NBA

Il fatto della settimana NBA – I rapporti tra Lebron e i Cavs, il record dei Warriors e i problemi dei Lakers

East – Alta classifica – La risposta dei Cavs a Lebron

Giunti ormai alla quarta settimana della Regular season NBA non è più possibile ignorare tutto quello che sta succedendo in Ohio, più precisamente a Cleveland, dove risiedono i Cavaliers di sua maestà Lebron James. Per la verità non sta succedendo niente che non fosse previsto alla vigilia del campionato: ovvero un giocatore (devo specificare quale?) che da solo garantisce una posizione di alta classifica (ad oggi Cleveland è prima nella East) e un sistema di gioco più che affidabile, indipendentemente dai quattro giocatori che gli potete mettere vicino. Già perché “il sistema” è una conseguenza del suo gioco (inteso come il gioco di Lebron, le decisioni che decide di prendere all’interno di una partita) e da lui deriva, non viceversa come per tutti gli altri. Ma questa è un’altra storia, già ben nota peraltro.

Nel corso della passata settimana sono successi due fatti che possono dirci molto sul futuro della squadra giallo-amaranto. Il primo è avvenuto nel dopo partita di Cavs-Pistons: una sconfitta che non è stata digerita dal Boss e dal suo braccio destro (intesi come James e D.Blatt), che hanno prontamente strigliato la squadra, invitando tutti a dare di più, perché il fatturato del 23 non si discute, ma per puntare all’anello c’è bisogno di una squadra al suo fianco che sia in grado di levargli un po’ di responsabilità in determinati momenti della partita. Se volessimo esprimerci con il linguaggio dello spogliatoio, diremmo che tutti i giocatori sono stati caldamente invitati a tirare fuori una parte del loro corpo molto delicata…Il secondo fatto è stata la risposta dei suddetti giocatori; una risposta positiva (per ora) che ha garantito ai Cavs di vincere agevolmente le ultime tre gare giocate, in particolare quella contro Atlanta, rematch della finale a East dello scorso anno e partita molto importante per mandare un segnale a tutta la NBA.

Nelle prossime due settimane si attende l’esordio di K.Irving, la Lega è avvisata.

East – Bassa classifica – New York, New York!

I Knicks sono ancora nella bassa classifica dell’East (decimi) nonostante un positivo bilancio di 8 vittorie e 7 sconfitte, ma la sensazione è che siano in piena crescita. Prima del brutto ko contro Miami della scorsa notte, la squadra di D.Fisher veniva da quattro vittorie filate, delle quali due in back to back a OKC e Houston. Numeri che a NY mancano da qualche anno e solo per il fatto che questi Knicks siano stati in grado di metterli insieme dopo sole 15 partite secondo me non è una cosa di poco conto. E’ chiaro che stiamo parlando di piccoli traguardi, ma ricordiamoci che questa franchigia viene da due stagioni imbarazzanti, dove la squadra, in perenne ricostruzione, non ha mai mostrato nulla di positivo al di fuori del solito Carmelo, che peraltro nella scorsa stagione si è pure infortunato. Il mercato di quest’anno sembrava aver dato qualche speranza ai tifosi della Grande mela, ma viste le prime partite viene da dire che i nuovi Knickerbokers possano superare le attese. L’uomo del momento è chiaramente lui: Porzingis, l’enorme ragazzone di soli vent’anni (!) in grado di fare ogni cosa possibile nel ruolo di lungo. Ciò che stupisce di più è la sua totale mancanza di timore nell’affrontare, alla sua età, un campionato NBA giocando a New York; sembra già prontissimo per questo livello e ha margini di crescita enormi.

A mio avviso un secondo elemento di grande importanza per i blu-arancio è l’atteggiamento di C.Anthony: sempre meno solista e sempre più uomo squadra; per adesso non sta mai forzando più del necessario, fa le scelte giuste e si affida ai compagni, una scelta non esattamente scontata visto il livello medio che lo circonda (che è cresciuto rispetto agli altri anni ma rimane ancora basso) e i suoi precedenti di egoismo. Per ora, quella di Melo è una scelta che sta pagando.

West – Alta classifica – La più vera delle vittorie dei Warriors

Se per caso ieri avessi avuto ancora qualche dubbio su quale squadra a Ovest fosse da inserire in questa sezione dell’articolo, la vittoria numero 16 di Golden State (con conseguente record NBA di vittorie consecutive a inizio stagione) non mi ha lasciato alcuna possibilità di scelta. La squadra del momento in America era e rimane quella della Baia di S.Francisco. Per dirla tutta la vittoria contro i Lakers (sui quali stendiamo un velo pietoso) non ha avuto una grande risonanza se non per il fatto del record di vittorie iniziali. La partita dove invece i Warriors hanno dato una schiacciante dimostrazione di forza è stata quella del 19 Novembre a Los Angeles, non contro i Lakers bensì contro i più temibili concittadini dei Clippers. Clippers che non solo vengono considerati assieme agli Spurs i principali rivali di Golden State a Ovest, ma ne sono anche i nemici giurati, vedi le innumerevoli scaramucce intercorse in questi anni tra i giocatori delle due franchigie. Insomma quella di Giovedì scorso era La partita, dove tutta la NBA attendeva di vedere i campioni in carica al loro banco di prova più importante: difendere la loro imbattibilità, in trasferta contro la squadra che più di ogni altra desiderava interromperla. Il big match dello Staples Center si è dimostrato tale:

LA mette all’angolo i campioni e affonda fino al +25, ma Steph (40 punti) guida un incredibile rimonta nel quarto periodo e i Warriors impattano il 124-117 finale. Incredibile. Tra tutte le 16, questa è stata senza dubbio la vittoria di maggior valore, dimostrazione di un momento di forma semi-irripetibile per Curry e i suoi. Se per caso non foste ancora persuasi, la sera dopo rientrano alla Oracle Arena e battono Chicago, quindi Denver il 22 e i Lakers ieri per il record. Se andiamo avanti di questo passo si giocherà per il secondo posto, il primo è ipotecato.

West – Bassa classifica – Il capro espiatorio dei Lakers

In precedenza sono stato clemente dicendo che sui Los Angeles Lakers bisogna stendere un velo pietoso e quindi non affondare il dito nella piaga. Spiacente per i tifosi giallo-viola ma è arrivato il momento di alzare il suddetto velo per tentare di rendere manifesti i molti problemi che affliggono la seconda squadra più vincente della NBA.

In ordine di interesse mediatico non si discute, il primo male che affligge i Lakers è K.Bryant (una frase che a leggerla fa effetto); il contratto miliardario, la percentuale di tiro mai così bassa, le palle perse e le sue stesse dichiarazioni di colpevolezza per l’incresciosa situazione non lasciano dubbi: il problema è lui.

Il tutto non è proprio vero a mio avviso, Kobe infatti è il problema più evidente e più semplice dei Lakers, il classico capro espiatorio sul quale è facile scaricare le colpe assolvendosi dalle proprie. Non dico che vedere il “black mamba” in queste condizioni sia normale vista l’età e i passati infortuni, ma di sicuro è comprensibile e, quindi, scusabile (non fosse che la sua carriera da sola basterebbe per assolverlo in formula piena da qualunque errore, specialmente in casa Lakers). Ci sarebbe la questione del contratto e lì devo ammettere che i tifosi Lakers non hanno tutti i torti ad incolparlo, ma per rispetto al cinque volte campione glissiamo l’argomento. Tutti gli altri Lakers invece, che come ho detto prima tentano di assolversi da soli o per merito delle facili critiche di massa, è chiaro che in questa faccenda hanno delle grosse responsabilità, per esempio: L.Williams (miglior sesto uomo dell’anno scorso) non ha mai inciso e sta tirando con un misero 34,8% dal campo; N.Young, R.Kelly e M.Huertas non stanno dando il minimo contributo dalla panchina; Hibbert si limita a fare il proprio compitino; J.Randle e D.Russell sono troppo discontinui (ma sono rookie e quindi li scusiamo) e infine il buon B.Scott non sembra aver trovato la benchè minima soluzione a tutto questo. La squadra non è fenomenale, ma nemmeno può essere considerata la peggiore della Lega dopo Phila come dice la classifica.