Lunga chiacchierata con Killa Cali: “Al momento penso solo a ‘Ottobre’… e ai Phoenix Suns”

Dopo un discreto periodo di inattività tornano le interviste musicali di My-Basket.it. Oggi torniamo a chiacchierare con un amico di My-Basket.It: Killa Cali, rapper pugliese ormai trasferitosi a Roma che il 22 Novembre festeggerà l’uscita del suo nuovo album chiamato Ottobre. Dato che la chiacchierata sarà bella lunga non perdiamo altro tempo e lanciamoci nell’intervista. Prima però, come al solito, dedichiamoci una canzone, precisamente “Ricominciare”, il primo singolo estratto da “Ottobre”.

La volta scorsa abbiamo parlato di come è nata la tua passione per il basket quindi oggi andremo più nello specifico in quella che sarà una normale chiacchierata tra appassionati di questo sport. Sappiamo che sei un tifoso dei Phoenix Suns e sappiamo che sei molto appassionato, infatti ci siamo anche sentiti durante la notte del Draft per discutere dei nuovi rookies. A questo proposito, hai seguito l’off-season dei Suns? Che ne pensi dei nuovi arrivi?
La preseason non l’ho seguita tantissimo, idem la Summer League perché la lavorazione al disco non mi ha lasciato molto tempo. So che non siamo molto quotati, sarà un altro anno di transizione in attesa di puntare sui prossimi Draft e cercando di creare ulteriore spazio nel salary cap per prendere qualche free agent di peso. Nonostante tutto, in questo inizio di stagione abbiamo già fatto vedere qualche segnale molto interessante battendo squadre molto più quotate. Mi sembra che il record sia del 50%, no?
Quindi cosa ti aspetti da questa stagione? Pensi che se la giocheranno sempre o punteranno a perderne il più possibile per avere una migliore scelta al prossimo quotatissimo Draft con il famigerato “tanking”?
Mi auguro si faccia meglio dell’anno scorso, ma sicuramente l’obiettivo è quello di avere una buona posizione nella prossima Draft Lottery. Quello che mi aspetto è che tengano fede al progetto e che concedano subito molti minuti ai giovani del gruppo puntando su di loro e facendoli crescere il più possibile, mi riferisco soprattutto a Len di cui si parla un gran bene, specie ora che non ci sono molti centri giovani e tecnici. Nonostante l’arrivo di Bledsoe, che mi piace molto e sta giocando molto bene in questo inizio di stagione, spero sia Dragic a prendere per le redini la squadra diventandone il leader. Io mi sono appassionato a Phoenix per due motivi: il primo era Barkley, il secondo riguarda il fatto che i Suns delle scorse decadi non avevano mai un centro di ruolo e giocavano una pallacanestro “uptempo” con tante guardie in campo, ecco perché penso che Bledsoe e Dragic possano convivere sul parquet e possano piacere al fan storico dei Suns.
Ecco, hai tirato in ballo una questione importante, quella del playmaker. Secondo te è meglio puntare su Dragic, specialmente alla luce dello strepitoso Europeo che ha giocato con la Slovenia, o su Bledsoe che è un giocatore molto giovane, con un potenziale enorme ma che, avendo giocato come riserva di Chris Paul, non ha fatto vedere ancora cosa può fare come punto di riferimento di una squadra? E’ l’eterno dilemma che contrappone tecnica contro atletismo.
Io mi definisco uno “spirito europeo” e sono particolarmente contento nel vedere i giocatori del vecchio continente riuscire a fare strada in NBA, specialmente in questi anni in cui il divario tra americani ed europei si è assottigliato come non mai. E’ giusto credere in Bledsoe, ma al tempo stesso spero che ciò non costringa Dragic in panchina come ai tempi in cui era la riserva di Nash. All’epoca Goran era giovanissimo e davanti aveva un fuoriclasse, ma ora è maturato ed è giusto che abbia il suo spazio. Ho adorato Marcin Gortat e mi spiace che sia andato via. Per alcune cose mi ricorda Divac, centro completo e intelligente tatticamente. Sì, ho un debole per i giocatori intelligenti, non per niente ho sempre preferito uno come Nash ad Iverson, giocatore che in ogni caso ho amato alla follia. Per intenderci, preferisco Pirlo a Balotelli.
Parlando di giocatori intelligenti e di italiani quindi non posso che chiederti un tuo parere su Gigi Datome, arrivato finalmente in NBA anche lui dopo aver giocato un Europeo pazzesco e dopo essere stato MVP del campionato italiano.
I giocatori italiani non hanno mai fatto esordi esplosivi, si sono sempre imposti col passare del tempo, trovandosi un ruolo e consolidandolo. Non scordiamoci che anche Gallinari, quasi certamente il più talentuoso dei quattro, non riuscì a dare subito il meglio, anzi fu pure fischiato durante il Draft.
Con i tifosi dei Knicks però non vale, loro fischierebbero anche Michael Jordan!
Anche questo è vero! In ogni caso penso che anche Datome possa fare un percorso analogo, i Pistons sono una delle squadre che più si è rivoluzionata durante l’estate, dovranno trovare un loro equilibrio. Al momento non so bene cosa aspettarmi dato che non è ancora chiaro in che ruolo sarà maggiormente utilizzato.
Certamente non da ala grande come ha fatto più volte a Roma. Il ruolo naturale è l’ala piccola ma potremmo vederlo addirittura da guardia in alcune situazioni.
In effetti ha la metà dei chili rispetto alla gran parte delle ali presenti in NBA, ma sa comunque giocare benissimo sul perimetro e ha un ottimo tiro da fuori, come un po’ tutti gli italiani d’oltreoceano, quindi potrebbe fare bene anche da guardia. Penso che in ogni caso farà tanta panchina, un po’ come il primo Belinelli a Golden State, ma se riuscirà a costruirsi un ruolo anche solo da specialista potrà ritagliarsi sempre più minuti nel corso del tempo. Resta il fatto che Detroit per me è sempre un’incognita, ha vinto titoli quando non la consideravo competitiva e mi ha deluso quando la ritenevo una squadra forte. Questo per i Pistons è un anno di rinascita quindi si sperimenterà molto, quasi nessuno avrà il posto assicurato e ciò dovrebbe giovare a Gigi che è appunto un ragazzo molto intelligente e dotato di tutte le carte in regola per giocarsela in NBA.
Detroit in estate, oltre a Josh Smith, ha acquistato anche Brandon Jennings, un ragazzo che come Datome ha un passato nella Virtus Roma. Pensi che Jennings possa raggiungere quel livello di maturità che gli consenta di condurre i Pistons ai playoffs? Hai detto prima di preferire i giocatori più altruisti e intelligenti quindi non credo che Jennings sia tra i tuoi preferiti.
Per lui vale un discorso un po’ particolare, lo apprezzai molto a Roma, le sue qualità di realizzatore non si discutono. E’ un grande talento ma deve confermarsi perché a Milwaukee non aveva grandi pressioni, mentre i Pistons devono tornare ai playoffs. Come se non bastasse parliamo anche di una piazza molto calda, la gente è abituata a vedere una squadra competitiva, per non parlare del brutto periodo, specie economico, che sta passando la città di Detroit, la quale vorrà quindi cercare di riscattarsi sportivamente parlando.
Hai accennato al discorso della free agency quindi, a questo proposito, volevo chiederti se c’era qualche squadra che ti incuriosiva più di altre appunto per le sue mosse di mercato.
E’ inutile dire che gli occhi sono puntati sui Brooklyn Nets i quali hanno costruito una squadra con l’obiettivo di vincere il titolo subito. Da simpatizzante del Milan mi sento di dire che hanno fatto una mossa “alla Galliani”, puntando su giocatori più esperti e formati piuttosto che su giovani talenti con lo scopo di vincere immediatamente. Ora tocca vedere come si comporterà Kidd da allenatore, altro giocatore che ho amato alla follia.
Il dubbio è proprio quello: riuscirà un coach alla prima esperienza a gestire una squadra con grandi ambizioni e con tanti veterani in squadra? D’altronde non è un’impresa facile gestire il caratterino di Garnett.
Veterani che tra l’altro sono suoi coetanei! Comunque anche Kidd possiede un caratterino discreto. L’idea di base c’è: come detto hanno puntato su veri competitori, gente con esperienza, che ha già vinto e che sa come vincere, al tempo stesso lo scheletro della squadra è rimasto lo stesso degli anni passati con Deron Williams, Joe Johnson e Brook Lopez, tutti giocatori più che validi. Anche la panchina saprà dare una mano grazie a giocatori di sostanza come Blatche e Reggie Evans, vero combattente e grande rimbalzista, io lo vedo come una sorta di Dennis Rodman. C’è però da vedere come reggerà fisicamente tutto il gruppo dei giocatori extra trentacinquenni.
Detto questo per me la favorita resta Miami, purtroppo. Dico purtroppo perché, a mio avviso, hanno un po’ tagliato le gambe al campionato di questi ultimi anni prendendo tre superstar: James, che diventa sempre più forte col tempo, Bosh e Wade che hanno saputo accettare un ruolo leggermente meno importante rispetto a quello avuto in passato. Spero che anche Chicago possa fare bene, d’altronde sono cresciuto con il basket degli anni ’90 quindi ai miei occhi i Bulls saranno sempre leggendari e Rose ha la stoffa del leader. Credo che per battere Miami occorra un mix di superstar e giocatori esperti e penso che l’idea di Brooklyn sia stata appunto questa, ma è tutto da vedere.
Allora posso andare a scommettere! Ormai mi fido ciecamente dei tuoi pronostici, l’ultima volta che abbiamo fatto una chiacchierata (clicca QUI per leggere la prima intervista fatta con Killa Caliinfatti li hai azzeccati tutti, sia il titolo di Miami che la finale Siena-Roma.
E’ vero! (ride). Peccato che non abbia vinto Roma, non tanto perché non mi piaccia Siena, più che altro perché vivendo a Roma, pur non essendo romano, mi piace vedere la città in festa. L’anno scorso era davvero una bella squadra, quest’anno ammetto di non aver seguito molto il mercato estivo ma so che ha rivoluzionato gran parte della squadra, come spesso succede.
Hai pensato di andare a vedere la Virtus dal vivo durante la stagione?
Spero proprio di riuscirci, mi piacerebbe molto andare al palazzetto anche perché c’è un mio grande amico che va molto spesso, mi chiedeva sempre di andare ma tra il lavoro e altri impegni non ci sono mai riuscito.
Torniamo per un attimo alla NBA così poi passiamo alla musica. Prima hai citato LeBron James e sai che a fine anno sarà free agent. Girano alcune voci che lo vogliono vedere tornare a Cleveland per formare una super coppia insieme a Kyrie Irving. Che ne pensi? Sono solo voci o potrebbe davvero succedere?
Allora, da quando seguo gli sport americani posso dire di aver capito poche cose ma una cosa è certa, se una stella può decidere dove andare a vivere di certo questo fa una bella differenza, inutile dire che Miami ha molto più appeal di Cleveland.
Cleveland non a caso viene chiamata “the mistake by the lake”…
Ecco, infatti. Inoltre James ha 29 anni e non credo che si sposterà proprio ora che ha cominciato a vincere, specie in un squadra come gli Heat in cui c’è un gruppo molto solido che sta portando avanti la creazione di una vera e propria dinastia. Vedo difficile dividere quei tre (James, Wade e Bosh). L’unico che vedo un po’ in dubbio in ottica futura è Bosh ma solo perché in altre squadre sarebbe il leader assoluto mentre a Miami deve comunque sapersi limitare. Ciò nonostante penso che anche a lui piaccia vincere, così come penso che gli piaccia passare il Natale in spiaggia a Miami, direi che li vedo ancora tutti legati agli Heat anche nel prossimo futuro. Se proprio devo immaginare LeBron lontano da Miami lo vedo solo in una grande piazza come può essere New York o Los Angeles, un ritorno a Cleveland mi pare poco quotato, ma ovviamente le mie sono solo supposizioni.
Per forza, anche le nostre sono solo voci. Al momento non si può fare altro che affidarsi ai rumor
Ovvio, io sono il primo che va a cercarsi tutti i rumors e le news sui vari siti come Hoopshype, Hoopsworld…
My-Basket…
Certo! Con il mio profilo Facebook non seguo altri siti di informazione cestistica quindi quando apro il mio profilo vedo subito i vostri articoli.
Grande! Direi che dopo queste belle parole non si poteva chiudere il discorso sul basket in maniera migliore, passiamo quindi alla musica.

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E’ passato un po’ dalla prima chiacchierata che abbiamo fatto ed è passato anche un po’ di tempo dall’uscita di “Nessuno Mai” EP (clicca QUI per scaricarlo gratis) quindi voglio chiederti se sei soddisfatto dei risultati che hai ottenuto in termini di riscontro col pubblico, download e feedback.
Sono molto soddisfatto del progetto, d’altronde sfido chiunque a mettere in free download un EP di dieci tracce elaborate come lo sono state quelle presenti in “Nessuno Mai” prima di un disco ufficiale. Ci sono state varie vicissitudini che mi hanno portato a rilasciare Nessuno Mai prima del mio album, “Ottobre”, che sono in qualche modo legate al rapporto che avevo con Red Carpet Music, ovvero l’etichetta con cui sarebbe dovuto uscire l’album “Nessuno Mai” (non l’EP, ma l’album). Non ho mai parlato apertamente di queste faccende perché non voglio farmi pubblicità e non voglio fare cattiva pubblicità a nessuno, diciamo solo che ci sono state delle incomprensioni, il più delle volte legate alle tempistiche perché è ovvio che ogni artista quando si trova in un’etichetta vuole uscire col suo prodotto, ma ovviamente non è semplice per una piccola label poter gestire tutto ciò. Io infatti mi sono ritrovato a dover rimandare in continuazione l’uscita del mio album, “Nessuno Mai”, di cui avevo già il master pronto.
Chi ti segue sui social network infatti sa che avevi già tutto pronto, avevi anche già mostrato la tracklist e avevamo già detto qualcosa quando ci siamo sentiti per la prima intervista (clicca QUI per leggere la prima intervista).
Esatto. Siamo arrivati ad aprile 2013 con tutto pronto, ma senza la possibilità di uscire e la situazione si sarebbe ripetuta fino a giugno. Sinceramente non avevo voglia di uscire a ridosso dell’estate con un disco troppo riflessivo e introspettivo. Non era il disco ideale da presentare nei lidi in spiaggia o nei summer festival, che sono poi gli unici eventi live dell’estate. A quel punto, con l’aiuto di James di Honiro, con cui collaboro da tempo, abbiamo deciso di far uscire il disco in free download, appunto su Honiro.it. Il tutto è stato fatto in tempistiche davvero ristrette quindi non posso che essere soddisfatto. Sono stati superati i 6.000 download, so che non sono cifre da capogiro ma credo che sia un ottimo risultato dato che il progetto è stato portato avanti senza promozione, senza ufficio stampa, senza soldi, senza niente. E’ un prodotto che è girato molto tra i fan che evidentemente avevano voglia di sentire un mio lavoro che mancava da quasi tre anni. “Nessuno Mai”doveva riempire il vuoto tra il mio ultimo lavoro, “Militanza Mixtape vol. 2” con Dj Harsh uscito nel settembre del 2010, e “Ottobre”, il nuovo disco. Sono contento, anche se sono consapevole di non essere un artista che fa grandi numeri, i miei non sono prodotti per la massa e questo un po’ mi dispiace. Ma capisco anche che al giorno d’oggi nel rap c’è tantissima scelta ed è difficile per l’ascoltatore andarsi a trovare l’artista che non dispone di una promozione adeguata.
In ogni caso ti posso assicurare che, da ascoltatori, abbiamo percepito un’atmosfera più “da disco” e non di un prodotto fatto uscire solo per colmare un vuoto.
Mi fa piacere che abbiate colto questo aspetto. Nel mondo musicale odierno si è costretti a dare importanza ai numeri anche quando la faccenda non ci interessa. Questo per via dell’evidente legame inscindibile che c’è oggi tra la musica e la rete. Sarebbe ipocrita dire che per me è diverso, anche io guardo quanti “mi piace” hanno le mie foto su Instagram, quante views hanno i miei video e quanti download ha fatto il mio EP. Ma l’importante è che l’obiettivo principale (e non lo dico con lo stereotipo del musicista che non riesce a fare i grandi numeri) sia fare buona musica e io personalmente sono consapevole di farla.
A questo proposito, parlando anche con amici che non seguono la musica rap, il tuo disco è stato uno di quelli che più hanno apprezzato.
Questa cosa che dite mi fa molto piacere. Sono cresciuto in provincia e come accade in tutti i paesini, avevo la mia comitiva. Parlo degli stessi amici con cui esco tutt’ora, siamo cresciuti insieme e non eravamo amici perché ascoltavamo lo stesso tipo di musica, cosa che invece mi è successa qui a Roma, visto che i miei amici sono praticamente le persone con cui sto in studio. Gli amici del paese ascoltavano un po’ di tutto e io sono cresciuto con l’“ambizione” di produrre musica che piacesse anche a loro. Io dico sempre che il disco più bello che io possa fare è quello che può essere apprezzato anche da mia madre, che ascolta Elton John, Claudio Baglioni e Renato Zero. Quando riuscirò a far piacere un mio prodotto anche a mia madre, allora avrò raggiunto un grande obiettivo, altrimenti continueranno a sentirselo in sei persone, e il rap per molti anni è stato questo, cioè alimentare quelli che erano i gusti della nicchia e sinceramente a me questo non ha mai entusiasmato, non è la mia filosofia.
In riferimento a questa tua ultima affermazione cosa ne pensi del boom del rap all’interno dei talent show nell’ultimo anno e quanto conta l’effetto internet? Se ci pensiamo mettere online una propria canzone è facilissimo: basta scaricare una base, registri il pezzo, lo metti su YouTube e il gioco è fatto.
Guarda, io mi reputo una persona molto aperta e se la musica è buona può provenire da qualunque canale: può essere nata su internet, può essere nata in un talent show, può essere tutto. Non sono nemmeno troppo attaccato al rap in sé, non sono geloso se il rap viene sdoganato e arriva a chiunque. E’ un bene che all’interno dei talent show si rendano conto che il rap è un talento, una qualità del cantante alla pari di un grande acuto o un timbro vocale imponente. Il boom del rap è una cosa fantastica anche per noi che viviamo nell’ “underground”, ma quando vado ad ascoltare un prodotto ho i miei canoni di giudizio e ti posso dire che, con tutto il rispetto per gli artisti, non sono tanti i prodotti mainstream che riesco ad apprezzare. Parlare di talent show significa praticamente parlare di Moreno e, con tutto il rispetto, non posso dire che le sue canzoni mi abbiano entusiasmato. Poi ovviamente i numeri gli danno ragione, ma quello è un altro discorso e l’abbiamo già accennato. Qualcosa in giro mi piace, sono molto contento ad esempio del successo che ha avuto Coez quest’anno perché è uno degli artisti che qui a Roma nell’underground stimavo di più e la sua evoluzione, che è poi uno sviluppo della sua naturale inclinazione musicale, mi piace tanto. E’ veramente un ragazzo in gamba. Sia chiaro che non sono contro le major, anzi, sono contento che le major si accorgano che il rap esista, perché per anni siamo stati una sottocultura, sottovalutati e mai presi in considerazione, scimmiottati da quelle che erano le imitazioni in tv dei rapper.
Quando anni fa si diceva in giro di ascoltare il rap si veniva sempre derisi.
Ma perché i rapper più in vista erano anche dei “soggetti”, diciamolo. Una persona normale che accende la tv e si guarda il video del soggetto che fa un po’ lo spiritoso, vestito strano, che si esibisce in qualcosa che assomiglia più a una filastrocca messa in musica, cosa può pensare? Dovevi andare un po’ più a fondo per capire che il rap poteva essere effettivamente un mezzo di comunicazione interessante anche da un punto di vista sociologico. Dovevi scoprire gli artisti che vivevano nell’underground e molti di loro sono appunto quelli che adesso sono in major. Io non mi dimentico mai che un gruppo come i Club Dogo sei o sette anni fa faceva trecento concerti all’anno senza major, quindi tanto di cappello per artisti del genere. All’epoca però non erano sotto i riflettori e per scoprire artisti come loro o come i Cor Veleno, gente che faceva della buona musica oltre che del buon rap, dovevi andare un attimo più a fondo. È ovvio che, sempre con tutto il rispetto, se accendevi la tv e vedevi il video dei Flaminio Maphia, probabilmente ti facevi un’altra idea del rap. Non fraintendermi, io ero un loro grande fan, ma ovviamente una persona al di fuori dall’ambiente del rap guardava un video del genere e si poteva stranire.
Proprio su questo punto, pur non volendo far polemica, volevo togliermi una curiosità. Hai visto il Cypher dei BET Hip Hop Awards con Emis Killa? Cosa ne pensi?
Sapevo che saremmo andati su questo perché è l’argomento del periodo (ride, ndr). Io mi rendo conto che quando si sta sotto una struttura importante, come può essere quella di una grande etichetta, che ti prende quasi dal nulla, da ragazzino, ti fa crescere, ti dà sicurezza economica, fa crescere la tua autostima, ti mette in condizione di andare a fare concerti davanti a migliaia di persone e di diventare l’idolo di migliaia di ragazzini e di ragazzine, posso capire che ci si affidi completamente a loro. Non conosco personalmente Emis Killa, però so per certo che lui è un grande freestyler, una personalità adatta da portare a un cypha con DJ Premier che ti mette il beat grezzo sotto, lui sa benissimo di cosa si tratti perché è nato nel mondo del freestyle. Onestamente non credo che la scelta di fare la strofa del singolo nuovo sia venuta da lui, è anche normale che lui la giustifichi, però una casa discografica a volte non ha la capacità di comprendere che in determinate situazioni probabilmente si deve fare altro piuttosto che promuovere il disco in uscita. Poi, è solo la mia opinione, possibile che mi sbagli su tutto. Io guardandola dall’esterno non posso che dirti che magari non ha fatto la scelta migliore, però penso che lui non ci pensi neanche più di tanto e sinceramente fa anche bene.
Parliamo di “Ottobre”, il disco in uscita il 22 novembre. Come è nato il concept dell’album e quali saranno le atmosfere che dobbiamo aspettarci, anche se un po’ le hai già anticipate con il singolo?
Come ti ho detto, io avevo registrato questi famigerati 17 brani per “Nessuno Mai”. Fallito il progetto “album”, dieci uscirono nell’EP in free download e un paio come web exclusive. I quattro/cinque brani restanti li ho conservati, aggiungendone altri nuovi, completando quello che secondo me doveva essere il disco. Il clima è molto introspettivo, anche se ci sono comunque dei beat di grande ignoranza, dei pezzi molto divertenti, e penso che l’atmosfera varia a seconda dei brani, a seconda dei featuring, a seconda dei beatmaker che hanno prodotto i brani. Ho lavorato molto con AleAka, un ragazzo di Torino con cui collaboro ormai da anni. Lui è molto selettivo sugli artisti con cui lavora, riesce a produrre tanto e a farmi ascoltare svariati beats, mentre con altri questo non accade. Prendi il mio socio 3D, che lavora con tutta Italia, riuscire ad “estorcergli” cinque o sei strumentali sarebbe difficile. Per questo disco sono riuscito a farmene produrre due e mi è andata bene, mentre AleAka ha curato le musiche di quasi metà disco, alcune insieme a AllDay, un beatmaker veneto con cui collabora spesso. Lo spirito è quello di fondere rap e melodia, sulla linea di quanto avete già ascoltato in alcuni singoli e io sono molto entusiasta del prodotto ottenuto. Riesco a dare il meglio di me su determinate atmosfere che Ale riesce benissimo a ricreare, anche perché ha un tratto unico, uno stile tutto suo, io e lui ci capiamo al volo. Anche 3D in studio ogni volta che sente un beat di AleAka mi dice che questi sono beats fatti apposta per me, io mi trovo veramente a mio agio.
Beh, se lo dice 3D c’è da fidarsi…
Sì, per me è un maestro: quello che dice è parola sacra. Ci sono altri beatmaker sul disco. Quando si tratta di scegliere le strumentali più che andare a scegliere il nome grosso solo per fare clamore preferisco fidarmi dei soliti con cui collaboro perché so che con loro posso lavorare in un certo modo. Quindi Larry Joule, 3D,  Chebit, Dj Raw, Ochoa (un beat maker spagnolo fortissimo) sono tutte persone che troverete già nei miei lavori precedenti.
Conosciamo Chebit per averlo già intervistato qualche anno fa…
Sì, lui è un grande. Poi è di Bari, ed essendo anche io pugliese ci capiamo bene (ride, ndr). È uno che sa spaziare dalle atmosfere più trap al pezzo classicone, come quello che produce per il mio disco. Mi piace molto, è uno dei miei produttori preferiti.

Se volete un’ulteriore anteprima di quello che sarà “Ottobre” allora gustatevi questo video teaser

Uno dei pezzi usciti prima dell’album è stato “Come Cezanne”. Come mai hai scelto proprio Cezanne? È un pittore che ti appassiona particolarmente?
Sono un appassionato di arte, ma sono anche molto ignorante. Nel senso che non sono uno studioso, studio tutt’altro e non mi reputo un esperto, però ammiro quel filone franco-fiammingo come Gauguin, Monet, Manet, Van Gogh, Rembrandt, mi piace la pittura quando lega la natura alla sofferenza umana, all’invecchiamento, spesso alla follia. Come copertina del singolo scelsi proprio questo quadro di Cezanne che si chiama “Il Contadino” e si intravede un po’ tutto quello che io cerco di dire nel brano: la sofferenza di un uomo che cerca di fare il suo lavoro e probabilmente non è soddisfatto, il lavoro è stancante e la vita molto spesso non va di pari passo con le soddisfazioni che può darti un certo lavoro. Poi comunque sono sempre stato uno che ha cercato di legare la mia musica con l’arte in generale, la storia, lo sport, ho sempre amato citare un po’ tutti, è uno stile che è nato col tempo.

Non vorrete mica andare avanti con l’intervista senza sentire prima il pezzo “Come Cezanne”, vero? allora prendetevi una pausa e ascoltatevi la canzone.

Puoi anticiparci qualcosa sui featuring? Sappiamo che ci sono molti tuoi amici anche a un livello personale.
I featuring non sono tanti, e anche qui ho cercato di scegliere quelli con cui avevo già lavorato. C’è Canesecco, con cui per la prima volta ci siamo cimentati in un brano che parla di una storia d’amore combattuta, ci sono Gemitaiz, Madman e Uzi Junker in “Capocannonieri”, un po’ la hit banger del disco prodotta da Larry Joule in stile Lex Luger (non aspettatevi nessun messaggio da questo brano, perché non ne ha). Vado orgogliosissimo di “Lacrime di Sole”, con Primo Brown, uno dei miei idoli adolescenziali. Racconto sempre quest’aneddoto, potevo avere 16 o 17 anni e andai nell’unico negozietto di dischi del mio paese, il proprietario del negozio, un signore di 40 anni che sapeva che ero appassionato di rap, mi disse: “Questi qua sono fortissimi, devi prenderlo per forza, spaccano” ed è così che ho conosciuto i Cor Veleno, il disco in questione è “Rock’N’Roll”. Per me Primo è un punto di riferimento perché, pur essendo un veterano, è uno che gira l’Italia per suonare e sul palco è un animale. Per me è il rapper perfetto: non ne sbaglia una, scrive da Dio, è una persona squisita, un modello da seguire anche a livello umano. Ovviamente se gli vado a dire che è un modello come persona mi manda a quel paese (ride, ndr). E poi l’altro è Coez, di cui abbiamo già parlato. Per me è un grande traguardo averlo nel disco, lo rispetto tanto, forse il mio artista preferito del momento in Italia.

Se volete ulteriori informazioni su produzioni e featuring gustatevi questi featuring dalla viva voce di Killa Cali.

Ultima domanda: ci parleresti dei vantaggi e degli svantaggi dell’autoproduzione?
A una persona che, come me, studia, lavora, convive e ha bisogno di tanto tempo libero, l’autoproduzione dà la possibilità di decidere autonomamente dei tempi e delle scadenze entro cui pubblicare. Ma gli svantaggi sono tanti: io non lo dico per autocommiserarmi, ma  il fatto di doverti finanziare da solo non ti dà la possibilità di avere la scelta che vorresti avere, non che le etichette facciano sempre da finanziatrici, per quanto riguarda la mia esperienza è spesso stato il contrario. Ma nel momento in cui fai un video, una grafica, il master del disco, organizzi gli in-store, le serate live, sei tu che ne rispondi in prima persona, sei tu che ti finanzi tutto e per una persona come me che a fine mese paga l’affitto diventa tutto più complicato. Se hai a disposizione un budget messo a disposizione da una label puoi contare su una scelta senz’altro maggiore, puoi scegliere se fare un video con attrezzature particolari, se inserire degli attori, osare di più nella scrittura dello storyboard, mentre nel momento in cui il tuo budget è ridotto all’osso, sei costretto ad accontentarti. Io però sono troppo entusiasta, perché il master del disco l’ha curato 3D, di cui mi fido ciecamente, sinonimo di professionalità e qualità. I video sono curati dai ragazzi di DG Works, salentini come me, bravi, giovani e con tanta dedizione. La grafica è curata da Oscar Prize, il quale ha curato anche la grafica di “Nessuno Mai”, le foto sono curate da Andrea Laudisa, anche lui leccese, tra i top photographer del rap in Italia. Non potevo chiedere di più. Nel corso degli anni ho lavorato con tante etichette indipendenti, rapporti spesso poco fruttuosi. Ho dovuto fare leva su tutta la mia forza di volontà per uscire e il fatto che io sia stato nel corso di questi dieci anni di “carriera” così prolifico (tra ufficiali e non, cinque mixtape, due album solisti e uno di gruppo) è frutto solo della mia volontà e del mio impegno, non di certo dell’aver avuto etichette che mi hanno spinto.

Intervista a cura di Claudio Pavesi e Luca Ngoi

Ottobre

I curatori di questa intervista, Claudio Pavesi e Luca Ngoi, ci tengono a ringraziare davvero di cuore Killa Cali per la sua gentilezza e la sua disponibilità. A questo fantastico artista va il nostro più grande “in bocca al lupo” per “Ottobre”, il disco che potrete comprare dal 22 novembre, cosa che vi consigliamo vivamente di fare. Noi vi ringraziamo per la lettura e vi diamo appuntamento alla prossima intervista a tema cestistico-musicale. Qui sotto potrete trovare tutti i link per restare in contatto con Killa Cali, seguire la sua carriera musicale e scambiare anche qualche battuta a tema cestistico.

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