Interviste NCAA Speciale March Madness

Speciale March Madness: Maalik Wayns, l’appartenenza a Villanova e l’influenza della città di Philadelphia

Dopo aver intervistato i suoi compagni di squadra americani Brandon Davies e Chris Wright è arrivato il momento di ascoltare le emozioni e le sensazioni riguardo all’esperienza al college e alla March Madness di Maalik Wayns, play-guardia della Openjobmetis Varese. Maalik è nato il 2 maggio del 1991 a Philadelphia ed è di fatto alla prima stagione completa in Europa dopo l’infortunio che l’aveva portato a rescindere il contratto l’anno passato con i lituani dello Zalgiris Kaunas. È proprio dalla città di Philadelphia e dall’amore che questa città ha per il basket da cui parte la nostra intervista e Wayns in maniera molto coinvolta ci conferma l’impatto positivo che ha avuto la città nella sua scelta di diventare un giocatore di basket professionista: «Philadelphia nel mio amore per il basket ha significato tutto e ha influenzato ogni parte del mio gioco. Ho giocato nei playground e in differenti parti della città e mi ha ispirato nella mia scelta di diventare un giocatore di basket professionista».

Il love of the game di questa città della Pennsylvania è dimostrato dal grandissimo numero di playground, dalla presenza di high school competitive e dal grandissimo seguito che hanno sia il college di Villanova sia la squadra NBA dei Philadelphia 76ers. Un altro fattore importante per comprendere l’impatto della città nel mondo del basket è dato dai giocatori professionisti nati in città o formati a Villanova tra cui possiamo citare Kyle Lowry, Tyreke Evans e Kobe Bryant. Tanti giocatori nati a Philadelphia o che hanno frequentato il college a Villanova sono poi arrivati a giocare nel campionato italiano: per esempio Jerome Allen, Lynn Greer, Mike Green, Allan Ray e gli ex compagni di college di Wayns Isaiah Armwood, Scottie Reynolds e James Bell. Ed è proprio di loro e dei consigli che ha ricevuto una volta arrivato in Italia che ci parla Maalik: «Giocare contro i giocatori che hai citato non è difficile perché li conosco o perché sono miei amici, ma perché sono ottimi giocatori. Li conosco, ci parlo, mi danno consigli e soprattutto mi hanno spiegato le differenze che ci sono sotto ogni punto di vista in Europa e specialmente in Italia».

Una volta parlato della città natale è facilissimo il collegamento con la sua carriera NCAA proprio a Villanova. Wayns ha giocato all’high school a Philadelphia alla Roman Catholic segnando anche più di 20 punti di media nella sua stagione da Junior e poi ha scelto come college Villanova rimanendo lì per tre stagioni dal 2009 al 2012 dopo la golden age di Ray, Lowry, Foye e Cunningham. Nel suo primo anno ha realizzato 6.8 punti e 1.3 assist di media, nel suo secondo 13.8 punti e 4.5 assist e nel suo terzo e ultimo 17.6 punti e 4.6 assist. Ha disputato anche il Torneo NCAA in due occasioni. Maalik parlando della sua alma mater si emoziona e dimostra, come anche gli altri giocatori intervistati per questa rubrica, di essere ancora molto legato a tutta l’organizzazione. Wayns, infatti, nei suoi migliori ricordi dell’esperienza a Villanova non cita la partita da 39 punti e 13 rimbalzi contro Cincinnati o i 28 punti contro Rutgers ma solo le emozioni di aver vestito la maglia di Villanova: «Seguo ancora la mia alma mater e i miei ricordi migliori si riferiscono a quando ho giocato la March Madness e a quando ho giocato il torneo della Big East al Madison Square Garden a New York City. L’esperienza al college mi ha portato ad essere un giocatore di basket ed ha fatto diventare realtà il mio sogno. La cosa migliore del mio periodo nella NCAA però è stata sicuramente il poter far parte di quel tipo di organizzazione. Io amo Villanova e giocando lì sono migliorato perciò devo dire grazie».

Non si può non chiedere a Maalik un parere sulla stagione attuale dei Wildcats, che si sono presentati col seed numero 2 al Torneo dopo aver perso il torneo della Big East contro Seton Hall [ora dovranno disputare il 25 marzo le Sweet Sixteen contro la Miami di coach Larranaga dopo aver dominato contro Iowa e UNC Ashville, ndr] e con lo stesso coach del suo periodo al college: Jay Wright, al 16o anno a Villanova e miglior allenatore dell’anno nel 2006. «È assolutamente uno degli allenatori migliori per cui abbia giocato, se non addirittura il migliore. Mi ha aiutato ogni giorno a migliorarmi sia come giocatore che come persona. Penso che quest’anno lui e la squadra abbiano fatto un’ottima stagione, potevamo avere la seed number one nel torneo ma abbiamo la seconda e penso che possiamo fare molta strada a Marzo e spero che alla fine potremmo vincere il Torneo».

Dopo aver vissuto stagioni di alto profilo all’high school e al college Wayns finisce undrafted ma gioca comunque qualche partita in NBA con le maglie dei Sixers e dei Clippers prima di trasferirsi in Europa allo Zalgiris Kaunas, in Portorico agli Atenienses de Manatì ed infine, quest’anno, all’Openjobmetis Varese. Durante tutto il suo percorso da professionista, però, Maalik ha subito tre diversi infortuni al ginocchio ed è proprio su questo argomento che ci fornisce uno spunto interessantissimo: l’importanza dell’approccio mentale nella fase di recupero. «Ogni volta che ti fai male è come se fosse la prima volta, devi pensare a lavorare duramente ed essere positivo per rientrare a giocare. Bisogna essere molto forti mentalmente per non farsi condizionare».

Per concludere questa breve chiacchierata post-allenamento tocchiamo un ultimo argomento molto caro al play-guardia biancorosso: il quarto quarto e i possessi decisivi di una partita. Wayns ha sempre adorato caricarsi di responsabilità e nei finali dell’incontro ha sempre elevato la qualità delle proprie giocate. Anche a Varese ha mantenuto queste caratteristiche. Infatti, negli ultimi 2 minuti dei tempi regolamentari e negli overtime, Wayns ha realizzato ben 55 punti con 10/15 da 2, 7/13 da 3 e 14/17 ai liberi. «Io amo il “clutch time”, amo il quarto quarto, amo i momenti in cui la partita deve essere decisa e questi momenti sono quelli più importanti in una partita. Puoi anche aver giocato una brutta partita fino a quel momento ma poi puoi sempre segnare un tiro importantissimo e alla fine della gara sei stato decisivo per la vittoria e hai aiutato i tuoi compagni a raggiungerla. In quei momenti sono molto concentrato, sono molto carico e ho voglia di aiutare i miei compagni a vincere».

Il nostro redattore Luca Antonelli con Maalik Wayns
Il nostro redattore Luca Antonelli con Maalik Wayns

Dopo questa bella risposta sulle sensazioni di essere uno dei migliori clutch player dell’intera Serie A, salutiamo il simpatico Maalik che, prima di andarsene, decide di farsi un selfie per ricordo. Chissà se la sua previsione di Villanova campione NCAA si avvererà, di sicuro lui non farà mancare il suo tifo e il suo coinvolgimento.