NBA

Il fatto della settimana NBA – A Ovest si contendono le ultime posizioni mentre a Est si tirano le somme

West – La battaglia per l’ottavo posto

Ormai è chiaro: a Ovest ci sono quattro squadre (Dallas, Portland, Utah e Houston) per tre posti, gli ultimi che la griglia della Western Conference è in grado di offrire. Ieri notte, manco a farlo apposta, abbiamo assistito a due scontri diretti che hanno visto i Blazers imporsi sui Mavericks (rivincita dopo l’overtime di due sere prima) e gli Utah Jazz sbancare il Toyota Center di Huoston. Le quattro franchigie ora sono lì, in quell’angusto spazio che in America si dice “di una partita e mezzo” (le vittorie che separano la prima dall’ultima del gruppo). Jazz e Blazers dopo le rispettive vittorie di mercoledì sono subito incappate in una sconfitta  ma l’impegno era quasi proibitivo: trasferta in back to back contro i Thunder per Utah e contro i Clippers nel caso dei Trail Blazers, i quali peraltro hanno perso solo all’ultimo tiro. Il calendario delle quattro squadre è quasi identico per difficoltà, tutte dovranno confrontarsi soprattutto con squadre da Playoff (le partite “semplici” sono davvero poche, possiamo dire 2 o 3); nessuna avrà un finale di stagione in discesa da questo punto di vista e noi, in qualità di spettatori neutrali, ce ne rallegriamo perché vuol dire che da questo momento vedremo solo partite intense, tese e verosimilmente combattute fino all’ultimo quarto. Sinceramente non ho idea di chi arriverà a giocarsi la post season tra queste formazioni, però mi sembra che ci sia una grande differenza che divide le due squadre texane dalle due del Nord-ovest e non è solo la Division di appartenenza. Mi riferisco infatti alla struttura e alla futuribilità dei roster: da una parte abbiamo due squadre molto giovani, con un grande margine salariale in vista dell’anno prossimo, che non hanno mai disputato un singolo turno di Playoff e che sono in costante crescita; dall’altra due formazioni esperte (per non dire ‘vecchie’), con un margine salariale molto ridotto, un passato di numerose apparizioni alla post-season e una crisi che dura  a fasi alterne dall’inizio dell’anno. Insomma due contesti antitetici che, a mio avviso, non hanno speranze contro le corazzate dell’alta classifica (forse con l’eccezione dei Thunder che comunque partirebbero da strafavoriti) ma che devono avere le idee chiare sul loro futuro: si continua la crescita nell’anno prossimo, con più esperienza e magari qualche free-agent in più per quanto riguarda Jazz e Blazers, si ricostruisce smantellando un gruppo vecchio e stanco nel caso di Mavs e Rockets. Il tutto ovviamente escludendo sorprese che nello sport si possono sempre verificare.

East – Il caso ‘Bucks’

Siamo come detto nel rush finale della Regular Season e mentre per alcuni la mente è già ai Playoff, per altri è giunto il momento di tirare le somme di una stagione che tra due settimane sarà irrimediabilmente finita. Mi riferisco ai Milwaukee Bucks, i quali sono praticamente a un passo dall’impossibilità matematica di arrivare ottavi ad Est. Eppure i Bucks erano considerati ad inizio anno una delle possibili ‘squadre-rivelazione’ del 2015-2016, complice la passata stagione nella quale i cerbiatti riuscirono contro i pronostici ad agguantare la post-season. Ecco, la ‘squadra-rivelazione’ probabilmente lo sono, in negativo però. Già perché nonostante la bassissima età media il roster allenato da J.Kidd è indubbiamente da prime otto posizioni ad Est, anche considerato il grande arrivo dal mercato estivo di G.Monroe. Il caso dei Bucks tuttavia è piuttosto complesso perché, ad esempio, statistiche alla mano la stagione parrebbe incoraggiante: Middleton si conferma un gran realizzatore (18,3 ppg con il 40,5% da tre), Antetokounmpo è semplicemente mostruoso, J.Parker si è ripreso bene (13,3 ppg con quasi il 50% dal campo), Bayless e Carter-Williams viaggiano in doppia cifra di media e lo stesso Monroe segna 15,7 ppg conditi da 9,3 rimbalzi e il 52% al tiro. Tutte cifre confortanti eppure l’annata di Milwaukee è decisamente da dimenticare, perché i Playoff erano un imperativo e questa Eastern Conference quasi priva di cosiddette ‘corazzate da titolo’ offriva una ghiotta opportunità di provare la scalata (perché no?) anche fino alla finale dell’Est. Invece niente, l’anno è di transizione e il futuro di Kidd è inevitabilmente a rischio. Dico inevitabilmente perché, come spesso accade in questi casi è l’allenatore il primo a saltare, anche perché, come detto, la squadra rimane molto giovane e ancora ricchissima di potenziale.

Eppure licenziare Kidd non so se potrà comportare grandi vantaggi ai biancoverdi, che forse, banalmente, non erano ancora pronti per sbocciare.