Si ritira una delle ultime bandiere del basket italiano: l’intervista a Gianluca Lulli

La settimana scorsa Gianluca Lulli ha ufficialmente annunciato il suo ritiro dal basket giocato. Dopo una carriera lunga più di un ventennio che ha toccato le sponde di Roma, Venezia, Fabriano, Pozzuoli, Imola e Teramo, girovagando tra A1 e A2, con un sola, ma vincente parentesi in B1 proprio con Teramo, il capitano a tutti gli effetti del basket teramano ha detto basta con il basket giocato ma non con la pallacanestro. Nonostante abbia già speso gran parte della sua vita sui parquet di tutta Italia, l’ala classe 1972 è pronto a mettere al servizio del basket tutte le doti che lo hanno contraddistinto nella sua lunga carriera da giocatore.

Iniziamo dalla fine: dopo oltre 20 anni tra i professionisti, hai deciso di appendere le scarpette al chiodo. Pensi di rimanere nel mondo del basket o di dedicarti ad altro? Sei pienamente soddisfatto della tua carriera o hai qualche rimpianto?
“Il basket è stato la mia vita e la mia passione per oltre 30 anni, non potrei pensare di vivere senza! Credo di poter dare ancora molto a questo sport, magari ricoprendo diversi ruoli, quali l’allenatore (a luglio sarò allenatore di base), dirigente, scout o altro… l’importante sarà mettere a disposizioni di chi mi vorrà esperienza, conoscenza, serietà e competenza: tutte componenti che ho accumulato nella mia lunga carriera.
Sono assolutamente soddisfatto di quello che ho fatto, non ho nessun rimpianto, rifarei tutto allo stesso modo. Tra l’altro credo di aver fatto anche qualcosa in più rispetto alle potenzialità che ho avuto a disposizione, grazie soprattutto ai valori che mi hanno insegnato i miei genitori”.

A 29 anni hai fatto una scelta ammirevole, che non molti giocatori avrebbero fatto: hai deciso di scendere in B1 per giocare con Teramo. Lo so che è difficile, ma come riassumeresti la tua avventura a Teramo? Che cos’è che ti lega così strettamente alla squadra abruzzese?
“Straordinariamente esaltante. Sono arrivato a Teramo con la volontà di rimettermi in discussione dopo un’annata difficile a Roma, senza minimamente pensare al declassamento di categoria. Vincendo 2 campionati consecutivi, ho conosciuto tante persone straordinarie in società e fuori, ho cominciato ad apprezzare sempre più la città ed i suoi tifosi che mi hanno eletto subito a loro beniamino. É stato un crescendo vertiginoso di emozioni, ho sentito sempre più il senso di appartenenza a questi colori crescere in me. Salvezze incredibili, la stagione esaltante dei playoff e della semifinale di Coppa Italia, poi l’Eurocup dove andammo in campi prestigiosi come Berlino ed Istanbul. A volte mi son sentito il re di questa città, soprattutto per la grandissima vicinanza di questi splendidi tifosi, di Carmine Verni in particolare, che ricorderò per tutta la mia vita e che purtroppo ci ha lasciato prematuramente circa due mesi fa. Lo scorso anno ho accettato con entusiasmo la proposta del Penta basket per aiutare e cercare di riportare Teramo ad un livello più consono alle sue tradizioni. È stata un’esperienza ricca e bella, mi sono alternato giocando in C regionale e allenando due gruppi del settore giovanile con risultati soddisfacenti”.

Quanto ha fatto male vedere il Teramo Basket fallire al termine dello scorso campionato? Pensi che nei prossimi anni ci siano i presupposti per una ritorno ad alti livelli di Teramo?
“É una ferita ancora aperta, è stato un colpo tremendo per tutti i tifosi e per tutti coloro che amano questa città. Lo scorso luglio, ho attraversato un periodo difficile, ho addirittura meditato di abbandonare definitivamente questo mondo, tanta è stata la delusione, ma con l’aiuto della mia famiglia e delle persone che mi vogliono bene mi sono ricaricato, mi sono rimboccato le maniche ed ho affrontato questa nuova esperienza con tanto entusiasmo e voglia di ripartire. Il colpo è stato devastante per me, proprio perchè lo scorso anno ci sarebbe stato il passaggio dal campo di gioco ad un ruolo dirigenziale promessomi da tempo, ma tutto questo non è avvenuto e ne sono molto rammaricato”.

Qual è stata la tua più grande gioia della carriera? E la delusione più grande?
Ho avuto tantissimi momenti belli nella mia carriera, come quello di far parte della famiglia del “Messaggero” Roma, accanto a tanti campioni con i quali ho condiviso la vittoria della Korac nel 1992. La bellissima e trionfale cavalcata con Teramo, con la doppia promozione che è stata l’apoteosi e l’apice della mia carriera, senza dimenticare l’annata sopracitata con l’accesso ai playoff e la F8 di Coppa Italia. Ho avuto anche momenti difficili e delicati, ma la delusione più grande è senza dubbio la più recente, cioè la scomparsa dalla mappa del basket italiano di Teramo, un colpo al cuore che mi ha fatto davvero vacillare”.

Hai giocato nel campionato italiano per due decenni: come si è evoluto il basket italiano negli ultimi 20 anni? Secondo te il livello oggi è più basso rispetto a quello degli anni ’90 ed inizio 2000?
“L’evoluzione più evidente è stata solo dal punto di vista fisico ed atletico, visto che con l’introduzione della regola dei 24″ gli allenatori hanno dovuto adeguarsi e, quindi, lavorare di più sul contropiede, sulla transizione offensiva. Di questo ne hanno giovato i club con grandi atleti in squadra. Secondo me il livello è più basso perchè ora ci sono meno giocatori di talento e di fantasia, e di tecnica individuale se ne vede ben poca. Il 70% degli stranieri che ci sono adesso in Italia, 15-20 anni fa avrebbero fatto i gregari in confronto a campioni come McAdoo, Oscar, Bryant o Mitchell… solo per citarne alcuni!”

Quest’anno hai seguito la Serie A? Secondo te c’è una favorita per lo scudetto? Che ne pensi dell’ascesa di Polonara, cresciuto nel settore giovanile della tua Teramo?
“Quest’anno il campionato è stato finora più interessante perchè non c’è stato il solito predominio di Siena e sono salite alla ribalta società storiche come Varese e Roma e realtà interessanti ed intriganti come Sassari e Reggio Emilia. Sulla carta potrebbe essere Milano la pretendente al successo finale, ma non mi fido dell’EA7 per i troppi alti e bassi della stagione, per cui spero in una finale tra Varese e Sassari con i sardi leggermente favoriti.
Polonara è anche un mio prodotto, visto che oltre ad averlo visto crescere in modo rapido ed esponenziale, l’ho coccolato e riempito di suggerimenti e consigli, che sperano siano stati utili alla sua crescita. Ha grandissime potenzialità, sa dove migliorare, ha avuto ed ha un ottimo allenatore come Vitucci ora, penso diventerà in futuro un giocatore importante per la nostra Nazionale!”.