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Giocare in NBA a 37+ anni: tra chi è vecchia gloria e chi è intramontabile

end of an era

L’età è un qualcosa con cui prima o poi tutti i giocatori professionisti devono fare i conti. C’è chi proprio non riesce a reggerne il peso e, dopo aver superato i fatidici 30, non riesce ad andare avanti per molto, e chi invece prosegue oltre i 35, anche se con risultati e fortune alterne. Quest’anno sono 13 i giocatori di 37 o più anni ad aver messo piede in campo almeno una volta in questa regular season. Andiamo a vedere chi sono e soprattutto come stanno andando.

IL CASO PARTICOLARE DEGLI SPURS – Quando si parla di vecchietti che ancora spiegano pallacanestro, è impossibile non riferirsi ai texani. I quali in questo momento hanno all’interno del roster i due giocatori più anziani ancora in attività nella NBA, Andre Miller e Tim Duncan, oltre al solito Manu Ginobili, che a 38 anni ha appena recuperato in tempi record da un particolare infortunio al testicolo ed è tornato a dare una mano importante alla sua squadra. Approdato solo un paio di settimane fa alla corte di Popovich, il 39enne Miller è ancora uno in grado di dare un buon contributo, grazie alla sua esperienza e alla sua sconfinata intelligenza cestistica: l’8 marzo Pop gli ha concesso 25 minuti contro i Timberwolves e lui ha risposto con 13 punti (5/6 dal campo, 1/1 da tre), 5 assist e 2 rimbalzi, dimostrando di non essere ancora alla frutta e di voler dare tutto alla causa per provare a vincere il titolo. L’altro 39enne degli Spurs è uno che ormai non ha più bisogno di presentazioni: Tim Duncan è una vera e propria leggenda vivente ma, pur non avendo più nulla da dimostrare, ha ancora la voglia di allenarsi e di giocare duramente per mettersi al dito un altro anello. Ovviamente sta viaggiando con numeri nettamente inferiori a quelli dello scorso anno, ma pur sempre dignitosi (8.5 punti, 7.4 rimbalzi, 2.9 assist, 1.3 stoppate in 25 minuti di media): numeri che però non fanno poi così tanto testo nel caso di Timmy, visto che stiamo parlando di uno che fa ancora tutta la differenza del mondo dal punto di vista difensivo e della leadership.

L’INTRAMONTABILE DIRK – Quando l’America si accorgerà di quanto è stato grande questo giocatore europeo, sarà sempre troppo tardi. Stiamo parlando di uno che non è stato solo un vincente, senza tra l’altro la necessità di unirsi con altre superstar, ma che è diventato una vera e propria icona dei Mavericks, tanto da accettare qualsiasi cosa per il bene della squadra. Oltre a questo, è un professionista esemplare anche a 37 anni e ciò si riflette in campo, dove sa ancora essere tremendamente efficace e decisivo. In poco più di 30 minuti di media, Nowitzki sta viaggiando con 18.0 punti (45.4% dal campo, 38.4% da tre, 89.2% dalla lunetta), 6.6 rimbalzi, 1.7 assist e solo 1.2 turnover. E’ soprattutto grazie a lui, se Dallas è anche quest’anno in piena lotta per i playoffs.

KOBE – Solo uno come Bryant poteva avere la forza mentale per superare i gravissimi infortuni che ne hanno in parte rovinato il finale di carriera, ma non costretto totalmente alla resa. A 37 anni e con la consapevolezza di non poter essere più quello che trascina i Lakers ai playoffs, indipendentemente da chi sono gli altri membri della squadra, Kobe ha deciso di tornare per la sua ventesima e ultima stagione in NBA. Il #24 gialloviola sta scendendo in campo sempre con grande dignità, pur dovendo lottare con continui acciacchi e soprattutto i problemi ad una spalla. E più si avvicina la fine della regular season, più ha voglia di lasciare bene la lega: proprio stanotte ha offerto una splendida prova nell’ultima sfida con LeBron, realizzando 26 punti con il 68.8% dal campo, che rappresenta la più alta percentuale fatta registrare da Kobe negli ultimi 5 anni. Tra l’altro, non sono stati 26 punti qualsiasi, ma un vero clinic della pallacanestro secondo Bryant: chiedere a LeBron per conferme.

C’ERANO UNA VOLTA LE SUPERSTAR – Partiamo da Paul Pierce, giunto ormai all’età dei 38. Dopo l’ottima stagione nella capitale, in cui ha più volte fatto la differenza in favore dei Wizards con la sua esperienza nel clutch time, “The Truth” ha ritrovato Doc Rivers a Los Angeles, sponda Clippers, dove però sta avendo un impatto minore: per la prima volta in carriera, sta viaggiando sotto la doppia cifra alla voce punti (5.8) e con una percentuale dal campo inferiore al 40% (34.6%), ma va comunque detto che il suo minutaggio si è abbassato drasticamente, anche in relazione a quello della scorsa stagione (da 26.2 a 17.8 minuti, con 26 apparizioni su 57 in uscita dalla panchina). Insomma, Pierce ha dovuto abbracciare l’idea di un ruolo minore rispetto a quello a cui si era abituato anche lontano da Boston, dato che era stato uno dei leader di Nets prima e di Wizards poi. Quando arriveranno i playoffs, però, attenzione a non commettere l’errore di darlo per finito: noi scommettiamo che abbia ancora qualche cartuccia da sparare, d’altronde stiamo parlando di un giocatore competitivo come pochi altri nella storia.
Chi vi scrive, si permette di dirvi che forse Kevin Garnett avrebbe fatto bene a ritirarsi qualche anno fa. A quasi 40 anni e con 21 stagioni alle spalle (questa in corso è la numero 22 per lui), ormai KG non ha più nulla da dare alla NBA: per un giocatore delle sue caratteristiche, l’età pesa davvero tanto. Probabilmente la sua scelta di continuare è più da leggere come la volontà di voler dare una mano a Sam Mitchell nella costruzione di una Minnesota competitiva tramite l’esempio e l’esperienza che può trasmettere ai giovani talenti della franchigia.
A Memphis, invece, c’è il 39enne Vince Carter che ovviamente non è più tra i giocatori di punta della NBA, ma non è nemmeno una “vecchia gloria”: piuttosto è un uomo che ha ancora stimoli importanti e che ha avuto la bravura di accettare una nuova dimensione, quando ha capito di non poter più essere una superstar. Tra le fila dei Grizzlies, Carter sta dimostrando di essere un giocatore ancora in grado di regalare belle prestazioni e alcune schiacciate alla sua maniera, soprattutto nell’ultimo mese e mezzo, in cui i tanti problemi di infortuni di Memphis hanno condotto ad un maggior minutaggio di Vince, che ha segnato almeno 15 punti in 5 delle ultime 11 partite, pur giocando in media poco più di una ventina di minuti.

GLI ALTRI – Per completezza di informazione, ci sembra giusto almeno nominare gli altri over 37: sono Chris Andersen, Elton Brand, Jason Terry, Pablo Prigioni e Nazr Mohammed.