NBA

Ecco perché Steph Curry è l’evoluzione di Steve Nash

curry nash

8 dicembre 2007. Il general manager dei Suns, Steve Kerr, parte con lo scout Bruce Fraser (attualmente uno dei coach dei Warriors, ndr) in direzione Anaheim, California, per cogliere l’occasione di vedere dal vivo Steph Curry affrontare UCLA con la sua Davidson. L’incontro è senza storia, dato che viene dominato dai Bruins. Ma Kerr e il suo braccio destro hanno occhi solo per il figlio di Dell: «Non disputò una gran partita – ha svelato qualche anno più tardi l’attuale allenatore dei Warriors – eppure guardai Bruce e gli dissi che questo ragazzo sarebbe potuto essere il nuovo Steve Nash. Steph era tanto piccolo fisicamente, quanto bravo con il pallone tra le mani. Ci innamorammo di lui non solo per il suo ball-handling e per le sue capacità di tiro, ma anche per l’intelligenza cestistica e la spavalderia con cui scendeva in campo. Quella fu la prima volta che lo vidi dal vivo e pensai che era destinato a fare cose speciali. Magari non credevo che sarebbe diventato l’MVP della NBA, ma ero fermamente convinto che aveva tutte le carte in regola per essere una point guard di alto livello».

Partiamo da questo episodio per trovare il primo punto in comune tra Curry e Nash. Quest’ultimo, proprio come Steph, ha trascorso la sua carriera collegiale in un piccolo ateneo, Santa Clara, e non godeva di particolare stima da parte degli scout. Entrambi erano visti come giocatori di talento e dalla spiccata creatività, ma con importanti limiti fisici, che facevano la differenza a livello NCAA in parte grazie al fatto di essere i leader indiscussi delle rispettive squadre. Erano molto più di questo: nessuno dei due era la classica stella un po’ arrogante del college basketball che pensa solo a se stesso e al modo di attirare l’attenzione del piano superiore, bensì erano due giocatori estremamente talentuosi e allo stesso tempo umili, che sapevano essere dei veri leader all’interno delle loro squadre, e non semplicemente quelli più forti e che quindi hanno il predominio. Alcuni chiamavano Davidson “la squadra che porta i blocchi a Steph Curry”, eppure quest’ultimo ha sempre avuto un ottimo rapporto a livello umano con i propri compagni, che venivano trattati assolutamente alla pari dal figlio di Dell. A memoria si fa fatica a trovare qualcuno che abbia giocato con Nash o con Curry e che non si sia trovato bene con loro dal punto di vista umano.

Questo è un aspetto importante, che li rende entrambi degli “eroi positivi” a 360 gradi. Ma di certo quello che più li accomuna è il modo di esprimersi in campo. Molti addetti ai lavori ritengono che Curry abbia portato ad un livello superiore il modo di giocare con cui Nash ha strabiliato per tanti anni la NBA. All’apparenza potrebbe apparire un paragone tecnico poco attendibile, perché nell’immaginario collettivo il canadese è visto come uno dei più grandi “veri” playmaker, ma non dimentichiamoci che stiamo parlando anche di uno dei migliori tiratori che si siano mai visti. Steve era una point guard strabiliante dal punto di vista offensivo, in grado di leggere perfettamente le situazioni e comprendere quando giocare per la squadra e quando invece prendere l’iniziativa, ben sapendo di poter far male indifferentemente da dentro e fuori l’arco dei tre punti. Non è affatto una follia dire che Curry abbia preso a modello lo stile di gioco di Nash, compreso il ball-handling e le capacità di tiro, e lo abbia evoluto in maniera del tutto personale, estendendo di almeno 10 piedi il suo “range” e aumentando ulteriormente la velocità di esecuzione di qualsiasi tipo di giocata.

Lo scorso dicembre, il leggendario playmaker canadese ha speso delle belle parole per Steph, che sanno tanto di investitura ufficiale in qualità di suo successore: «Lo fa sembrare facile, ma i tiri che prende sono pazzeschi. Le sue possibilità sono infinite. Non mi piace inserirmi in questi discorsi, ma ha portato quello che facevo io ad un altro livello. Nel corso della storia ci sono stati tanti grandi tiratori, ma i tiri che prende Curry sono una rivoluzione. A prescindere dalla sua efficienza, che tra l’altro è davvero notevole».