NBA Rio 2016

El Gasolismo

Photo Credits: FIBA.com
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Quando è importante vincere, la Spagna sa che potrà sempre contare sul suo Alfiere di punta. Un giocatore che, a quanto sembra, ama particolarmente esaltarsi contro la Lituania a prescindere da quale sia la competizione; un giocatore che non fallisce quasi mai con la Roja – Mondiale 2014 escluso, ma allora in panchina non c’era Sergio Scariolo, coach voluto fortemente dallo spogliatoio delle Furie Rosse dopo la parentesi non certo positiva di Juan Antonio Orenga – e che trova sempre il modo per far soffrire le squadre avversarie. Il 109-59 con cui la Spagna surclassa la Lituania – per quanto i lituani fossero già certi della qualificazione – rappresenta la seconda peggior sconfitta nella storia dei lituani ai Giochi Olimpici, dopo il -51 subito dal Dream Team ai Giochi Olimpici di Barcellona 1992 (finì 127-76 per gli USA), nonché la miglior vittoria di sempre per la selezione spagnola (sempre all’interno dell’Olimpiade). E già questo dato basterebbe per far capire quanto la prestazione della Spagna sia maiuscola; tuttavia, non si potrebbe comprendere a pieno il risultato senza parlare, almeno un po’, delle giocate di Pau Gasol.

Ebbene, se nel calcio abbiamo il cholismo come teoria filosofico-tecnico-pallonara per modo di giocare dell’Atletico Madrid allenato da Simeone, per me nella pallacanestro, non certo da ieri, esiste “el Gasolismo”, ovverosia quella situazione poetico-cestistica per cui il lungo catalano domina, sempre e costantemente, qualsiasi avversario. Ieri è toccato a Valanciunas e Sabonis, due che in fase offensiva la palla non l’hanno praticamente mai vista grazie al lavoro di costanti raddoppi spagnoli vicino a canestro e alla presenza del totem Pau, finalmente cattivo e reattivo anche in fase difensiva. Perché ciò che colpisce, almeno stavolta, non è lo show offensivo, il classico clinic, quanto piuttosto l’attitudine difensiva e il body language di un giocatore che, per lo meno nelle prime tre partite, era sembrato molto nervoso e quasi mentalmente scarico, incapace di infondere fiducia e consapevolezze in un gruppo da tutti accreditato come unico rivale di Team USA anche nell’edizione 2016 dell’Olimpiade estiva. L’energia, i raddoppi, le letture difensive di Gasol costringono Valanciunas a chiudere con 0/6 al tiro e 0 punti (ma 10 rimbalzi, di cui 5 offensivi) una delle peggiori partite della sua carriera; il lituano soffre costantemente la presenza di Gasol e non riesce ad essere incisivo nemmeno quando Scariolo decide di richiamare in panchina il fenomeno degli Spurs per mettere in campo Hernangomez, un giovane che in Gasol e Reyes sta trovando maestri dai quali imparare praticamente tutto del manuale del buon centro.

Se la difesa funziona, è chiaro che di conseguenza anche in attacco si possano fare faville, poiché la Spagna è squadra da transizione, come poche altre in questo torneo olimpico. Lo sarebbe anche la Lituania, poiché Mantas Kalnietis ha dimostrato di dare il meglio di sé quando può correre e attaccare il ferro – ieri il giocatore di Milano è stato il migliore tra le file dei lituani, con 16 punti e 2 assist -, ma la pressione costante sul portatore di palla avversario attuata dagli spagnoli già a centrocampo ha mandato in confusione la cabina di regia lituana. Dicevo dell’attacco, aspetto del gioco in cui Gasol fornisce un altro clinic di pallacanestro a neofiti ed esperti, stavolta valorizzando il pick&pop tanto caro a Scariolo (ricordate Cook-Bourousis nell’esperienza del primo anno milanese del coach bresciano?). 5/5 da tre punti, tre triple consecutive per aprire la ripresa e risultato in cassaforte, con Valanciunas sempre in ritardo a uscire sul perimetro e palla che praticamente non muove nemmeno la retina quando si infila nel cesto. Il tutto giocando solamente 23 minuti, che bastano a Gasol per diventare il terzo miglior marcatore nella storia dei Giochi Olimpici e spodestare dal podio il brasiliano Wlamir Marques, bandiera di quel Brasile che vinse due bronzi olimpici consecutivi (Roma 1960 e Tokyo 1964) e due Mondiali (Cile 1959, Brasile 1963).

Clinic offensivo, dominio difensivo. Sono questi i pilastri essenziali del “gasolismo”, di quella teoria tutta cestistica che vede in Pau Gasol l’emblema di una Nazionale in cerca di rilancio dopo le sconfitte con Croazia e Brasile e la vittoria, non certo esaltante, contro la Nigeria. Il secondo posto è ancora alla portata, potenzialmente raggiungibile con una vittoria contro l’Argentina, altrimenti si dovranno concretizzare incroci di risultati per stabilire la classifica finale del Gruppo B. Considerando che gli spagnoli non hanno più chances di ottenere il primo posto, potrebbero arrivare terzi in caso di sconfitta contro l’Argentina se la Nigeria dovesse battere il Brasile e la Lituania dovesse regolare la Croazia. Eppure vi è ancora lo spauracchio dell’eliminazione: in caso di sconfitta con l’Argentina, se il Brasile dovesse superare la Nigeria relegherebbe la Spagna al 5° posto finale, con un’eliminazione che avrebbe del clamoroso. Gasol e compagni sanno di essere all’ultima chiamata e la vittoria con l’Argentina potrebbe non essere uno scoglio insuperabile, considerando che i latinoamericani sono già matematicamente qualificati. Eppure, i motivi per seguire la sfida risiedono, principalmente anche se non unicamente, in un altro capitolo del gasolismo, questa volta da mettere in scena davanti ad una coppia di ali che sembra vivere una seconda giovinezza in questo torneo olimpico, ovverosia Nocioni-Scola.