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Caro Andrea, cosa vuoi fare da grande?

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Stavo leggendo una notizia sull’imminente uscita (luglio 2016) dell’ottavo capitolo della saga di Harry Potter. Immerso dunque nel mio infantile mondo di maghi, ho scorso annoiato la bacheca di Facebook: il post successivo a quello dell’ultima fatica della Rowling riguardava Andrea Bargnani. E visto che sempre di maghi stiamo parlando, mi sono posto un paio di inrterrogativi, sia su di uno sia sull’altro. Davvero fanno l’ottavo libro? Ma perché il Mago è caduto così in basso? Quando si deciderà a risollevarsi? Harry Potter diverrà mai Ministro della Magia? Sono dilemmi esistenziali che scombussolano non solo un giovedì pomeriggio, ma rischiano di non farmi dormire per qualche notte. E se per aver notizie certe del figlio di James e Lily mi toccherà aspettare ancora qualche mese, per Andrea da Roma mi piacerebbe sapere a breve quale sia il suo futuro. Non perché ci tenga particolarmente, non me ne voglia, ma perché, assodato il fatto che sia stato un pacco, vorrei capirne le dimensioni. Vorrei capire se Andrea Bargnani finirà nella memoria dei posteri come uno dei flop più eclatanti della storia, oppure se semplicemente finirà nel dimenticatoio come tanti della sua specie. La possibilità che si rivaluti? Sì, la contemplo, ma visto che per farlo dovrebbe venire a giocare in Italia e visto che l’Italia, nel basket, se la filano in pochi, credo che poco possa cambiare nella sua situazione. Caro Andrea, hai trent’anni ormai, dicci cosa vuoi fare da grande?

Ripercorrendo in breve la sua carriera tra i “pro” ci rendiamo conto di come la sua vita cestistica sia cominciata abbastanza in salita. Se mettiamo da parte ogni sorta di nazionalpopolarismo, è abbastanza semplice rendersi conto di come Andrea Bargnani prima scelta assoluta al draft suoni fuori luogo come una canzone di Gigi D’Alessio al premio Tenco. Dunque per il maghetto in erba, cresciuto tra i Babbani di Roma e Treviso (onorevoli, ma pur sembre Babbani), il percorso di crescita che avrebbe dovuto intraprendere per mantenere fede nelle aspettative sarebbe dovuto essere molto diverso da quello che è stato. Come uno studente rimasto indietro con gli esami, Bargnani avrebbe dovuto dimostrare di sapersela cavare fin da subito pur di non andare fuori corso. In parte così è stato: non capita spesso di vedere un europeo, per di più italiano, viaggiare a venti punti di media in NBA, ma purtroppo le prestazioni individuali nella pallacanestro nascondono lacune complessive che trasformano un giocatore all’apparenza buono in modesto. Servirebbe quel qualcosa in più, non catalogabile in nessuna voce statistica, neppure nella tanto agognata categoria REB (rimbalzi), per poter fare il salto di qualità. Se a questo complesso di inferiorità congenito, ovvero l’indolenza a cui l’Harry Potter romano ci ha abituato, aggiungessimo anche la sfiga (riassumibile in infortuni e squadra poco competitiva), allora ecco che ci troviamo di fronte ad un problema. Un problema che, ahimè, si trascina da troppo tempo per essere considerato risolvibile nell’immediato. Eppure il tempo per aspettare è terminato ed anche Hogwarts non accetta più studenti pluriripetenti: mettendo così da parte le bocciature che si sono susseguite nella carriera di Andrea Bargnani, ci chiediamo, nuovamente, cosa lui voglia fare da grande.

Soldi per campare penso ne abbia a sufficienza, senza bisogno di doverne andare a procacciare ulteriori. Dunque serve una scelta ponderata, una scelta che dimostri definitivamente maturità. Farà un passo indietro, dando ragione a chi lo ha screditato finora, ma uscendo con dignità dalla grande scena, oppure continuerà a sbattere contro un muro, dando lo stesso ragione ai sopracitati “haters”? I dilemmi che si spendono non pare che abbiano una soluzione facile. Sì sarebbe facile andare a San Antonio, andare in una squadra che, in quanto a perfezione, potrebbe resuscitare anche un cadavere, ma è anche vero che sarebbe un peccato per se stessi finire a giocare due minuti a partita pur di restare sul carrozzone a stelle e strisce. Sarebbe allo stesso modo facile cedere ai corteggiamenti del vecchio continente, magari in una competitor di alto livello come l’Olympiakos, ma sappiamo che la scelta al Mago è già andata indigesta: chi glielo fa fare di sudare in Eurolega, che, in queta fase del torneo, ha ritmi ed intensità che Bargnani non vede dagli ultimi playoff giocati (2008, tanto tempo fa)? Povero Andrea, se di sporcarsi le mani non ha voglia, allora resta l’ultima soluzione: fare le valigie, indossare il miglior completo Armani e scendere a Malpensa. Dodici ore di viaggio, un paio di mesi di ripresa dal jet lag e poi sarà lo stregone indiscusso del Forum, pronto a mostrare, in occasione della post season dell’Olimpia, tutta la sua predisposizione a giocare le partite che contano davvero. Andrea, io ti voglio bene, ma vorrei davvero sapere cosa tu voglia fare da grande.

“Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?” E se te lo dice anche De André…