Ecco perché Kyle Anderson è un regalo che la NBA ha lasciato agli Spurs

Le altre franchigie della NBA devono essere un po’ sadiche, per lasciare arrivare alla numero 30 un giocatore come Kyle Anderson. La storia del Draft ci ha insegnato che difficilmente gli Spurs sbagliano una scelta nell’era di R.C. Buford e tutto ci fa pensare che anche venerdì notte sono riusciti a portarsi a casa un giocatore spaventoso, soprattutto in relazione alla posizione in cui l’hanno chiamato, l’ultima del primo giro.

Che cosa ci porta a pensare che Anderson sarà la steal di questo Draft? Innanzitutto iniziamo dai numeri, che sono sempre abbastanza significativi: a 20 anni, nell’ultima stagione il prodotto di UCLA ha viaggiato con 14.6 punti, 8.8 rimbalzi, 6.5 assist e 1.8 recuperi. Come si evince dalle statistiche, è il più puro esempio di point-forward, ovvero di ala che gioca da regista. Ciò che lo rende veramente speciale sono appunto le sue prodigiose capacità di passaggio e visione di gioco, che lo hanno reso il giocatore più divertente ad affascinante da guardare nell’ultima stagione della pallacanestro collegiale. E’ un prospetto unico in questo Draft, in quanto combina abilità di passaggio con quelle di rimbalzo, con percentuali da tre punti e con una sconfinata intelligenza cestistica. In prospettiva, queste qualità lo rendono un ingranaggio perfetto per il sistema degli Spurs. Volendo fare un paragone stesso all’interno della franchigia texana, è una sorta di Boris Diaw con forse maggiore talento.

Volete un esempio pratico della sua efficacia? Quando ha affrontato nel torneo della Pac-12 la quarta scelta assoluta Aaron Gordon, considerato uno dei migliori difensori del Draft 2014, lo ha letteralmente fatto impazzire con il suo stile di gioco perennemente in controllo, mettendo a referto 21 punti, 15 rimbalzi e 5 assist e mostrando che dove manca in esplosività, compensa alla grande con versatilità e quoziente cestistico. A proposito di quoziente cestistico, sapete in quale squadra assume un’importanza eccezionale? Sì, proprio negli Spurs, che pone davanti a tutto il collettivo, il movimento del pallone ed il saper prendere le decisioni giuste. In questo sistema, non è difficile immaginare che Anderson un giorno potrà avere un ruolo importante, soprattutto da facilitatore di gioco ed in quanto capace di difendere su diversi ruoli.

Vorrei sottolineare però “un giorno”. Popovich notoriamente è un allenatore che non affida subito minuti importanti ai rookie. Anche perché gli Spurs non sono ancora in modalità ricostruzione, ma sulla carta hanno davanti a loro un’ultima corsa al titolo. Con ogni probabilità, su Anderson non ci sarà alcun tipo di pressione e aspettativa, se non quella di studiare e comprendere il sistema degli Spurs, in modo da rientrarci quando sarà il momento. In prospettiva, è particolarmente interessante quello che potrebbe fare la coppia Kawhi Leonard-Kyle Anderson. Anche se in teoria giocano nello stesso ruolo, sono in realtà molto compatibili per caratteristiche: il primo è uno di quei giocatori che sa fare bene tantissime cose, ma non è un gran passatore, anzi le cose migliori le produce quando ha la possibilità di tirare piedi per terra o di buttarsi dentro; il secondo invece è così versatile e passatore che potrebbe togliere tanto peso offensivo dalle spalle di Leonard, consentendogli di concentrarsi sulle cose che sa far meglio in attacco, oltre che sulla marcatura dell’uomo più pericoloso degli avversari.

Il resto del roster futuro degli Spurs prenderà forma nel tempo: potrebbe benissimo comprendere due prospetti stranieri scelti precedentemente, come Livio Jean-Charles e Davis Bertans, oltre che uno o due giocatori già affermati, considerato lo spazio salariale che i texani avranno a disposizione nel 2015. In ogni caso, c’è un’ottima probabilità che Anderson riuscirà ad inserirsi nel sistema e a diventarne un elemento importante. Perché, alla fine dei conti, la pallacanestro è soprattutto uno sport per persone intelligenti, e lui lo è senza ombra di dubbio.