Draft 2014: i 3 senior che possono subito avere un ottimo impatto nella NBA

Il Draft NBA negli ultimi anni è diventato sempre più un evento celebrativo degli one-and-done, visti come i salvatori futuri di una qualsivoglia franchigia disastrata. Il 2014 non fa eccezione, anzi, può contare su freshmen di altissimo profilo quali Andrew Wiggins, Jabari Parker e Julius Randle. Questi tre verranno quasi sicuramente chiamati tra le prime cinque scelte assolute. Ma allo stesso tempo il Draft di giugno si distinguerà per la sua profondità di talento e ci saranno anche diversi giocatori di talento che hanno resistito alla tentazione di fare subito il salto e sono rimasti fino all’ultimo anno a sviluppare i rispettivi stili di gioco nella NCAA. Andiamo a vedere tre senior che si sono affermati nel college e son pronti ad avere subito un impatto nella NBA.

DOUG MCDERMOTT, F, CREIGHTON
Ha trascorso gran parte della sua carriera ad accumulare caterve di punti e a dar vita sostanzialmente ad un one-man-show in quel di Creighton. Ha l’equilibrio, la leadership ed ovviamente il talento per diventare immediatamente una minaccia offensiva anche all’interno della NBA. McDermott ha una capacità di far canestro più unica che rara: ha concluso i suoi quattro anni a Creighton con un irreale 45.8% da oltre l’arco. Ma Doug non è solo tiro da tre punti. Grazie alla sua stazza fisica (6’8’’) e ad ottimi fondamentali in post, nella sua carriera collegiale ha fatto registrare un ottimo 59.6% da due. Ed è anche un giocatore che non teme la pressione e dotato di buon quoziente intellettivo: due qualità che gli hanno permesso di perdere appena 1.8 palloni di media nella stagione 2013-14. Ha dimostrato di sapersi caricare tutto il peso offensivo di una squadra sulle sue spalle, quindi non dovrebbe aver problemi a diventare un ottimo role player nella NBA. Alcuni scout mettono in discussione il suo atletismo, ma a diverse squadre non sembra interessare più di tanto: ad esempio il suo gioco dentro-fuori potrebbe avere un grande impatto per i Suns o per i Magic, dove sarebbe il completamento ideale di Victor Oladipo. 

SHABAZZ NAPIER, PG, CONNECTICUT
Alla luce soprattutto di quanto fatto vedere nel Torneo, in cui è stato il dominatore assoluto, Napier potrebbe diventare subito un sesto uomo di lusso all’interno della NBA. Qualcuno nutre dei dubbi sotto l’aspetto fisico ed atletico, ma se nella lega di quest’anno uno come D.J. Augustin è stato in grado di fare ottime cose con i Bulls, non vediamo perché Napier non dovrebbe avere un buon impatto. Le sue qualità tecniche e caratteriali non sono assolutamente in discussione: nella corsa verso il titolo NCAA, ha segnato almeno 20 punti in quattro delle sei partite degli Huskies, ma soprattutto ha mostrato di sapere quando farsi travolgere dalla passione e quando invece ricomporsi e ragionare con grande freddezza. Tutti lo ricordano per i tanti canestri pesanti segnati nella March Madness, ma Shabazz non è un giocatore unidimensionale: lavora duramente anche nella sua metà campo, dove recupera in media 2.1 palloni ogni 40 minuti. Dovrà migliorare il suo ball-handling, ma fin da subito può essere un ottima presa per una squadra che ha bisogno di un giocatore con punti nelle mani che esca dalla panchina. 

CLEANTHONY EARLY, F, WICHITA STATE
Durante la stagione da imbattuti degli Shockers, Early è stato visto come un ingranaggio ben oliato all’interno di una grande macchina. Ma nel Torneo NCAA ha fatto la voce grossa ed i 31 punti realizzati contro la difesa di Kentucky hanno alzato e non poco l’attenzione su di lui. Cleanthony si è distinto innanzitutto per il vasto arsenale offensivo che possiede. Vista la stazza importante (6’8’’ per quasi 100 kg), riesce ad avere la meglio con una certa facilità sui difensori più piccoli. Ha anche una buona capacità di attaccare il ferro e negli ultimi due anni a Wichita state ha lavorato molto per migliorare il suo tiro da oltre l’arco (nell’ultima stagione 16.4 punti di media con il 37.3% da tre). Secondo i maggiori esperti del Draft, verrà scelto verso la fine del primo turno, quindi occhio agli Spurs che se lo potrebbero ritrovare alla n.30: è uno di quei giocatori dall’atletismo, dal profilo basso, dalla comprensione del gioco e dall’etica del lavoro che tanto piacciono a Popovich.