Intervista a Sheryl Swoopes, da leggenda della WNBA a coach delle Loyola Ramblers

Ci sono giocatori che conoscono tutti indipendentemente da quanto si possa essere fan di un certo sport, si può non seguire il calcio ma non si può non conoscere Maradona, Pelè o Messi e anche chi non segue il basket sa chi è Michael Jordan, allo stesso modo è quasi impossibile non sapere chi sia Sheryl Swoopes pur non seguendo il mondo del basket femminile. La Swoopes ha rappresentato la nascita e lo sviluppo della WNBA per molti anni insieme a Lisa Leslie in una sorta di eterno duello in stile Magic Johnson e Larry Bird. Sheryl Swoopes, classe 1971, può vantare 6 convocazioni all’All Star-Game WNBA, 3 titoli di MVP, 3 titoli come miglior difensore dell’anno, 2 titoli come miglior realizzatrice della WNBA, 3 ori olimpici con Team USA e 4 titoli WNBA consecutivi. La Swoopes vanta anche alcune stagioni in Europa con Bari, Taranto, Samara in Russia e l’Esperides Calliteas in Grecia ed è anche l’unica donna a cui la Nike abbia mai dedicato una scarpa personalizzata: la Air Swoopes.
Ora la Swoopes è in cerca di sfide, dopo una breve parentesi da telecronista per Texas Tech, la sua alma mater, ha deciso di accettare il lavoro da capo allenatrice delle Loyola Ramblers, college di Division I in NCAA. My-Basket.it ha avuto l’occasione di incontrarla e scambiarci qualche parola nella bella cornice dell’NCAA Italy Tour a Vicenza dove le Ramblers affronteranno l’AS Vicenza il 19 agosto e le Chemcats Chemnitz il 21 agosto. Ecco cosa ci ha detto, ovviamente troverete le domande in grassetto e di seguito la risposta di Sheryl Swoopes.

Hai smesso di giocare pochissimo tempo fa, nel 2010/11, come mai quindi hai deciso di cominciare ad allenare così presto? E soprattutto perché proprio a Loyola?
Dici che era presto? (ride). Lo so, capisco che può sembrare presto ma mi sentivo pronta, ho realizzato ogni obiettivo possibile come giocatrice, anche di più di quanto mi aspettassi ed ero pronta per una nuova sfida e volevo che fosse sempre nel mondo del basket ed essere a Loyola è fantastico, è proprio il posto giusto per me sia come coach che come persona e madre. E’ proprio dove volevo essere. Non vedo l’ora di cominciare questa nuova avventura come allenatrice. Loyola mi è sembrato il posto perfetto per cominciare perché in passato questo college non si è mai reso famoso dal punto di vista sportivo sia per quanto riguarda i programmi sportivi che femminili, è sempre stato un simbolo dal punto di visto accademico, e lo è tutt’ora, per questo voglio provare a cambiare la mentalità e la cultura di questo ateneo verso gli sport partendo ovviamente dal basket. Voglio fare in modo che Loyola abbia una mentalità vincente anche in ambito sportivo, soprattutto cestistico. Quando sono stata chiamata al primo colloquio per il posto di allenatrice ero molto nervosa ma avere l’opportunità di cominciare la carriera di allenatrice come capo allenatrice di un programma di Division I non capita tutti i giorni, avere la possibilità di interagire e lavorare con ragazze giovani dentro e fuori dal campo è qualcosa di eccezionale. Mi sento davvero onorata e felice, non potevo chiedere di meglio.

Cosa ti aspetti da questa tua prima stagione da head coach e che risultati pensi di poter ottenere con le Ramblers?
Se devo essere totalmente onesta non so bene cosa aspettarmi e non so cosa aspettarmi dalla squadra in termini di risultati, d’altronde non conoscevo personalmente le giocatrici fino a poco tempo fa, non ho nemmeno gestito il recruiting ma sto cominciando a conoscerle bene e loro stanno imparando a conoscere me, stanno diventando le mie giocatrici. Al momento ciò che più mi interessa è lavorare con loro giorno per giorno, far capire loro cosa voglia dire lavorare duro per un obbiettivo e competere ad alti livelli. Ovviamente tutti vogliono vincere e portare a casa trofei importanti ma prima di tutto voglio insegnare a queste ragazze cosa voglia dire lottare, competere dando sempre il massimo e giocare duro con dignità e grazia. Ovviamente voglio anche che queste ragazze si divertano il più possibile così come io cercherò sempre di divertirmi e di essere il miglior coach possibile sia dentro che fuori dal campo.

Durante questi giorni di NCAA Italy Tour abbiamo avuto l’occasione di vedere giocare squadre come Stanford, Kansas State, Arkansas e Dayton. Cosa ne pensi di queste squadre? Pensi che questo evento sia utile anche per osservare questi altri prestigiosi college?
Ovviamente conosco Stanford, è un programma davvero eccezionale e conosco coach Tara VanDerveer dato che è stata anche il coach di una squadra olimpica di cui ho fatto parte. L’ho sempre rispettata molto sia come persona che come allenatrice.
Kansas State la conosco molto bene da sempre perché gioca in Big 12, la stessa conference di Texas Tech, l’università dove ho giocato, ed è un avversario sempre temibile.
Ammetto di non conoscere bene Dayton e non so bene cosa aspettarmi da loro.
Per Arkansas vale lo stesso discorso di Dayton quindi non so bene cosa aspettarmi da queste ragazze.
Su una cosa però sono certa: questo evento è una cosa davvero positiva e utile non solo per le squadre italiane ma anche per i vari college che ne prendono parte dato che possono affrontare giocatrici professioniste ed esperte oltre che abituate ad un basket diverso dal nostro. La nostra prima partita della stagione sarà contro Louisville e sarà davvero una sfida difficile ma grazie a questo evento posso conoscere meglio le mie ragazze e capire su cosa devono lavorare maggiormente, inoltre questa esperienza serve a far guadagnare alle giocatrici maggior fiducia nei propri mezzi in vista delle prime partite stagionali.

Di sicuro non è la tua prima volta in Italia dato che in passato hai già giocato in questo paese con Bari e Taranto. Cosa ne pensi dunque delle città che hai avuto l’opportunità di vedere in questo nuovo viaggio nel Bel Paese?
L’Italia è fantastica. Oggi siamo state a Venezia ed è stata un’esperienza bellissima sia per me che per le ragazze. Come hai detto ho già vissuto in Italia durante la mia carriera da giocatrice ed è anche per questo che ogni volta che ci ritorno mi sento a casa. Questa volta però è tutto diverso, ora sono un’allenatrice e non più una giocatrice, ho potuto approfittarne per godermi al meglio la mia permanenza e imparare quante più cosa possibili sulla cultura e gli stili di vita italiani. Capisco l’italiano meglio di quanto lo parli e ciò mi ha permesso di capire alcune cose interessando anche da piccole cose come le conversazioni nei ristoranti. Sono felice di aver potuto vivere questa esperienza con la squadra e con mio figlio e sono certa che sarà fondamentale per il nostro bagaglio culturale, ci permetterà di tornare a casa con un rinnovato senso di gratitudine per ciò che viviamo ogni giorno.

L’ultima domanda è un po’ particolare, è più che altro una curiosità. Come ben saprai Mark Cuban ha pensato di offrire un contratto al super talento del basket femminile Brittney Griner un contratto con i Dallas Mavericks. Cosa ne pensi? E’ solo una mossa commerciale o ritieni che una come la Griner possa avere effettivamente una chance di giocare in NBA?
Penso che Cuban sia bravissimo nel fare ciò che è meglio per Dallas anche e soprattutto dal punto di vista della promozione, sa sempre cosa fare e cosa dire nel momento giusto ed è proprio quello che ha fatto anche in questo caso. Penso che alla Griner avrebbe solo fatto piacere provare ad allenarsi con Dallas, qualunque giocatrice al suo posto sarebbe stata ben felice di accettare ma è ovviamente una condizione irrealizzabile: in NBA i giocatori sono più grossi, più potenti fisicamente, più veloci e saltano più in alto, è un mondo totalmente diverso. Adoro Brittney Griner come giocatrice, è un talento fantastico ma decisamente non può giocare in NBA nel modo più assoluto. La cosa positiva per lei sta nel fatto che non ha bisogno della NBA per essere una giocatrice professionista, ora infatti la WNBA è sempre più efficiente ed organizzata e in alternativa c’è sempre l’Europa che offre tantissimi campionati di livello molto alto. Penso che la Griner abbia davanti a sé un futuro radioso e che al momento sia nel posto che più le si addice per maturare e fare bene.

 

Ringraziamo la gentilissima Sheryl Swoopes per la disponibilità e tutto lo staff dell’NCAA Italy Tour, Marco Fabbian e Ales Masetto in primis, per aver aiutato a realizzare l’intervista.

Photo: Sheryl Swoopes alla presentazione come head coach di Loyola. // dnainfo.com