Interviste NCAA

Intervista esclusiva con Max Hooper, il tiratore che sta facendo la storia NCAA a modo suo

Quest’anno nella NCAA c’è un giocatore che sta facendo qualcosa di inaudito. Avete mai sentito parlare di Max Hooper? È un senior dell’Università di Oakland che si sta distinguendo dalla massa per una statistica decisamente singolare: finora ha tentato 178 conclusioni, tutte da dietro la linea dei tre punti. TUTTE.

Mai nessuno nella storia della pallacanestro collegiale era arrivato a questo punto della stagione con 178 tiri consecutivi da oltre l’arco. Qualcuno potrebbe magari pensare che con una statistica del genere non si vincono le partite, ma non è esattamente così: Hooper è un tiratore molto efficiente, l’undicesimo nell’intera NCAA per percentuale da tre (46.6%) e il secondo per triple realizzate (83). In più, quando segna almeno 4 canestri in una partita, i suoi Golden Grizzlies hanno un record eccellente (9-2, mentre quello complessivo è di 15-8).

Sarebbe inoltre sbagliato pensare che quella di tirare esclusivamente da tre sia una scelta precisa della guardia di Oakland, ma bensì è una conseguenza del sistema offensivo di coach Kampe, che prevede dei giochi specifici per consentire a Max di prendere una tripla. Se state pensando di catalogarlo come il classico giocatore unidimensionale, che dopo il college potrà far poco, anche in questo caso ci permettiamo di dissentire: semplicemente non c’è alcun motivo per cui Hooper cambi il suo approccio in campo, dato che questo ragazzo ha le stimmate del vero specialista professionista che con il suo tiro da tre può fare una differenza importante. E ciò è testimoniato anche dal fatto che Oakland segna 1.30 punti per possesso quando Hooper è in campo (1.12 quando è in panchina), un dato superiore a quello di ogni altra squadra.

Oltre a tirare solo da tre, nel corso delle prime 23 partite di questa stagione la guardia dei Golden Grizzlies ha messo a referto 11.5 punti in 25.1 minuti di media, con un career-high di 27 punti con 9/14 da oltre l’arco, stabilito il 23 gennaio nel successo con Green Bay. L’ultima volta che ha tentato una conclusione da due punti? Il 18 febbraio 2015, in una vittoria per 76-67 contro Wright State. Prima di questa stagione, il nome di Hooper era sconosciuto ai più: la sua carriera collegiale era iniziata ad Harvard, dove ha però giocato solo due partite, per un totale di quattro minuti ed un tiro tentato… ovviamente da tre. Si è così trasferito a St. John’s, dove ha disputato 25 gare con 3.2 punti in 9.0 minuti di media, ma soprattutto ha tirato con il 40.3% da oltre l’arco (25/62). Nella scorsa stagione è poi passato a Oakland: qui è diventato quello che è oggi, uno degli specialisti più temibili della NCAA, grazie anche e soprattutto alla guida di coach Kempe, che ha confermato di avere un rapporto speciale con i tiratori da tre, dopo aver reso Travis Bader il migliore di sempre nella storia della pallacanestro collegiale.

Per conoscere meglio Max Hooper e la sua statistica senza precedenti, vi lasciamo con un’intervista gentilmente concessaci dall’ufficio stampa dei Golden Grizzlies.

La statistica più folle della pallacanestro collegiale appartiene a te: finora hai tentato 178 conclusioni, tutte da oltre l’arco. Come spieghi questa statistica?
«Penso che nasca dallo stile di gioco che abbiamo ad Oakland. Prima di me, coach Kampe ha avuto una lunga serie di grandi tiratori da tre punti e una parte importante del suo sistema offensivo è pensato per consentirmi di prendere tiri aperti. Ciò non toglie che sono comunque sorpreso per il fatto di non aver ancora tentato un tiro da due. C’è anche da dire che gioco con la miglior point guard in circolazione a livello collegiale (Kahlil Felder, ndr), che mi mette costantemente nelle condizioni di prendere tiri aperti, quindi lui è una componente importante all’interno di questa statistica».

Stai viaggiando con un career-high del 47.0% da oltre l’arco. Al di là del fatto che il sistema di coach Kampe è perfetto per le tue caratteristiche, possiamo dire che rispetto alla scorsa stagione sei migliorato molto individualmente? Che tipo di lavoro hai svolto per diventare un tiratore così efficace?
«Mi sono allenato molto duramente nell’ultima offseason per essere capace di uscire più velocemente dai blocchi e di spedire sul fondo della retina i miei tiri, anche se non sono perfettamente in equilibrio o se ho il difensore addosso. Quest’estate sono stato a Charlotte, in North Carolina, dove ho lavorato tutti i giorni per sei settimane con “Accelerate Basketball” e con Anthony Morrow dei Thunder. Quest’ultimo è uno dei migliori tiratori della NBA e per me è stato importante poter studiare i suoi movimenti e il suo rilascio estremamente rapido. Ho anche giocato con Felder nella Moneyball Pro Am (summer league di Lansing, Miami), la nostra squadra ha vinto l’intero torneo. In quell’occasione ho potuto migliorare l’intesa con lui, tanto che ormai so già come e dove potrebbe passarmi il pallone».

Puoi raccontarci il preciso momento in cui ti sei innamorato di questo sport? Che cosa significa il basket per te? C’è qualche giocatore in particolare a cui ti sei ispirato?
«Avevo quattro anni, ero andato a sciare nello Utah con mio padre. Era sera e stavamo guardando la partita dei Jazz, che stavano distruggendo gli avversari. Ad un certo punto dissi “papà, questa è la squadra più forte di sempre”. Mio padre, che era nato e cresciuto a Chicago, mi rispose “no, c’è questo tizio calvo che indossa il numero 23 e che gioca con i Bulls, lui è il migliore”. Quell’anno i Bulls si ritrovarono contro i Jazz nelle Finals e vinsero. Da allora, mi innamorai perdutamente della pallacanestro. Durante l’adolescenza, il mio giocatore NCAA preferito è sempre stato J.J. Redick per il modo in cui esce dai blocchi e segna triple con gli avversari appiccicati ai suoi pantaloncini. Ho osservato, e osservo ancora, giocatori come Ray Allen, Kyle Korver, Reggie Miller, Steph Curry e Klay Thompson: cerco sempre di studiare tutte le tecniche che possono aiutarmi a migliorare».

Com’è il tuo rapporto con Kahlil Felder? Sta dimostrando di essere un giocatore speciale a livello collegiale.
«Mi trovo benissimo con lui. Ognuno di noi trae vantaggio dalla presenza dell’altro. Quando siamo in campo contemporaneamente, Kahlil può attaccare il ferro più facilmente, dato che è raro che il mio difensore mi lasci libero, ma se ciò dovesse accadere, lui è bravissimo a darmi la palla per un tiro veloce».

Quest’anno nel massimo campionato italiano è sbarcato Brady Heslip, uno dei migliori tiratori da tre che abbiamo visto in NCAA negli ultimi anni. Pensi che una carriera da professionista in Europa possa essere un’opzione per il tuo futuro?
«Da quando avevo 4 anni, il mio sogno è sempre stato quello di giocare nella NBA. Lavoro tutti i giorni con questo obiettivo in testa. Non so cosa mi riserverà il futuro dopo quest’anno, ma credo di poter eccellere come giocatore di basket professionista. Poi, una volta che la mia carriera da giocatore sarà finita, ho intenzione di diventare un allenatore perché la pallacanestro è la mia più grande passione».