NBA

Il fatto della settimana NBA – Il buon momento (inatteso) dei Pistons e dei Grizzlies

East – I Pistons sono da corsa?

Continua l’altalenante stagione dei Detroit Pistons, i quali appena sembrano risorti cadono prontamente nel baratro e viceversa. La scorsa settimana pare (ribadisco: pare) che i rossoblu del Michigan abbiano trovato un buon assetto di squadra, riuscendo ad integrare il nuovo arrivato Tobias Harris. Attorno all’ex lungo dei Magic si era improvvisamente venuta a creare un’insolita quanto ingiustificata (parere mio) aspettativa. Infatti Harris è sicuramente un giocatore giovane (23 anni) dal grande potenziale che probabilmente è più funzionale di Ilyasova e Jennings (le contropartite dello scambio) per i piani dei Pistons, ma da lì a dire che sia stato uno scambio più che azzeccato ce ne passa. Tra l’altro Ilyasova e Jennings sono tutt’altro che giocatori finiti (hanno rispettivamente 28 e 26 anni), ad ogni modo lo scambio è stato fatto e per adesso Detroit sembra giovarne visto che a fronte delle due sconfitte post-trade sono arrivate ben quattro vittorie in fila. Ecco poi ci sarebbe la netta sconfitta di ieri a San Antonio, ma non fa testo (gli Spurs a casa loro quest’anno li possono battere, forse, solo i Warriors). Dicevo, quattro vittorie in fila e per giunta convincenti: su tutte il 96-88 a Cleveland, la quale è un po’ in crisi ma bisogna sempre batterla, e la vittoria meritata contro Toronto per 114-101. Ora se riesci nell’impresa di dare 10 punti o quasi alle prime due squadre ad Est qualcosa vorrà dire. Adesso Detroit potrebbe sognare in grande e aspirare fino al quarto posto, distante 4 partite, oppure ricadere in qualche crisi psicologica fino ad uscire dalla zona Playoffs (Bulls e Wizards sono a ridosso di una sola partita). Ad Est quest’anno non ci sono certezze, ai Playoffs andranno le otto squadre che sapranno essere più continue da qui alla fine della Regular Season. Detroit è tra queste?

West – I “redivivi” Grizzlies

Forse la scelta vi stupirà ma questa settimana la squadra che più mi ha impressionato, positivamente s’intende, sono i Memphis Grizzlies. La squadra del Tennessee infatti sta riuscendo nell’insperata impresa di vincere senza Marc Gasol. D’accordo i conti vanno fatti alla fine e lì verranno fatti, però andiamo ad analizzare bene quello che sta succedendo. Prima di tutto voglio ricordare di quale razza di giocatore stiamo parlando: un All-star a tutti gli effetti (anche partito titolare alla gara delle stelle se vi interessa) che fino all’anno scorso era considerato senza esitazioni il ‘miglior centro dell’NBA’, nonché il perno di Memphis grazie alla sua difesa (ha vinto anche il titolo di Miglior difensore dell’anno), ai suoi punti e ai suoi assist, si perché a discapito della stazza il fratellino di Pau la fa andare via benino la palla. Dunque a fronte di tale perdita i ragazzi di Dave Joerger hanno vinto sei partite su nove giocate privi dello spagnolo. A mio avviso è un grande segnale soprattutto se sei una squadra di Western Conference.

Apro una piccola parentesi: permettetemi di fare un brevissimo elogio al numero 15 dei Grizzlies. Vince Carter nonostante i suoi venerandi 39 anni continua a stupire per la voglia e la professionalità che applica a questo gioco, la Vinsanity esiste ancora! Chiusa parentesi.

A metterci del loro in questo momento positivo di Memphis sono soprattutto Randolph e Conley, i veterani (e top scorer) della squadra, ma la mano che non ti aspetti la stanno dando le seconde linee: Barnes, Chalmers, i nuovi arrivati Stephenson e Hairston, il sorprendente JaMychal Green e infine il redivivo (altro che Di Caprio) Chris Andersen. Anche per lui è il caso di dire “esiste ancora!?”. L’ex Miami sta facendo il suo sgomitando lì sotto per quelli che sono (purtroppo) gli ultimi rimbalzi della sua pittoresca carriera. Memphis sta viaggiando ma la stagione è ancora lunga e ad Ovest a distrarsi e precipitare in classifica è questione di un attimo. Non distrarti Memphis!