Intervista ad Andrea Picarelli, campioncino prodigio con l’EA7, trasferitosi in USA (ma solo per quest’anno)

Andrea Picarelli è una guardia classe ’96 che l’anno scorso ha condotto alla vittoria del campionato italiano l’U17 dell’Olimpia Milano. Se ciò non bastasse, il ragazzo ha anche vinto un Europeo U16 con la maglia della Nazionale nel 2012, conquistandosi minuti importanti nelle rotazioni. Abbiamo avuto il piacere di intervistarlo, facendo quattro chiacchiere veloci sulla nuova esperienza che sta vivendo negli States: infatti, Picarelli, ha scelto di studiare e giocare per un anno alla Sunrise High School di Wichita nel Kansas, con la promessa di tornare in maglia Olimpia. Ecco a voi l’intervista integrale che ci ha rilasciato. Noi, intanto, gli facciamo i nostri migliori auguri per divertirsi, migliorare e tornare a casa ancora più forte di prima.

1) Hai vinto il titolo nazionale Under-17 quindi mi viene istintivo chiederti come mai hai deciso di lasciare una squadra di questo livello per provare l’avventura Americana? Cosa ti aspetti da questa esperienza?
La decisione di partire è stata presa verso gennaio, certo non è stato facile dividersi da una squadra così, ma l’opportunità era troppo ghiotta, non potevo rifiutarla. Mi aspetto principalmente di migliorare atleticamente ma anche da un punto di vista umano.

2) I miglioramenti mostrati da Della Valle all’Europeo Under-20 dopo la sua esperienza a Findley Prep e Ohio State hanno influito sulla tua decisione di volare verso gli Stati Uniti?
Certamente Della Valle è un esempio da cui è partita la mia avventura, un idolo per me, spero di riuscire a migliorarmi molto come ha fatto lui.

3) Sei un ragazzo giovane e la vita liceale non è fatta solo di studio e basket. A questo proposito, andrai a vivere a Bel Aire, un piccolo posticino vicino a Wichita in Kansas, non proprio Milano come numero di abitanti e stile di vita. Pensi che l’adattamento alla tua nuova casa possa essere una delle maggiori difficoltà che dovrai affrontare? Anche perché sarai solo, senza famiglia e amici.
Si è stata una delle maggiori difficoltà, non sono state per niente facili le prime settimane lontano dalla famiglia e dagli amici più cari, ma ora mi sono ambientato e mi trovo benissimo. Ho conosciuto ragazzi fantastici che mi hanno aiutato dal primo giorno.

4) Sei in una delle squadre più forti del Kansas e molti dei tuoi compagni hanno un futuro già scritto nella Division I della NCAA. Cosa ti aspetti dalla prossima stagione sapendo che la vostra squadra è tra le più attese e “obbligate” a vincere tanto?
È bellissimo, mi alleno con gente fortissima; un ragazzo ha appena annunciato che andrà a Michigan State , uno dei miglior college, ma anche gli altri hanno offerte da ottimi college. Ho saputo che l’anno scorso hanno perso solo una partita , sarebbe bello ripetersi.

5) Proprio perché Sunrise Christian Academy è un’ottima squadra, quali sono le tue aspettative? Ti aspetti di giocare comunque tanti minuti o pensi che il rischio è quello di essere sacrificato a favore di giocatori che meglio conoscono il campionato locale?
Il livello è altissimo, non so quanto potrò giocare, ma cercherò di guadagnarmi più minuti possibili; tuttavia, anche solo confrontarsi ogni giorno con questi giocatori è una bella sfida.

6) Proseguiamo con questo discorso. Il basket liceale americano è comunque maggiormente fisico e atletico rispetto al basket giovanile italiano, quindi quali pensi siano i tuoi punti di forza e quali i punti deboli in un ambiente così diverso?
Sicuramente il mio punto di forza è il tiro sia piazzato che dal palleggio, mentre di punti deboli ne ho molti; quello più rilevante è certamente il minore atletismo rispetto ai liceali americani.

7) Dal 17 al 20 gennaio giocherai anche il Flyin’ To The Hoop, un torneo che opporrà alcune delle migliori squadre liceali di tutti gli USA, un evento che negli anni precedenti ha portato al palazzetto più di 20’000 persone grazie anche alla presenza di gente come Anthony Davis e Anthony Bennett, le prime scelte assolute degli ultimi due Draft. Quest’anno, oltre a te, ci sarà anche Emmanuel Mudiay, uno dei migliori giocatori al mondo nella sua annata, e circa 20 tra i migliori 70 liceali d’America. Pensi che un palcoscenico del genere posso essere utile per te e per la squadra? Anche solo a livello di visibilità.
Non so ancora molto a proposito dei tornei o delle squadre. Ho visto video dei migliori giocatori dell high school…Pazzesco! Sará un piacere confrontarsi con loro e di sicuro imparerò qualcosa nel giocarci contro. La prima partita ufficiale, sarà proprio contro il secondo giocatore più forte degli USA della sua annata.

8) Secondo il sistema scolastico americano, quello che andrai ad affrontare sarà l’ultimo anno di liceo e per questo potrai ricevere borse di studio dai college. Hai già deciso di tornare in Italia dopo un anno negli USA o stai pensando di intraprendere una carriera in NCAA?
Sto frequentando l’ultimo anno di high school, ma sinceramente non ho ancora deciso cosa farò l’anno prossimo. L’idea di continuare con il college mi attrae molto, ma tutto dipenderà dal mio rendimento di quest’anno; spero di riuscire a ricevere qualche offerta, perché sarebbe fantastico.

9) Come stai vivendo questo momento negli States e cosa cambia rispetto alla vita che facevi a Milano? Avrai intenzione di tornare a Milano in 1° squadra prima o poi, così vinciamo qualcosa?
Lo sto vivendo con alti e bassi, a volte mi diverto molto, altre invece mi mancano la mia famiglia e i miei amici, però non rinnego la mia scelta. La vita qua è totalmente diversa: la scuola dura fino alle 15.30, poi facciamo pesi e verso le 6 pm allenamento, che spesso dura più di 2h. Qualche settimana ci alleniamo anche alle 5.30 am, prima di andare a scuola. Gli allenamenti sono molto più duri, si lavora molto sulla parte atletica anche durante l’allenamento di basket. Questi cambiamenti mi hanno creato alcune difficoltà, e anche la conoscenza della lingua nel primo mese era un problema. Quando sono in difficoltà penso che tutto questo mi farà diventare un giocatore migliore, e mio padre da questo punto di vista mi aiuta molto, avendo sempre consigli utili da darmi. Tornare a Milano in prima squadra? Magari, sarebbe fantastico giocare ad un livello cosi alto e nella mia città natale.

Intervista a cura di Marco Arcari e Claudio Pavesi