NBA

Il fatto della settimana NBA – Clamoroso a Oklahoma City!

Los Angeles Lakers v Oklahoma City Thunder - Game Five

Il fatto della settimana NBA è semplicemente clamoroso: gli Oklahoma City Thunder eliminano al secondo turno della Western Conference i favoriti San Antonio Spurs. Senza paura di smentita si può catalogare quanto accaduto giovedì notte a OKC un impresa. Un impresa che forse è destinata ad entrare nella mitologia NBA in quanto questa serie di Playoffs potrebbe essere anche l’ultima di Tim Duncan e Manu Ginobili, le due icone (assieme a Popovich e T.Parker) della squadra più vincente degli anni duemila. Se davvero i due compagni nero-argento si dovessero ritirare (il rischio è molto concreto, tanto che già l’anno scorso si parlava di ‘ultimo ballo’) allora finirebbe davvero una dinastia capace di restare nell’elite della Lega per quasi un ventennio e di vincere numerosi titoli (non so quale dei due traguardi sia più impressionante). Attenzione però, finirebbe un ciclo, come detto il più vincente dei nostri tempi (e forse di sempre se ne consideriamo la durata), ma non finirebbero gli Spurs. San Antonio è una franchigia ormai solidissima, forte di una dirigenza, di un allenatore e quindi di un sistema di gioco e di pensiero senza eguali nell’NBA; oltretutto ci sono già le basi per un ciclo successivo: K.Leonard e L.Aldridge sono già da quest’anno le nuove colonne portanti della squadra. Popovich rimarrà e come lui anche molti elementi preziosi del roster non credo siano destinati a partire, Insomma le premesse per un nuovo ciclo di San Antonio ci sono eppure sappiamo tutti che anche solo andare vicino a quanto fatto da Tim e Manu sarà un impresa semi-impossibile.

Ma torniamo ai Thunder e alla loro grande vittoria. Oklahoma è lampante che si trovi dov’è adesso grazie al suo magico duo Westbrook-Durant e anche questa serie è lì a dimostrarlo: da loro passa ogni cosa, a cominciare dall’attacco che, da sempre, è il punto di forza sia del numero 0 che del numero 35. Russel e Kevin sono stati grandiosi, da una parte l’energia perpetua e incontenibile del primo, il quale si è dimostrato sotto controllo per quasi tutta la serie e (udite udite) anche nei possessi decisivi non ha perso lucidità come purtroppo molte volte gli abbiamo visto fare, dall’altra la capacità silenziosa e incantevole di KD di mettere a referto anche 30 punti senza fartene quasi accorgere: non tira molto, non forza molto, ma segna e non puoi farci niente perchè è 2.11 e gioca ala. Insomma Westbrook è il motore di OKC, che spinge tutta la partita a velocità proibitive, tenendo il ritmo sempre alto e favorevole all’attacco dei Thunder; Durant è invece la benzina che non manca mai perchè proprio quando l’attacco va in riserva di punti eccolo lì, pronto a costruirti un parziale anche da solo contro tutti. In poche parole il duo al suo meglio di sempre, almeno per me.

Detto questo arriviamo ad analizzare il secondo vero motivo per cui OKC andrà a sfidare tra poco i Warriors in finle di Conference: gli ‘altri’. Gli altri chi sono? Ovviamente i compagni, quelli che vengono definiti poco simpaticamente ‘la spalla’ o ‘i gregari’ delle due star. Ebbene proprio i gregari hanno saputo garantire per tutta la serie quel supporto che forse in tutti questi anni (tranne nel 2012 ma c’era il barba) è mancato al magico duo: mi riferisco alla copertura a rimabalzo, alla gran difesa di squadra e individuale, alla capacità di segnare quando smarcati e in sostanza a fare tutte quelle cose che in gergo tecnico vengono definite ‘piccole’ ma che ormai sappiamo ti permettono di vincere le partite. Mai come in questa serie i Thunder hanno potuto contare su un reparto lunghi solidissimo (il migliore della Lega a mio avviso, almeno in difesa): fatto da Ibaka e Kanter, ottimi in difesa e soprattutto prolifici in attacco, e il sorprendente S.Adams che ha letteralmente controllato i tabelloni durante la serie mettendo anche qualche punto, spesso con inchiodate di rara potenza. Passiamo agli esterni: D.Waiters, Il sesto uomo di questa squadra per la sua capacità di realizzare (anche forzando in momenti critici) uscendo dalla panchina; A.Roberson, monumentale nella difesa 1vs1 su Leonard (mica noccioline) e basterebbe questo se non che in gara 6 si è concesso pure il lusso di segnare 14 pesanti punti; R.Foye, un giocatore (non me ne voglia) sul quale in pochi avrebbero scommesso ma che si è dimostrato più che affidabile quando chiamato in causa e la sua stoppata su Green è da applausi.

Menzione d’onore per coach B.Donovan, al suo primo anno in NBA dopo una vita al College si permette di eliminare senza il fattore campo gli Spurs più forti di sempre (stando alla R.Season): esiste un esordio migliore?