NBA

“Hack-a-Drummond”: fioccano record negativi. Quando cambierà questa regola assurda?

In una serata in cui James Harden ha messo a referto una tripla-doppia da 33 punti, 17 rimbalzi e 14 assist, senza però riuscire ad evitare la sconfitta dei Rockets per 123-114 contro i Pistons, la notizia principale purtroppo riguarda il regolamento della NBA. Stanotte, infatti, il famoso “hack-a-player” ha raggiunto vette inesplorate: Andre Drummond ha avuto a disposizione la bellezza di 36 tiri liberi, convertendone solamente 13: i 23 che ha sbagliato rappresentano un nuovo record negativo della NBA, dato che ha superato sia Wilt Chamberlain (8/30 nel 1967) che DeAndre Jordan (12/34 lo scorso 30 novembre).

In particolare, il centro dei Pistons è andato in lunetta per 28 volte in soli 9 minuti e 6 secondi di gioco nel secondo tempo, e la cosa più assurda è che i Rockets hanno inserito K.J. McDaniels con lo specifico compito di fare fallo: per l’esattezza ne ha commessi 5 nei primi 9 secondi del terzo quarto, una cosa senza precedenti e che onestamente ci fa storcere non poco il naso. Adesso qualcuno potrebbe giustamente dire che Drummond, così come Howard e Jordan, giusto per citare altri due giocatori particolarmente soggetti a questa strategia dell’”hack-a-player”, potrebbe anche imparare a tirare meglio i liberi, ma parliamoci chiaramente: questa non è pallacanestro, nessuno vuole vedere una partita in cui il gioco viene fermato ad ogni azione.

La NBA è pur sempre un prodotto votato all’intrattenimento e al divertimento degli spettatori e vedere una squadra mandare in lunetta un giocatore avversario per 28 volte nel giro di 9 minuti scarsi non è il massimo, almeno per quanto riguarda lo spettacolo. Tra l’altro, l’”hack-a-Drummond” non ha prodotto alcun reale beneficio per i Rockets ai fini del risultato finale, dato che hanno comunque rimediato una sconfitta. Forse Houston avrebbe fatto meglio ad impegnarsi di più in difesa, piuttosto che a provare ad utilizzare una strategia di basso livello, per quanto essa sia permessa dal regolamento. Ormai sono diversi anni che si discute dell’argomento, ma ancora non sono stati presi provvedimenti: chissà se dopo una serata del genere la NBA continuerà a ritenere consona questa regola, o se invece proverà a rimuoverla, o quantomeno a modificarla, in modo da garantire un prodotto più spettacolare, ma soprattutto una pallacanestro più godibile.