NBA Old Timers

1960 Fuga a Los Angeles

Elgin Baylor
Elgin Baylor
George Mikan
George Mikan

I Minneapolis Lakers erano stati i primi dominatori della NBA a cavallo fra il dopoguerra e gli anni cinquanta grazie alla loro star George Mikan, il primo big man della storia della pallacanestro, ma quando le ginocchia scricchiolanti di Big George lo avevano portato al ritiro nel 1954 la franchigia del Minnesota era rapidamente entrata in una profonda crisi economica. Un paio di anni dopo Bob Short, owner dei Lakers e proprietario di un’azienda locale di trasporti, aveva pure chiesto a Mikan di tornare per salvare la franchigia e la sua occhialuta vecchia stella ci aveva pure provato ma la NBA era cambiata: Bill Russell con la sua potenza ed i Boston Celtics con il loro gioco in velocità avevano reso George Mikan una sorta di dinosauro all’epoca dell’estinzione dei grandi rettili tanto che un cronista lo definì “un fantasma sovrappeso” ed a metà stagione un umiliato Mikan si dovette ritirare, questa volta per sempre.

Il declino dei Lakers dopo il ritiro definitivo di Mikan porta la franchigia ad un notevole dissesto economico e Short ha due sole opzioni: vendere la squadra o investire. Non avendo nessun acquirente decide allora di provare a rilanciarla sfruttando il fatto che, come ultima classificata, nel 1958 ha la prima scelta assoluta al draft.

Short pensa di chiamare Archie Dees da Indiana ma il suo coach John Kundla insiste per avere un’acrobatica ala di Seattle University chiamato Elgin Gay Baylor.

Baylor viene così chiamato da Minneapolis ma essendo figlio di un bidello e di origini umilissime aveva promesso ai suoi genitori di laurearsi e mancandogli ancora un anno per riuscire a farlo annuncia la sua decisione di restare nella NCAA. Short allora parla a lungo con Curtis Jackson, amico di famiglia e consulente di Baylor, ed offrendogli ben 20.000 dollari (solo 2.500 $ in meno di una stella come Bill Russell) e la promessa di fargli finire gli studi al locale St.Thomas College riesce a convincerlo a lasciare l’università in anticipo.

Se non fosse venuto subito – dirà in seguito Short – il club sarebbe andato in bancarotta

Baylor contro Russell
Baylor contro Russell

Elgin Baylor è un giocatore clamoroso.

Salta persino più di Russell, nonostante sia alto “solo” 1.95, tanto che un cronista scrive “Baylor non infrange le leggi della gravità ma fa una gran fatica ad accettarle!” ed il suo gioco è ricco di finte, spinning, cambi di direzione. Resta in aria così a lungo che può permettersi di tirare in fase discendente quando gli avversari sono ormai “atterrati” creando il tiro Off Balance. E lo fa a velocità altissime.

Ha pure un tic involontario che si acuisce nei momenti di stress, in seguito si capirà che si tratta di una forma di atassia, per cui muove all’improvviso la testa verso una spalla. I suoi compagni lo prenderanno sempre in giro dicendogli che fa un “head fake” senza nemmeno accorgersi ed in effetti in partita spesso gli avversari ci cascano credendo si tratti di una finta. Coi giornalisti Baylor è sempre serio e di poche parole ma negli spogliatoi è uno spasso e non sta mai zitto tanto da meritarsi il soprannome di Mouthmachine.

Il suo impatto è totale e viaggiando a quasi trenta punti di media trasforma immediatamente i Lakers da barzelletta della lega ad una squadra da play off.

Nel suo anno da rookie, in una delle tante gare in campo neutro che le squadre NBA facevano alla ricerca di incassi, i Lakers giungono a Charleston in West Virginia. La squadra si presenta all’hotel prenotato per il check in ma l’impiegato dell’albergo fa presente al capitano Vern Mikkelsen che Baylor e gli altri due giocatori di colore del team non sono i benvenuti. Ne nasce una discussione in cui Hot Rod Hundley, che era originario proprio di Charleston e famosissimo da quelle parti, fa notare all’impiegato che Baylor era un uomo di successo ma questi si guarda bene dall’infrangere la policy dell’hotel nei confronti dei Negroes. La squadra allora, solidarizzando coi tre compagni neri, decide di andare a dormire al Edna’s Retirement Hotel. Un hotel per negri. Non particolarmente comodo. Baylor è arrabbiato ma resta colpito dal comportamento dei compagni e decide di giocare comunque il giorno successivo, poi al mattino si alza cogli altri due compagni di colore Boo Ellis e Ed Fleming e va alla ricerca di un ristorante dove far colazione.

Non ne trova nemmeno uno che vuole servirli. I tre si trovano costretti a mangiare qualcosa al bar della stazione degli autobus.

Bob Short
Bob Short

La sera della gara mentre tutti sono cambiati invece Baylor si siede negli spogliatoi restando vestito. Hundley gli chiede allora cosa stia facendo… “Non giocherò in questa città di razzisti..” gli risponde mentre coach Kundla gli fa sapere di accettare la sua decisione. Hundley, che aspettava parenti ed amici alla partita, prova ad insistere spiegandogli che molti di loro vogliono vederlo giocare.

Non sono un animale, sono un essere umano” è la risposta di Baylor.

Elj hai ragione… non giocare” gli dice allora Hundley.

Per la prima volta nella storia dello sport americano un giocatore di colore fa sciopero per motivi di razzismo, poche settimane dopo Russell farà lo stesso a Dallas. I Lakers perdono la partita e la NBA minaccia di multare Baylor ma poi non lo fa, notando le reazioni positive dei tifosi alla scelta della stella dei Lakers.

Queste partite in campo neutro però non portano solo problemi. Una partita a Los Angeles fra i Minneapolis Lakers ed i Philadelphia Warriors di Wilt Chamberlain porta 10.202 tifosi alla LA Sports Arena ed il cervello di Bob Short si illumina d’immenso: nonostante Baylor a Minneapolis il numero di tifosi continua a calare ed il club è in rosso di 38.000$, recentemente due famosi club della MLB i Brooklyn Dodgers ed i New York Giants si erano trasferiti rispettivamente a Los Angeles e San Francisco con una grande risposta di pubblico. La California è uno stato giovane, ricco ed in grande crescita e non ha una franchigia NBA. Short alla prima riunione dei proprietari comunica ai suoi colleghi la sua volontà di spostare i Lakers a Los Angeles. La prima votazione è un NO secco. Gli altri owners non vogliono pagare una trasferta così lunga e costosa sino a Los Angeles ma quando Short si impegna a pagar loro la differenza rispetto ad una trasferta a Minneapolis accettano e votano a favore del trasferimento ad eccezione del padrone dei Knicks Ned Irish che sperava in un fallimento dei Lakers per strappar loro Elgin Baylor.

Alla fine della stagione 1959-60 Minneapolis si trasferisce nella città degli angeli portandosi con sé pure il nome Lakers che di per sé è un assurdo: se il Minnesota è uno stato pieno di laghi ad LA invece, oltre all’oceano pacifico, non vi è una pozza di acqua dolce ma l’allitterazione Los Angeles Lakers funziona eccome…

I Lakers hanno anche la seconda scelta al draft. La prima scelta assoluta è già decisa: i Cincinnati Royals prenderanno il fenomeno locale Oscar Robertson da Cincinnati University. Con la seconda scelta Short potrebbe prendere il promettente lungo californiano Darrall Imhoff ma ha già in squadra due buoni lunghi come Jim Krebs e Ray Felix e così opta per un tiratore da West Virginia di nome Jerry West.

Jerry West col suo caratteristico tiro
Jerry West col suo caratteristico tiro

West è magrolino e col volto da bambino, è pure basso per il ruolo essendo 1.85 (ed a West Virginia giocava pure da ala piccola…) ma ha un tiro frontale che uccide, è aggressivo ed è uno scherzo della natura: pur essendo piccolino ha delle braccia dalla lunghezza smisurata ed una coordinazione occhio-mano fuori dal normale, questo gli permette di rubare il pallone agli avversari anche quando pensano di essere in sicurezza…

Da West Virginia arriva anche il suo allenatore Fred Schaus che diventa head coach dei Lakers ed inizialmente lo fa uscire dalla panchina ma regolarmente West gioca meglio dei titolare cosicché a metà stagione lo promuove in quintetto.

Con West e Baylor i Lakers volano verso i play off ed il pubblico inizia ad affollare la Los Angeles Sports Arena con celebrità hollywoodiane come Dean Martin, Jim Garner e Peter Falk che non si perdono una partita. Nasce la Lakers Mania e nella post season affrontano i favoriti Saint Louis Hawks di Bob Petitt, Los Angeles gioca una serie clamorosa e porta gli Hawks a gara sette da giocare in Missouri. Non essendoci però una copertura radiofonica Bob Short allora va alla radio KNX ed assume un giovane speaker per fargli fare la radiocronaca. I Lakers perderanno una splendida gara 7 ma il radio broadcasting avrà un successo clamoroso. Il giovane speaker si chiama Chick Hearn e semplicemente diverrà la voce dei Lakers e della NBA nei decenni successivi.

Mentre i Boston Celtics di Red Auerbach stanno dominando la NBA una nuova realtà sta crescendo dall’altra parte degli Stati Uniti: i Los Angeles Lakers sono arrivati e la rivalità coi Celtics sta per cambiare per sempre la pallacanestro.

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