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2016, “odissea nello step-back” – Sarà l’anno del Gallo!

Step-back, rilascio, rumore del cotone, “o’famo strano”. Quattro differenti passaggi: 3 nati dall’arte applicata al parquet di Danilo Gallinari, 1 dal genio che si sostanzia nell’arte oratoria di Flavio Tranquillo. Abbiamo chiuso così lo scorso Eurobasket, con un Gallo versione go-to-guy e migliore degli Azzurri nella spedizione continentale, ma l’anno nuovo sembra dover portare, quasi inevitabilmente, certezze al talento dei Nuggets. Partiamo dalla considerazione che i Playoffs NBA e il Preolimpico sono due obiettivi dichiarati, nemmeno tanto mascherati, in questo 2016 “gallinariano”: probabilmente più facile il primo, magari più entusiasmante il secondo, ma comunque entrambi imprescindibili a quanto dichiarato da Gallinari in una recente intervista.

Per quanto riguarda la stagione NBA, le statistiche dicono 17.9 punti, 5.9 rimbalzi, 2.8 assist e 0.5 stoppate di media in 29 partite fin qui disputate, con il 36.7% da 3 punti e ben tre doppie-doppie (contro Suns, Clippers e Spurs), oltre a stabilire il suo primato personale per rimbalzi in un singolo match (18, contro i Clippers lo scorso novembre) ed eguagliare quello per assist (8). Nei due match del 2016, rispettivamente persi contro Warriors e Trail Blazers, le statistiche sono impressionanti, per quanto l’intervallo di rilevazione del campione possa essere fin troppo esiguo: 26.5 punti, 5.5 rimbalzi, 2.5 assist, 1.5 recuperi di media, con 0 perse all’attivo e tirando complessivamente con il 54.8% dal campo. Numeri spaventosi, non supportati però da risultati di squadra che sembrino poter presagire la realizzazione del primo (dei due) obiettivo stagionale del Gallo, considerando che Denver ha uno dei peggiori record della Lega ed è all’ultimo posto della Northwest Division, perfino dietro a Minnie, con 12 vittorie e 23 sconfitte in totale.

1053138_755526847911360_8007402047018738393_oEppure, nella mediocrità dei risultati dei Nuggets, ho trovato su internet una grafica che testimonia (forse preannunciando) come questa possa essere la stagione della consacrazione definitiva di Gallinari; peraltro, è sicuramente la stagione in cui i tifosi dei Knicks si stanno scatenando sui vari social-network per quell’infame trade che portò Anthony nella Grande Mela a spese proprio di Gallinari, tra gli altri. Tornando alla statistica, cerchiamo di esaminarla insieme, riportandola innanzitutto qui a sinistra: essa rappresenta i migliori giocatori per rendimento in ogni singolo tipo di giocata (con almeno 1 possesso, sfruttato in quella certa giocata, a partita). Tralasciando il dato statistico dell’imbarazzante supremazia di J.J. Redick come spot-up shooter, Gallinari compare in due differenti giocate: transizione, con 1.62 punti prodotti per possesso, e hand-off, ossia consegnato, con 1.29 punti prodotti per possesso. Tra l’altro, se andiamo a cercare su youtube un video dedicato alle giocate handoff, il primo risultato che ci viene proposto è proprio una raccolta di consegnati durante l’esperienza newyorkese del Gallo: coincidenze? “Io non credo”, direbbe quel simpaticone di Adam Kadmon (che, vorrei ricordare, è un personaggio immaginario, ispirato alla mistica ebraica, prima che qualcuno possa crearci altre, inutili, tesi complottistiche/dietrologiche).

Sembrano lontani i tempi in cui Gallinari infiammava il Forum di Assago e si aggiudicava l’MVP della Serie A a soli 19 anni; i tempi in cui il sogno della 6° scelta assoluta al Draft 2008 veniva rovinato (solo parzialmente, credo) dai fischi di un pubblico che, ancora lo scorso anno, si è distinto per una banale incompetenza cestistica, fischiando perfino quello che in breve è diventato l’idolo del Madison, proprio come lo divenne il Gallo a suo tempo, ossia Porzingis. Eppure la realtà contemporanea ci offre la possibilità di ammirare un Gallinari completo a tal punto da essere costantemente rispettato dal mondo NBA e da essere considerato come una delle stelle di ogni Europeo; l’evoluzione del giocatore, tuttavia, non è ancora definitiva e il 2016 sarà sicuramente l’anno della consacrazione definitiva e, forse, delle soddisfazioni personali, dopo stagioni costellate da infortuni fisici. Gallinari è pronto a dominare, in lungo e in largo, e le due statistiche riportate sono lì a testimoniarlo: nel caso non dovesse portarci all’Olimpiade, sia chiaro a tutti che le colpe non potranno essere del singolo e nemmeno del nuovo CT (Ettore Messina), quanto piuttosto di un movimento che fatica a trovare completa realizzazione e a pianificare un futuro roseo, partendo dalle Under per arrivare alla Nazionale maggiore. Nel caso, comunque, abbiamo sempre lo step-back più bello d’Europa. Ho detto poco?!