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Havlicek Stole The Ball!

John Havlicek
John Havlicek
John Havlicek

Quelli che finiscono la gara sono più importanti di quelli che la cominciano” è una massima che ormai conoscono tutti e che fu coniata da Red Auerbach per esaltare le capacità di John Havlicek che fu probabilmente il più grande capolavoro del coach-gm dei Boston Celtics nelle scelte al draft NBA.

Da anni i Celts dominavano la NBA e regolarmente dovevano andare a pescare giocatori in fondo al draft quando i migliori prospetti erano già stati scelti e perciò Auerbach andava a pescare giocatori sottovalutati dagli scout per andare a rimpolpare il suo roster di veterani, con questo suo metodo aveva pescato Satch Sanders, un ragazzo timidissimo di New York che era talmente impaurito dalla NBA che aveva deciso di non passare pro ma andare a lavorare alla Tuck Tape Company per esser poi convinto da Auerbach ad almeno provarci.

Nell’anno del ritiro di Bob Cousy, un giornalista di nome Curt Gowdy aveva bisbigliato all’orecchio di Red il consiglio di recarsi ad Ohio State per vedere un ragazzo che pareva statisticamente un giocatore di contorno alle spalle della super stella Jerry Lucas “C’è un ragazzo laggiù che pare avere un motore nel culo”.

Si chiamava John Havlicek, era figlio di un con negoziante di origini ceche, ma i compagni lo chiamavano Hondo in onore di un film di John Wayne. Havlicek non era un giocatore in grado di impressionare un occhio non allenato: magrissimo “Un filo di vento lo fa cadere via…” e portava degli occhiali alla ragionier Filini fuori dal campo tanto che senza doveva strizzare gli occhi per vedere, aveva orecchie a sventola ed un taglio di capelli che enfatizzava la sua gran testa quadrata.

Ma agli occhi di Auerbach pareva un gran giocatore: anche se il gioco dei Buckeyes era solo improntato a servire Jerry Lucas, Havlicek difendeva come un ossesso e correva senza sosta. Aveva perciò grandi speranze di prenderlo alla fine del primo giro per farne uno specialista difensivo da far uscire dalla panchina. Come previsto nessuno si filò Havlicek ed i Celtics lo presero indisturbati.

Non essendo un giocatore del quintetto il veterano Frank Ramsey consigliò al rookie di sedersi in panchina vicino ad Auerbach senza mettersi la tuta mostrandosi pronto ad entrare. Quando stava in panchina Hondo si riempiva letteralmente di adrenalina e Red, che la vedeva lunga, spesso ritardava il suo ingresso per caricarlo ancor di più. Quello che Auerbach invece non aveva inizialmente compreso era che Havlicek aveva anche un talento offensivo che il sistema di Ohio State aveva celato: dotato di un buon tiro piazzato e soprattutto in perenne movimento rapidamente diventò il secondo realizzatore della squadra rivoluzionando il concetto di “sesto uomo”.

Chamberlain accerchiato dai Celtics
Chamberlain accerchiato dai Celtics

Più a sud il basket NBA era tornato nel 1963 a Philadelphia dopo che la migrazione dei Warriors verso San Francisco aveva privato “the City of Brotherly Love” di una franchigia NBA, Ike Richman, avvocato locale ed amico personale di Wilt Chamberlain, aveva però creato una cordata ed acquistato i Syracuse Nationals, in fase di dismissione ed in vendita, portando la squadra a Phila e rinominandola 76ers. E nella stagione 1964-65 aveva pure riportato a Philadelphia il suo amico Wilt Chamberlain ormai in guerra aperta con Sam Mieuli, owner dei Warriors.

E Chamberlain, da sempre in lotta coi suoi coach, avendo sopportato solo McGuire ed Hannun, si ripresentò a Phila pieno di buone intenzioni cercando di non far palesare il suo disprezzo per coach Dolph Schayes che già odiava da avversario quando come centro di Syracuse cercava di irritare “The Stilt” con i suoi sporchi trucchetti per irritare l’iroso e ben più talentuoso avversario: Chamberlain riteneva Schayes inadeguato, molle e senza carattere ma si sforzò di non farlo capire a coach, compagni e media.

Ed in questa sorta di Pax Augustea i Sixers volavano sino a diventare la vera alternativa al dominio di Boston ed Est. Ma appena addentro ai playoff  Chamberlain rilascia un’intervista-sfogo a Sports Illustrated intitolata “My Life in un Bush League” in cui The Stilt non solo attacca arbitri, owners ignoranti (con particolare enfasi su Mieuli) ma anche allenatori incompetenti descrivendo Dolph Schayes come uno “con cuore morbido ed uno sguardo di lanaSchayes è così tenero che se qualcuno in panchina lo guarda storto lui subito lo rimette in campo magari al posto di qualcuno che sta giocando meglio”.

Richman che era non solo il proprietario ma anche l’avvocato di Chamberlain è basito ma decide di querelare il giornale tentando di difendere sia i Sixers che il suo assistito, lo spogliatoio è distrutto mentre Schayes decide di far finta di nulla (forse un poco tender lo era…) per il bene della squadra.

Nonostante l’inopportuna uscita della loro stella i 76ers giungono in finale dove li attendono come sempre gli imbattibili Boston Celtics reduci da sette titoli NBA negli ultimi otto anni di cui sei consecutivi.

Ne scaturirà una delle serie più belle della storia del basket.

Bill Russell stoppa
Bill Russell stoppa

Serie che giunge a gara 7 da giocare al Boston Garden dove i Sixers trovano il solito ambiente infernale. Innanzitutto il custode del Garden, fa trovare il loro spogliatoio in condizioni impossibili, infatti egli aveva il vezzo, quando contava, o di aprire le finestre dello spogliatoio ospite permettendo all’aria gelida del Massachussetts di penetrare oppure di alzare la temperatura dei caloriferi a livello di clima tropicale, per poi andare a vantarsene cogli altri addetti del palazzetto. Poi c’erano i famosi dead spots dell’altrettanto famoso parquet incrociato del Garden in cui la palla semplicemente non rimbalzava ed i giocatori locali portavano gli avversari verso quelle paludi mortali.

Ed i tifosi locali, era l’epoca in cui la NBA non era stata ancora edulcorata, pronti a rovesciare insulti e bicchieri di birra sui giocatori avversari.

Questa drammatica gara finale significava in pratica vincere il titolo NBA poiché i Los Angeles Lakers, che avevano vinto la western conference, erano senza Elgin Baylor che poche settimane prima si era fratturato la rotula e con un Jerry West stremato dall’impresa di trascinare i Lakers in finale.

I Celtics prendono un vantaggio iniziale ma i Sixers rientrano e vanno al riposo sopra di un punto, la ripresa prosegue sul filo del rasoio così ad un minuto dal termine Boston è sopra di tre punti. Ma Chamberlain, che aveva segnato gli ultimi quattro punti di Phila, realizza un canestro a cinque secondi dal termine portando il distacco ad un solo punto. I Sixers pressano a tutto campo ed il leader nonché uomo più esperto dei Celtics va a rimettere dal fondo, Bill Russell prende la palla e la sua idea è di servire un compagno il più lontano possibile dal proprio canestro per fare in modo che anche in caso di palla persa i Sixers saranno poi costretti ad un tiro impossibile. Chet Walker gli si mette davanti e cerca di oscurargli il campo con le sue lunghe leve. A quell’epoca i canestri del Boston Garden erano stabilizzati da dei tiranti ed un paio salivano al soffitto mentre altri scorrevano verso le tribune superiori e da sempre i giocatori avevano il timore di colpirli, Russell lancia la palla sopra le mani di Walker e clamorosamente colpisce un tirante con l’arbitro Earl Storm che subito fischia decretando la rimessa a favore dei 76ers. Russell ci rimane di sasso. Per qualche secondo non riesce nemmeno a muoversi mentre coach Schayes chiama immediatamente time out ed Auerbach sta inseguendo Storm protestando perché a suo dire Walker era fuori dal campo con i piedi.

Havlicek ha capito tutto sulla rimessa decisiva
Havlicek ha capito tutto sulla rimessa decisiva e si stacca dal suo uomo

Quando Russell giunge in panchina Red Auerbach sta chiedendo ai suoi giocatori che cosa intendono fare.

Auerbach era giunto a gara 7 stremato e stanchissimo. Fumava dannatamente troppo e si alimentava malissimo con Hot Dog a colazione ed altre porcherie, era consumato dallo stress e stava cominciando a considerare seriamente il suo ritiro dalla posizione di head coach.

I suoi giocatori però lo guardano e non dicono nulla ed allora Auerbach si limita ad urlar loro di difendere duro e non far fallo. “E state attenti a Wilt, naturalmente..!

Infatti tutti nel Boston Garden, persino il malefico custode, sono convinti di una cosa: la palla arriverà a Wilt Chamberlain.

O meglio ci sono solo due persone che non la pensano così: coach Dolph Schayes e lo stesso Wilt the Stilt.

Il coach vuole fare una magata tattica e disegna uno schema con Chamberlain sotto canestro per l’eventuale rimbalzo offensivo mentre il suo miglior tiratore Hal Greer deve fare la rimessa, passarla a Chet Walker e poi rientrare in campo a sfruttare un blocco di Johnny Kerr per tirare o passare la palla a Chamberlain in post basso.

Wilt invece non vuole ricevere la palla perché sa che in quel caso i Celtics avrebbero commesso immediatamente fallo costringendolo ad affrontare sulla sirena in modo drammatico il suo demone personale: i tiri liberi, da dove tirava con 41% in quella stagione.

Quelli che finiscono la gara sono più importanti di quelli che la cominciano” ed in quel momento John Havlicek è in campo. Sfruttando la sua intelligenza nota la strana posizione dei Sixers in campo e soprattutto nota che Walker gli dà le spalle e non può vederlo. Walker apre il braccio e Hondo capisce da come si muove Greer che sta per passargli la palla con un passaggio morbido e lento. Havlicek fa due passi verso l’ala dei Sixers ed inizia a contare mentalmente quando Greer riceve palla. “Cinque… quattro… tre…due… uno” ed a quel punto si lancia verso Walker.

Il Garden è un delirio.

La palla lascia la mano di Greer e vola arcuata verso Walker ma è lievemente corta.

Havlicek stole the ball!
Havlicek stole the ball!

Anche Havlicek sta volando verso la palla e la tocca col braccio indirizzandola verso Sam Jones che si lancia palleggiando verso l’altra metàcampo.

Johnny Most il broadcaster dei Boston Celtics, che aveva un tono rauco a causa delle numerose sigarette “English Oval” che si fumava, aveva tre livelli di voce: il livello uno era la sua voce normale, il livello due era quella eccitata, il livello tre era un urlo selvaggio.

In quel momento era a livello quattro urlando al microfono “HAVLICEK STOLE THE BALL!… HAVLICEK STOLE THE BALL!… JOHNNY HAVLICEK STOLE THE BALL!!!”.

I Sixers assistevano distrutti ed ancora una volta Chamberlain non aveva vinto il titolo NBA nonostante il suo dominio in campo. Assisteva alla corsa di Sam Jones impietrito. Mentre i Celtics se ne andavano in finale a vincere il loro settimo titolo consecutivo.

Ma le urla di Most al microfono divennero talmente iconiche che per anni i bambini di Boston giocando al campetto o sognando la NBA nel loro canestro attaccato sul muro continuarono ad urlare “Havlicek stole the ball!”.