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Comebacks – Tracy McGrady e la rimonta individuale più irripetibile della storia

“Comebacks” è la nostra rubrica sulle rimonte più incredibili nella storia della pallacanestro. Dopo aver dedicato la prima puntata alla Pallacanestro Biella, con l’epica partita del 2006 sul campo di Cantù, e la seconda all’incredibile rimonta compiuta da Siena nel dicembre 2011, in un match di Regular Season di Euroleague contro il Barça, ci spostiamo nel magico mondo della NBA, parlando di una prestazione che resterà per sempre nella storia del basket mondiale.

Era il 9 dicembre 2004, gli Houston Rockets sfidavano i San Antonio Spurs in un episodio della rivalità I-10 tutta texana (nata nel 1976, che deve il suo nome al fatto che San Antonio e Houston si trovano entrambe sul percorso dell’autostrada Interstate-10) che passerà alla storia. Da segnalare che quegli Spurs si sarebbero laureati campioni dopo le leggendarie Finals del giugno 2005 contro i Detroit Pistons del trio Hamilton-Billups-Wallace, dando avvio all’era, ormai leggendaria, dei Big Three.

Tornando al 9 dicembre 2004, i Rockets sono in striscia positiva da 2 gare e vogliono proseguire nel momento positivo per arrivare alla soglia del 50% di vittorie (il record di Houston, prima di quel match, diceva 8 vittorie e 11 sconfitte) e il 1° quarto sembra far ben sperare, grazie alle giocate di Juwan Howard e a quelle di McGrady (5 rimbalzi e 3 rubate nei 12′ iniziali). Nella seconda frazione la sfida si accende grazie al duello tra Tim Duncan e Yao Ming, che piazzano, rispettivamente, 6 e 10 punti a testa, rispondendosi colpo su colpo con giocate spettacolari e poderose schiacciate e portando il punteggio sul 34-38 in favore dei Rockets prima dell’intervallo, con gli Spurs che non riescono a sfruttare la pericolosità di un Ginobili fino a quel punto letale dall’arco.

Alla ripresa, lo show personale tra Duncan e Ming prosegue e infiamma il match, con il Big-Man degli Spurs che domina i pitturati e piazza 12 punti durante la sua permanenza in campo nel 3° quarto, ben coadiuvato dalle giocate di Bruce Bowen e Devin Brown; dal canto suo, Yao cerca di tenere a galla i Rockets con 10 punti, ma non trova aiuti importanti in alcuno dei suoi compagni di squadra e gli Spurs scappano sul 58-54 a fine frazione. Il 4° periodo è l’apoteosi del basket, se non altro per lo show messo in piedi da T-Mac, che segna i primi due canestri della frazione per riportare il match in parità (58-58), ma poi sbaglia consecutivamente 6 conclusioni (commettendo anche un turnover), permettendo agli Spurs di scappare sul +8 (76-68) a 44 secondi dalla fine del match.

I 37 secondi finali sono semplicemente da antologia. McGrady prima spara la tripla frontale in faccia a Malik Rose, cui Brown risponde con un 2/2 dalla lunetta per il 78-71. A 24” dalla fine del match, T-Mac piazza un’altra tripla, stavolta sfruttando il blocco di Yao e subendo anche il fallo di un incredulo Tim Duncan, allibito dalla capacità di McGrady di realizzare un tiro ad altissimo coefficiente di difficoltà: con il gioco da 4 punti completato, il punteggio recita 78-75 in favore degli Spurs. Duncan cerca di farsi perdonare l’errore sul tiro di T-Mac, con un 2/2 dalla lunetta a 16 secondi dalla fine, ma McGrady realizza un’altra tripla, la terza consecutiva, fuori equilibrio e nonostante la marcatura asfissiante di Bruce Bowen, con 11” rimasti sul cronometro. Il finale è da orgasmo: Devin Brown perde il controllo della palla dopo la rimessa degli Spurs e T-Mac s’invola verso il canestro con una falcata tanto leggera quanto bella; si arresta sul lato sinistro, a metà fra Parker e Barry (che gli piazza prontamente le mani in faccia per non farlo tirare) e realizza la 4° tripla consecutiva, prima di lasciarsi andare in un urlo d’esultanza che rimarrà per sempre nella storia del basket statunitense, con il tabellone che dice: Rockets 81 – Spurs 80.

Per farvi capire l’importanza statistica di quella prestazione, consideriamo solo alcune proiezioni. T-Mac, in quella frazione segnò 0.39 punti al secondo (13 punti in 33 secondi effettivi dalla prima tripla al rilascio dell’ultima): se avesse tenuto quella media, giocando tutti e 48 i minuti, avrebbe realizzato 1134 punti quella notte. Consideriamo, poi, che Kareem Abdul-Jabbar è il miglior marcatore all-time della NBA, con 38.387 punti; se T-Mac avesse tenuto la media di 0.39 punti segnati al secondo anche nelle partite successive, avrebbe battuto il primato di Kareem in circa 1 mese e mezzo di tempo.