere troppo sulle ginocchia. E’ una decisione saggia perché dopo un tale stop chiunque vorrebbe mostrare al mondo di essere al massimo ma così si rischierebbe solo un altro infortunio. Derrick si sta prendendo i suoi tempi e, gradualmente, sta tornando alla forma passata.

Giocate moltissimo ma avete fatto in tempo a vedere qualcosa di Bilbao?

Abbiamo fatto giusto un giro perché tra partite e allenamenti non abbiamo avuto tempo. Ero già stato in Spagna, a Madrid con i Memphis Grizzlies, ma mai a Bilbao. Bella città, molto pulita e con un centro molto carino. Ci hanno raccontato anche un po’ di fatti storici sulla città ed è stato parecchio interessante.

Ringrazio sinceramente Rudy Gay per la gentilezza e per il tempo dedicatomi, ringrazio anche Frank Miller e tutto l’ufficio stampa di Team USA per l’aiuto datomi nella realizzazione di questa intervista.

Foto: basket4us.com