NBA

Il fatto della settimana NBA – I Jazz non si fermano più, così come i guai dei Bulls

East – Tutti i guai di Chicago

Tempi duri per i Chicago Bulls, reduci da una decina di giorni che rischiano di orientare in negativo la loro intera stagione. Perse cinque delle ultime sei gare ma la mazzata vera e propria è l’infortunio

al ginocchio di J.Butler: si parla di almeno quattro settimane di stop per il capocannoniere (22,4 p a gara) della franchigia dell’Illinois. Il povero Jimmy non poteva fermarsi in un momento peggiore, infatti i suoi compagni, già orfani per il resto del campionato (così si dice) dei due titolari Noah e Mirotic avevano già imboccato una spirale negativa (nelle ultime 17 partite solo 5 W) che al momento li vede sprofondati al settimo posto della Eastern Conference, ad una partita di distacco dai Pistons e con Charlotte nona ma in rimonta.

L’unica nota lieta è il ritorno di M.Dunleavy che prenderà subito il posto di Butler in quintetto, ma i Bulls in questo momento sono in mezzo ad una tempesta e devono assolutamente salvare la nave rimanendo attaccati al settimo-sesto posto fino al ritorno del numero 21. Se invece affonderanno al di sotto dell’ottava posizione probabilmente Hoiberg verrà licenziato e potrebbe prendere corpo l’ipotesi di smantellare la squadra prima della fine del mercato. Due ipotesi catastrofiche, alla quale Chicago non era certo preparata visti i piani di inizio stagione, ma che al momento fanno molta paura. Le due colonne portanti della formazione rosso-nera adesso più che mai devono essere P.Gasol (autore fin qui di una stagione sontuosa considerati gli anni e la fatica degli europei appena vinti) e D.Rose, che fin qui non ha brillato ma non si può nemmeno dire che abbia deluso. I vari McDermott, Gibson, Snell, Hinrich e lo stesso Dunleavy potranno dare un buon contributo ma non prendersi la squadra sulle spalle per portarla fuori da quello che a mio parere è il momento più difficile della franchigia dai tempi del primo Thibodeau.

Questa notte in casa contro Atlanta sarà subito un banco di prova importante per i Tori.

West- Le sette sinfonie Jazz

Nel selvaggio West a volte capita che una squadra riesca a mettere insieme una striscia di vittorie. Diciamo sette, per esempio. Solo che di solito gli autori di tali prodezze sono i primi della classe (Warriors, Spurs o al limite Thunder e Clippers), ovvero quelle formazioni che possono contare su una rotazione profonda, un sistema di gioco collaudato e una o più supersar in grado di prendersi la responsabilità nei momenti più delicati. Ebbene, questa settimana parliamo di una clamorosa eccezione: gli Utah Jazz.

Forse lo saprete già, ma la squadra di Salt Lake City non possiede (al momento) nessuna di quelle tre prerogative sopraindicate, ad eccezione del gioco, collaudato già a partire dalla scorsa stagione, ma ancora in fase di sviluppo (coach Snyder sta disputando appena la sua seconda stagione). Infatti

se guardiamo al roster dei Jazz non troviamo né una cosiddetta superstar (Hayward è un ottimo giocatore ma non al livello dei 12 che si affronteranno questo weekend a Toronto) né tantomeno una rotazione “da Playoffs”. Non scherziamo, in quintetto partono R.Neto (rookie brasiliano sconosciuto ancora a tutti i non addetti ai lavori) e R.Hood (sophomore che si sta affermando quest’anno) accanto alle tre certezze della squadra Hayward, Favors e Gobert (che sono ancora giovanissimi); in panchina l’unico giocatore di cui avrete sentito parlare (sempre se non seguite l’NBA meticolosamente) è T.Burke, per il resto troviamo i vari Ingles, Booker, Withey, Lyles, Johnson, Pleiss… Insomma tutti giocatori al primo, secondo, massimo terzo anno che in quasi tutte le squadre della Lega faticherebbero ad entrare nei convocati e che invece nello Utah si stanno ritagliando i loro minuti, aumentando di rendimento partita per partita e obbedendo ai comandamenti massimi della franchigia mormona: spirito di sacrificio, massima intensità difensiva e un attacco ordinato, senza prime donne.

Di tutte le sette vittorie quella di ieri sera a Dallas è chiaramente la più significativa, sia perché si tratta di uno scontro diretto sia per le difficoltà oggettive della trasferta. L’obbiettivo legittimo a questo punto diventa il quinto posto occupato da Memphis, che proprio oggi ha annunciato di aver perso “a tempo indefinito” M.Gasol.