NBA

Il clutch time: alla scoperta della kryptonite di Danilo Gallinari

Trascinati dal solito duo Durant-Westbrook, i Thunder hanno ottenuto il quinto successo consecutivo, imponendosi sul campo dei Nuggets per 110-104. Nonostante gli insoliti tiri aperti sbagliati, che si sono tradotti nel 21% da oltre l’arco, OKC è cresciuta nel corso dell’incontro e in particolare nel secondo tempo, in cui ha fatto cedere le resistenze di Denver. Alla quale non è bastato il solito contributo realizzativo di Danilo Gallinari, autore di 27 punti con 10/21 dal campo e 4/9 da oltre l’arco in 39’.

La stella italiana sta facendo registrare il suo miglior periodo di forma all’interno della NBA, dato che ha messo a referto almeno 20 punti in 8 delle ultime 9 partite, viaggiando così con numeri da giocatore importante (24.2 punti, 5.3 rimbalzi e 2.1 assist in 35.6 minuti di media), che sta attirando su di sé anche maggiori attenzioni difensive da parte delle altre squadre. In questo momento, l’unico neo importante del Gallo è inerente alle difficoltà mostrate nell’ultimo quarto, in particolare nelle partite punto a punto, come lo era quella di stanotte.

Già lo scorso novembre coach Mike Malone aveva evidenziato il fatto che Danilo spesso partisse fortissimo nelle prime fasi della gara, salvo poi dare un contributo minimo, se non addirittura nullo, a livello realizzativo nella seconda parte. Stanotte, ad esempio, ha segnato 10 dei primi 12 punti dei Nuggets, arrivando all’intervallo già a quota 20. Nell’ultimo quarto, però, si è visto pochissimo, con soli due punti in 8’ (a cui vanno aggiunti una stoppata subita, una palla persa e un layup sbagliato) e i Nuggets guarda caso hanno perso.

E’ singolare come nel corso di questo mese Gallinari stia infilando un ventello dietro l’altro, senza però avere realmente un impatto determinante quando più conta. Stiamo parlando, infatti, di un giocatore che nelle ultime nove partite, ovvero da quando è iniziato il nuovo anno, viaggia con 8.9 punti di media nel primo quarto (51.1% dal campo, 53.3% da oltre l’arco); 4.8 nel secondo, in cui però gioca meno minuti (6.4) e tira comunque con ottime percentuali (54.5% al tiro, 44.4% da tre); 7.8 nel terzo con il 47.8% dal campo e il 28.6% dalla lunga distanza; 2.6 nell’ultimo, in cui gioca mediamente 6.7 minuti, senza però avere un reale impatto (solo 2.3 conclusioni tentate con il 14.3% al tiro e nessuna tripla segnata).

Volendo analizzare anche i numeri del clutch time, ovvero degli ultimi 5 minuti delle partite in cui lo scarto tra le due squadre è di massimo 5 lunghezze, emerge che Gallinari non è riuscito a realizzare neanche un canestro dal campo nelle ultime sei volte in cui si è trovato in tale situazione. Ovviamente non è nostra intenzione mettere neanche lontanamente in dubbio il talento di Danilo, che in questo momento è la massima rappresentanza della pallacanestro italiana, e sta anche giocando la sua miglior stagione individuale in NBA. C’è differenza, però, tra l’essere un ottimo giocatore e uno che fa la differenza quando conta: il Gallo ha un talento enorme, ma i Nuggets hanno bisogno di una sua maggior incisività nei momenti cruciali delle partite.

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  • C’è da dire, a sua parziale discolpa, che nell’ultimo quarto la palla gli arriva poco… E quando gli arriva è raddoppiato subito. È per questo motivo che serve un supporting cast decente che punisca questi raddoppi. Nella partita contro i Thunder avrebbe pure segnato una tripla da distanza siderale nel cosidetto clutch time, ma gli arbitri hanno erroneamente fischiato a Faried di aver pestato la linea di fondo! Se poi Harris, Arthur e l’indisponente (ma giovane) Mudiay fanno una serie scandalosa di errori vari, mica è colpa sua!