Corsa all'MVP NBA

Il 50-40-90 più clamoroso di sempre potrebbe essere quello di Steph?

Che i numeri non dicano tutto lo abbiamo ripetuto più volte, ma cercare di analizzare qualche statistica potrebbe rappresentare un giochino interessante con cui passare un malinconico pomeriggio di gennaio: perciò, proviamo a prendere in considerazione cifre, sparse qua e là, sul cammino di Steph Curry fino a questo punto della stagione, riferendoci particolarmente a una voce su tutte.

50-40-90 – Questa è la voce che ci interessa in questo caso, perché finora Curry è il giocatore a viaggiare con almeno 50% dal campo, 40% da tre punti e 90% ai liberi e a segnare più punti di media (30.3 a partita) tra tutti i giocatori che hanno chiuso una stagione da 50-40-90. Ricordo che per entrare in questa speciale classifica, durante una Regular Season NBA un giocatore deve aver realizzato almeno 300 canestri dal campo, 82 triple e 125 tiri liberi, pertanto quando nelle graduatorie trovate il 2007/2008 di José Calderon sappiate che il play spagnolo non sarebbe meritevole di entrare in classifica poiché in quella stagione realizzò “solamente” 109 tiri liberi, sedici in meno di quelli richiesti come base minima per un calcolo effettivo delle varie percentuali. Tornando a Steph Curry, il funambolo di Golden State potrebbe essere il primo giocatore a chiudere una stagione con un potenziale 50-40-90 dalla stagione ’12/’13, quando a riuscirci fu Kevin Durant con 51% dal campo, 41.6% da tre punti e 90.5% ai liberi, segnando peraltro 28.1 punti in 38.5 minuti di media a partita. Davanti a Durant, per punti realizzati di media in una Stagione Regolare chiusa con un 50-40-90 ci fu solamente il Larry Bird annata ’87/’88, con il fenomeno dei Celtics che chiuse a 29.9 punti a partita (52.7% dal campo, 41.4% da tre punti e 91.6% ai liberi) in 75 partite giocate a una media di 39 minuti a match. Curry? Finora sta facendo addirittura meglio dei due giocatori sopracitati: 30.3 punti di media, tirando con il 51.3% dal campo, il 45.6% da tre punti e il 91.3% ai liberi.

Numeri pazzeschi, se si considera che Curry gioca mediamente 33.8 minuti a partita (quasi cinque in meno del Durant versione 2013) e in 43 partite giocate ha già realizzato qualcosa come 430 canestri, di cui 210 triple (su 461 tentativi), e 231 liberi (su 253). Se tutti questi numeri non bastassero a colpirvi, considerate poi le selezioni di tiro del numero 30 in maglia Warriors: Curry tenta quasi 11 triple a partita (10.7) e 19.5 conclusioni dal campo di media, realizzando canestri che un altro fenomeno NBA probabilmente non riuscirebbe nemmeno a immaginare. Il concetto di “rivoluzione del gioco” non sembra poi essere così azzardato per classificare la stagione cui tutti stiamo assistendo, eppure una piccola pecca c’è. Rispetto al Durant “versione 2013”, infatti, Curry non riuscirà ad andare in doppia cifra per punti in ogni singolo match stagionale, poiché nella sfida contro Denver del 2 gennaio 2016 ha messo a referto solamente 5 punti (3/11 al tiro), mentre KD andò in doppia cifra in tutte le 81 partite della stagione chiusa con un 50-40-90.

Che cosa manca al fenomeno Steph? Probabilmente qualche rimbalzo, per poter superare in tutto e per tutto rivali come Durant e Bird nelle loro annate da 50-40-90: KD nella stagione ’12/’13 chiuse a 7.9 rimbalzi di media a partita, mentre Bird nell’87/’88 fece addirittura meglio con 9.3 di media; Curry in questo fondamentale sembra essere lontano anni luce, con 5.3 rimbalzi di media finora, ma vederlo primeggiare anche in questo darebbe il colpo definitivo alla pallacanestro, portandola a identificarsi totalmente e indistintamente con il funambolo da Akron.